Per quale formaggio è famosa la Sila? Il Caciocavallo Silano DOP

La Sila è famosa soprattutto per il Caciocavallo Silano DOP, uno dei formaggi più rappresentativi dell’Italia meridionale e una delle eccellenze gastronomiche della Calabria.

Il caciocavallo silano è un formaggio semiduro a pasta filata, fatto con latte vaccino, dalla forma inconfondibile a sacchetto o a pera, con la testolina in cima dove passa il legaccio. Il caciocavallo silano è un formaggio a pasta filata DOP prodotto con latte vaccino nell’Appennino meridionale, tra cui la Sila calabrese, stagionato a forma di sacchetto e legato per il collo.

Sila calabrese e Caciocavallo Silano DOP

Il Caciocavallo Silano DOP: il formaggio simbolo della Sila

L’anima profumata della Sila. I boschi, le valli, i laghi. Gli elementi principali del meraviglioso mondo della Sila sono contenuti nel Caciocavallo Silano Dop, che ne riporta fedelmente i profumi già al primo assaggio.

Qui da noi, tra San Giorgio Albanese e le montagne della Sila, è il formaggio di sempre: quello che si appende nelle cantine, si affetta sul tagliere e, da giovane, si scioglie sulla brace.

Non si capisce davvero il caciocavallo silano se non si guarda alla Sila, l’altipiano che gli dà il nome. Qui le vacche pascolano su prati a oltre mille metri, tra faggi e abeti, e mangiano erbe di montagna che il latte poi racconta. Il clima fresco, l’aria pulita e le cantine di pietra in cui le forme stagionano fanno il resto: un ambiente naturale che nessuna camera di stagionatura industriale sa imitare del tutto.

Per noi calabresi questo formaggio è un pezzo di casa. Lo si porta in tavola nelle feste, lo si regala, lo si appende in cantina accanto ai salumi. È lo stesso paesaggio che dà i nostri funghi, i tartufi e la legna per il camino. Mangiare un caciocavallo silano vuol dire, in fondo, mangiare la Sila: ed è un sapore che, una volta conosciuto, non si dimentica.

Che cos’è il Caciocavallo Silano?

Il Caciocavallo Silano DOP è un formaggio semiduro a pasta filata prodotto con latte vaccino intero. La pasta filata vuol dire che la cagliata, prima di prendere forma, viene immersa in acqua calda e filata a mano finché non diventa liscia ed elastica, come si fa con la mozzarella ma con una stagionatura ben più lunga.

Formaggio conosciuto fin dai tempi della Magna Grecia, storicamente prodotto in prevalenza nei territori del Meridione da razze bovine autoctone; Podolica, Bruna, Alpina, Frisona, Pezzata, Meticcia e loro incroci, il Caciocavallo è una delle eccellenze gastronomiche più apprezzate dell'Italia meridionale.

Ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 1993 e la sua zona comprende diverse regioni del Sud, dalla Calabria alla Basilicata, dalla Campania al Molise, Puglia e Abruzzo.

Quello che facciamo nostro, in Calabria, nasce dal latte delle vacche allevate sugli altipiani della Sila, dove l’erba e l’aria di montagna danno al formaggio un carattere pulito e profondo. È uno dei simboli del Sud caseario, e da noi non manca mai a tavola.

Forma, crosta e pasta

Le forme di Caciocavallo silano DOP, caratterizzate da una forma ovale o tronco conica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, hanno un peso variabile compreso tra 1 kg e 2.5 kg.

Il Caciocavallo Silano DOP può avere la forma ovale o la tipica forma a pera, con la testina in cima. La sua crosta è sottile, liscia e di colore giallo paglierino. La pasta è omogenea, compatta e presenta una lieve occhiatura.

La crosta del vero Caciocavallo Silano DOP è sottile, liscia, di marcato colore paglierino. L’inconfondibile Caciocavallo Silano DOP ha pasta filata omogenea e compatta con lievissima occhiatura.

L’aspetto di questo formaggio è sicuramente una delle sue caratteristiche più distintive. La maggior parte dei caciocavalli è composta infatti da due parti tondeggianti, una più voluminosa e una più piccola somigliante a una pallina.

