Maria Paola Cocchiere è agronoma e paesaggista, specializzata nella progettazione di giardini e nel restauro dei parchi di dimore storiche. Il suo percorso professionale unisce competenze scientifiche, architettura del paesaggio, cura del patrimonio storico e attenzione ai temi contemporanei della biodiversità, del cambiamento climatico e dell’inclusività.
Il sito web di Maria Paola Cocchiere è stato progettato per raccontare con chiarezza questa identità professionale e per valorizzare la qualità del suo lavoro attraverso un’esperienza digitale elegante, intuitiva e coerente.

Il progetto digitale
Ho progettato la User Experience (UX) e la User Interface (UI) del sito web di Maria Paola Cocchiere, garden designer specializzata nella progettazione di spazi verdi su misura.
Il progetto si è concentrato sulla creazione di un'esperienza di navigazione chiara e di un'identità visiva elegante, capace di valorizzare la qualità e la creatività del suo lavoro.
Ho definito l'architettura dell'informazione, l'organizzazione dei contenuti e un'interfaccia moderna, intuitiva e completamente responsive, facilitando la presentazione dei progetti e il contatto con nuovi clienti.
Obiettivi di UX e UI
- Creare un'esperienza di navigazione chiara.
- Costruire un'identità visiva elegante.
- Valorizzare la qualità e la creatività del lavoro di Maria Paola Cocchiere.
- Organizzare i contenuti in modo intuitivo.
- Presentare i progetti in maniera efficace.
- Facilitare il contatto con nuovi clienti.
- Garantire un'interfaccia completamente responsive.
Informazioni sul progetto
| Categoria | UX / UI / Web / Responsive |
|---|---|
| Ruolo | Lead UX/UI Designer |
| Tipo di Progetto | Cliente diretto |
| Tags | UX Research, UI Design, Web |
Un’identità professionale tra agronomia e architettura del paesaggio
Agronoma e paesaggista, specializzata nella progettazione di giardini e nel restauro di parchi di dimore storiche.
La scelta professionale di Maria Paola Cocchiere è in sintonia perfetta con una parte dell’identità di Varese.
Sono i parchi e i giardini a segnare le sue scelte.
Sant’Ambrogio è stato il suo punto di partenza per estendere poi la propria crescita personale e professionale all’Europa con in testa la Francia.
Elegante, a tratti austera, si coglie bene il suo stile dalle frasi utilizzate per presentarsi sul suo sito parlando del lavoro.
«Sono agronoma, iscritta all’ordine degli agronomi di Varese, specializzata nella progettazione di giardini e nel restauro dei parchi storici.
«Dopo il liceo socio-psicopedagogico a Varese sono andata a Milano, alla facoltà di Scienze agrarie, poi a Torino per la laurea magistrale in Architettura del paesaggio.
Ho proseguito con un master di secondo livello in cura, gestione e valorizzazione di parchi e aree archeologiche, e poi con un master internazionale all’Università di Versailles, sul patrimonio e il paesaggio.
Ero l’unica italiana.
Formazione e crescita internazionale
Il percorso di Maria Paola Cocchiere parte dalla formazione agronomica e si sviluppa attraverso l’architettura del paesaggio, la gestione del patrimonio verde e il restauro dei giardini storici.
«Ce ne sarebbero tantissimi.
Penso a Maria Chiara Pastore, la mia tutor di ricerca al Politecnico di Milano, dove ho lavorato sulla costruzione di piattaforme digitali per la gestione del verde urbano nei 133 comuni della Città metropolitana: mi ha dato un’impostazione scientifica rigorosa.
Poi il direttore del master di Versailles, e Chiara Santini è professoressa ordinaria di storia dei giardini e dell’architettura del paesaggio all’École nationale supérieure de paysage di Versailles.
Quella di Versailles è una delle scuole più riconosciute al mondo per il restauro dei giardini storici, e molti professionisti italiani sono passati di lì.
Varese, il paesaggio e il valore dei giardini storici
«Varese ti dà tanto e dimostra tanto.
Pensiamo alle ville storiche, ai sette laghi, ai parchi: c’è un verde che ha un valore enorme anche dal punto di vista paesaggistico.
Me ne sono resa conto davvero quando i miei colleghi francesi venivano qui e se ne innamoravano.
Poi c’è un aspetto che mi ha sempre attratto: è un lavoro nel bello, dove dietro ogni giardino, ogni villa, ci sono storie e personaggi.
«Varese è la mia città, è dove vivo, dove ho la mia famiglia.
E come consigliera comunale ci sono molto legata.
È una città in cui credo profondamente, ed è questo che mi ha spinto a impegnarmi nell’amministrazione.
«Non è mai abbastanza, si può sempre fare di più.
Detto questo, ricordo che in passato fu prodotto un documento importante, che poneva l’accento sulle caratteristiche identitarie di Varese: il paesaggio, le ville storiche, il sistema dei laghi.
Credo che qualcosa si stia facendo e che ci sia la volontà di andare nella direzione giusta.
«Le ville storiche, i giardini, ma devo aggiungere una cosa: non si può ragionare solo su questi luoghi di eccellenza.
Il restauro dei parchi storici
«Faccio una precisazione: mi sono specializzata nel restauro, non nella progettazione di nuovi spazi.
E c’è una differenza fondamentale.
Come diceva una mia professoressa: la mano del buon restauratore è quella che non si vede.
Restaurare un parco storico significa custodire qualcosa di prezioso senza voler lasciare un segno a tutti i costi.
Oggi preservare è un gesto altrettanto coraggioso che creare qualcosa di nuovo.
Forse anche più coraggioso.
Detto ciò, il mio lavoro consiste nel recuperare questi luoghi e adattarli al contesto di oggi: la biodiversità, il cambiamento climatico, la necessità di gestire un patrimonio vegetale vivente che muta nel tempo.
03 RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI GIARDINI STORICI - G. Galletti
Biodiversità e cambiamenti climatici
L’incontro dal titolo “Biodiversità: il ruolo della natura nei cambiamenti climatici ” è stato tenuto da Maria Paola Cocchiere, agronomo e architetto del paesaggio.
La biodiversità, il cambiamento climatico e la gestione del patrimonio vegetale vivente sono temi centrali nel recupero contemporaneo dei parchi storici.
La progettazione e il restauro del paesaggio richiedono infatti attenzione alla trasformazione nel tempo degli spazi verdi e alla necessità di adattare luoghi storici alle condizioni del presente.
Dal lavoro professionale all’impegno civico
«Non sono mai stata una persona particolarmente vicina alla politica.
La volontà è nata dal dire: perché no?
Credo che ognuno debba cercare di fare la propria parte, di cambiare le cose anche nel piccolo.
Ho sempre portato avanti la mia professione e i miei studi, ma ho sempre pensato che fosse giusto dare un contributo civico.
I francesi mi hanno insegnato che è giusto esprimere il proprio pensiero, dire se le cose vanno o non vanno.
«Ho mantenuto una continuità sotto il profilo civico, indipendentemente dal contesto in cui mi sono presentata.
L’assemblea che l’ha nominata si è svolta ieri sera e ha eletto i componenti della nuova Consulta: la lista dei giovani amministratori si chiama “Next Generation Anci”.
È stato quasi un “en plein” per le quote rosa la votazione di lunedì per la commissione affari generali, la commissione lavori pubblici e la commissione servizi sociali: unico uomo il presidente Fisco.
Commissioni itineranti e comunicazione dei progetti
«Ho introdotto le commissioni itineranti: portare i commissari direttamente sui luoghi, come abbiamo fatto per l’ex caserma o per il Macello, permette di capire davvero cosa si sta facendo.
Non sempre è facile spiegare a parole un progetto complesso.
Mostrandolo fisicamente, si riesce a trasmettere la reale dimensione di ciò che si sta costruendo.
I cantieri vengono spesso percepiti solo come disagi.
«Portando le persone sul campo, come dicevo.
E poi investendo nella comunicazione: mostrare come la città sta cambiando, rendere visibile il processo.
Ma soprattutto coinvolgere i cittadini, farli sentire parte di questo cambiamento.
«Rispondo che sono in contatto con tutti i consiglieri, che ho sempre accolto ogni richiesta di confronto e che resto assolutamente disponibile.
Il dibattito, per me, non è una cosa negativa: non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, e il confronto può essere utile e costruttivo.
Nel momento in cui si vuole discutere, io ci sono.
Progetti complessi e accessibilità
«Non saprei indicarne uno in particolare: sono tutti complessi, ognuno per ragioni diverse.
La macchina dell’amministrazione pubblica è di per sé complessa, e ogni dossier ha la sua specificità.
La caserma Garibaldi mi ha dato soddisfazione: ricordo l’incontro con la direttrice dell’Archivio del Moderno, fu un momento importante.
Ma dico anche Villa Baragiola: il lavoro di social housing, il modo in cui verrà restaurato il parco, il fatto che questi luoghi potranno essere resi accessibili a utenze diverse, comprese persone con fragilità.
Questo, per una questione di deformazione professionale forse, mi piace molto.
Verde e inclusività nel governo del territorio
Recentemente ha organizzato a Palazzo Estense un workshop sulla fragilità urbana.
«Nasce direttamente dal lavoro sul PGT.
Credo che il nuovo Piano di governo del territorio debba affrontare seriamente due aspetti: il verde e l’inclusività.
Il workshop si inseriva in questa visione.
La cosa che lo ha reso diverso è che non c’erano relatori: l’obiettivo era ascoltare le associazioni, farle parlare davvero tra di loro.
È qualcosa che sento spesso sottovalutato.
«Elementi puntuali e temi più generali.
Erano presenti associazioni di ipovedenti, persone in sedia a rotelle, realtà con fragilità molto diverse.
Abbiamo diviso il lavoro in due gruppi, uno sulla viabilità e i trasporti, uno sui servizi, e dopo circa un’ora di lavoro ci siamo confrontati.
È emerso, ad esempio, il problema delle fermate degli autobus per chi non vede: non vengono comunicate in modo accessibile.
Si è discusso della possibilità di collegare i nuovi mezzi geolocalizzati con sistemi di comunicazione in tempo reale per le fermate.
E poi l’idea di ripristinare una commissione per la rimozione delle barriere architettoniche.

Una città “one health”
«Un PGT che sia rispettoso del verde e il più possibile inclusivo: è un lavoro lungo, che non si conclude in un giorno, ma voglio che lo strumento che lasciamo sia all’altezza di questi obiettivi.
E poi un tema più generale, che mi sta molto a cuore: la necessità di fare rete.
Fare rete significa creare integrazione sociale, rispondere alle nuove fragilità che la società ci presenta.
Le persone vivono sempre più sole, le fragilità aumentano.
Una città “one health”, dove la natura e il paesaggio siano un richiamo a uno stile di vita corretto.