Guarda prima la forma e la crosta: il caciocavallo silano vero ha il suo sacchetto con la testolina, una crosta liscia e sottile color paglierino, più scura nello stagionato. La pasta al taglio deve essere compatta ma non gommosa, di colore uniforme, senza occhiature grandi e irregolari. Un buon segno è la legatura del collo ancora visibile, traccia del lavoro a mano.

Perché si chiama Caciocavallo?

Il nome viene dall’uso antico di legare due forme a coppia e metterle a stagionare a cavallo di una pertica.

La spiegazione più accreditata è proprio nel modo di stagionare: le forme venivano legate a coppie con una corda e messe a cavallo di una pertica o di una trave, a penzoloni, da cui caciocavallo, cioè cacio a cavallo del legno. Ancora oggi, in tante cantine della Sila, le forme si appendono così.

Se “cacio” sta per “formaggio”, per cosa sta “cavallo”? Probabilmente quest’ultimo termine deriva dal fatto che le forme di caciocavallo si conservano a cavallo di un’asta orizzontale di legno, appese a coppie.

Il nome caciocavallo fa sorridere chi lo sente per la prima volta, perché non c’entra nulla con il cavallo nel senso della carne.

Una storia antica tra Magna Grecia e tradizione contadina

È un formaggio antichissimo: pasta filata e tecniche simili erano note già nel Mezzogiorno di secoli fa, e il caciocavallo accompagna la storia contadina del Sud da sempre.

Si parla infatti di caciocavallo già in epoca greca e romana, qualche secolo prima di Cristo. Ippocrate, Plinio e Garibaldi. Cos’hanno in comune costoro? Tra storia e leggenda, realtà e fantasia, sono tanti gli aneddoti e le curiosità che riguardano questo formaggio dal nome evocativo e dal ricco passato.

Avete presente Ippocrate, quello del famoso giuramento? In uno dei suoi scritti citò per la prima volta il “cacio”. Stiamo parlando di un periodo che si aggira attorno al 400 a.C.! Pare dunque che questo formaggio fosse prodotto già dai greci e poi anche dai romani.

Sembra che Giuseppe Garibaldi, proprio lui, fosse un grande fan del caciocavallo. Mentre l’eroe dei due mondi si trovava in esilio nell’isola di Caprera, pare si facesse spedire dalla Sila burro e formaggi, tra cui anche prelibati caciocavalli.

Per le famiglie di montagna era una riserva preziosa: il latte d’estate, quando ce n’era in abbondanza, si trasformava in formaggio che durava nei mesi magri. Un modo intelligente di non sprecare nulla, lo stesso spirito con cui da noi si è sempre lavorato il maiale e l’oliva.

La Sila, il territorio del Caciocavallo

Definito il “Polmone Verde” della Calabria e la “Grande Foresta d’Italia”, il Parco Nazionale della Sila vanta una delle più alte concentrazioni di fitti boschi del paese e un terreno montuoso che si estende per 740 chilometri quadrati (circa 286 miglia, rendendolo uno dei più grandi parchi nazionali italiani).

Immerso nel cuore del parco, l’altopiano della Sila ha vette che superano i 1.500 metri, formatesi 300 milioni di anni fa durante l’orogenesi varisica, prima ancora degli Appennini.

Esistono prove che l’uomo abbia abitato la zona lungo le sponde del Lago Cecita fin dal 3.500 a.C., coltivando la terra e fabbricando strumenti con l’ossidiana proveniente dalle Isole Eolie.

Si ritiene inoltre che la terra sia la dimora sacra di Silvano o Sileno, la divinità delle foreste dei miti raccontati in tutta l’Italia meridionale.

Nel corso dei secoli, la Sila è stata un santuario per varie civiltà, tra cui Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni, durante periodi turbolenti di conflitti, povertà e attività sismica.

Saverio spiega che l’elevata altitudine della Sila e la sua vicinanza sia al Mar Ionio che al Mar Tirreno conferiscono a questo paradiso soleggiato un’importante escursione termica: dopo giornate torride, le notti si rinfrescano di 20 gradi, se non di più.

Molte famiglie calabresi hanno continuato a coltivare Caciocavallo e patate della Sila, come Fattoria Bió, forte di quattro generazioni. Qui, Tommaso e i suoi figli, Mario e Saverio, continuano a impegnarsi nell’antica pratica della transumanza, guidando le loro mucche nel viaggio a piedi di 55 chilometri dalla Sila alla Marina ogni anno da gennaio a giugno.

Pascoli della Sila e vacche podoliche

Come si produce: la tecnica della pasta filata

La lavorazione è un’arte di mani e tempo. Si parte dal latte vaccino crudo o pastorizzato, che viene riscaldato e fatto coagulare con caglio.

La cagliata si rompe, si lascia maturare sotto siero per qualche ora, finché non raggiunge il giusto grado di acidità: è il momento più delicato, perché se sbagli la filatura non viene.

Poi si taglia a fette, si copre di acqua bollente e si fila, tirando e ripiegando la pasta finché diventa lucida ed elastica.

A questo punto il casaro forma a mano il sacchetto, chiude la testolina e immerge le forme prima in acqua fredda, per fissare la forma, poi in salamoia per la salatura.

Infine si legano a coppie e si appendono a stagionare. Tutto questo, una volta, si faceva nelle masserie della Sila al mattino presto, con il latte ancora caldo della mungitura. Chi lo fa bene ancora oggi rispetta quei gesti, perché il caciocavallo silano vero non sopporta scorciatoie.

Il latte e l’alimentazione delle mucche

Il latte utilizzato per la produzione del Caciocavallo Silano Dop è di altissima qualità.

L’alimentazione delle mucche da pascolo è essenzialmente costituita da erba verde, che dona il caratteristico colore giallo a questo formaggio, che può essere venduto sui mercati soltanto dopo un periodo minimo di stagionatura di 30 giorni.

In un caloroso e appetitoso benvenuto nella loro azienda, Saverio mi offre, all’arrivo, Caciocavallo appena fuso, abbinato a pane, patate, pancetta e vino rosso della loro terra; tutti prodotti semplici, resi eccezionali dall’ingrediente segreto della Sila.

Il ruolo della DOP

Il Consorzio di Tutela “Formaggio Caciocavallo Silano DOP’’, è stato riconosciuto dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali).

Il Consorzio di Tutela del Caciocavallo Silano DOP riunisce: caseifici, produttori, allevatori e stagionatori che portano avanti insieme la sfida di produrre formaggio di altissima qualità buono e genuino come una volta.

Attualmente, la produzione di questo formaggio è regolamentata dal severo disciplinare Dop che ne preserva l’integrità e salvaguarda il rispetto della tradizione.

La normativa italiana è abbastanza severa sul settore, e contiene precise indicazioni per quanto concerne tracciabilità e gestione del processo produttivo.

La sigla DOP, denominazione di origine protetta, non è un bollino qualunque. Significa che il caciocavallo silano deve essere prodotto in una zona delimitata, con latte e regole stabilite da un disciplinare europeo, e controllato da un consorzio di tutela.

È la garanzia che quel formaggio nasce dove dice di nascere e che è fatto come si deve, con la vera tecnica della pasta filata.

Quando compri un caciocavallo silano DOP, sull’etichetta trovi il marchio della denominazione e il riferimento al consorzio. Questo ti protegge dalle tante imitazioni che chiamano caciocavallo qualunque formaggio a pasta filata, magari fatto altrove con latte di chissà dove.

Non ci possiamo di certo sbagliare: un Caciocavallo Silano DOP si riconosce subito!

Il formaggio è fregiato dallo stemma del pino del Consorzio di Tutela del Formaggio Caciocavallo Silano, ente fondato nel 1993 nel comune di Spezzano della Sila (CS).

Come cambia il sapore con la stagionatura

Il sapore è aromatico e piacevole, fusibile in bocca, delicato e tendenzialmente dolce quando il formaggio è giovane, piccante a maturazione avanzata.

Il bello del caciocavallo silano è che è tanti formaggi in uno, a seconda di quanto stagiona.

StagionaturaCaratteristicheUtilizzo
Un mese o dueDolce, elastico, con un sapore di latte e burroBrace, piatti caldi e caciocavallo impiccato
Tre o quattro mesiPiù strutturato e saporitoDa tavola
Oltre sei mesi e verso l’annoCompatto, granuloso, intenso e piccantinoScaglie, tagliere o grattugia

Da fresco, dopo un mese o due, è dolce, elastico, con un sapore di latte e burro: è quello perfetto da grigliare, il famoso caciocavallo impiccato che si scioglie sulla brace e si spalma sul pane.

A tre o quattro mesi diventa più strutturato, saporito, ottimo da tavola.

Oltre i sei mesi, e ancora di più verso l’anno, il caciocavallo stagionato cambia volto: la pasta si fa compatta e granulosa, il colore vira al paglierino carico, il gusto diventa intenso, piccantino, quasi da grattugia.

Più invecchia, più racconta.

Come si mangia il Caciocavallo Silano

Dipende dalla stagionatura, ed è qui il divertimento.

Il fresco è da fondere: il caciocavallo impiccato, appeso sopra la brace e tagliato man mano che cola sul pane, è uno dei riti più belli delle nostre grigliate.

Il caciocavallo impiccato è caciocavallo fresco appeso sopra le braci con un gancio: il calore lo scioglie lentamente e tu raccogli la parte fusa sul pane, tagliandola man mano.

È un rito conviviale tipico del Sud. Serve un caciocavallo giovane, che fila bene, e una brace viva ma non violenta. Si mangia caldissimo, con una macinata di pepe e, se piace, un pizzico di peperoncino.

Sempre da giovane è ottimo nei piatti caldi, fuso sulle melanzane, dentro un panino caldo, sopra una pizza casalinga.

Lo stagionato invece si gusta a scaglie, sul tagliere, accompagnato da pane casereccio, salumi, miele, marmellate di peperoncino e un buon vino rosso di Calabria.

Una scaglia di caciocavallo silano molto stagionato con un filo di miele e qualche goccia di olio extravergine è un finale di pasto che in Calabria conosciamo bene.

Un abbinamento che amo è caciocavallo, fichi e noci: il dolce della frutta e l’amaro del formaggio si tengono per mano.

Il Caciocavallo Silano può essere assaporato in purezza o assieme al tipico pane del Sud come il Pane di Altamura o il Pane di Cutro.

Il Caciocavallo Silano in cucina

In cucina il caciocavallo silano è un jolly.

Da fresco fonde benissimo: provalo a fette spesse, infarinato e scottato in padella un minuto per lato, da servire caldo con un giro di olio e origano, una specie di scaloppa di formaggio che da noi si fa nelle sagre.

Sciolto sulle melanzane fritte o dentro una parmigiana dà cremosità e sapore. Una fetta sopra un panino caldo con la salsiccia è una merenda da grandi.

Lo stagionato regala altre soddisfazioni: grattugiato sulla pasta al sugo di maiale al posto del pecorino, a scaglie su un’insalata di arance e finocchi, oppure tagliato a dadini in un risotto.

Una ricetta semplice e calabrese è la pasta con caciocavallo e peperoncino, dove il formaggio si scioglie nella pasta calda e crea una crema naturale.

Il Caciocavallo Silano può essere invece abbinato alla frutta, in soluzioni fantasiose perfette per chi ama il connubio tra dolce e salato. Possiamo spaziare dal proverbiale cacio e pere all’abbinamento con la frutta secca.

Una fetta sopra un panino caldo con la salsiccia è una merenda da grandi.

Il Caciocavallo e le patate della Sila

La regina in carica della regione è però la patata della Sila IGP, e non assomiglia alle varietà umili che di solito trovi altrove.

Un maggiore contenuto di amido conferisce nutrimento e sapore e ha un periodo di conservazione di cui anche una Russett è invidiosa!

Ne esistono sei varietà: Agria, Ditta, Marabel e Nicola sono caratterizzate da buccia e polpa gialle; Majestic dalla buccia gialla e dalla polpa bianca; e Desirèe, buccia rossa e polpa gialla.

L’Agria è ottima fritta, mentre la Desirèe è fantastica come base per gli gnocchi.

Piantate in primavera, le patate della Sila vengono coltivate a circa 1.500 metri sul livello del mare in terreni sabbiosi, permeabili e ricchi di potassio e irrigati con pura acqua sorgiva fino alla germogliazione a giugno.

La loro adattabilità e la loro prolungata durata di conservazione devono molto a questa robusta dormienza.

Molte famiglie calabresi hanno continuato a coltivare Caciocavallo e patate della Sila, come Fattoria Bió, forte di quattro generazioni.

Nonostante le patate ‘mbacchiuse siano oggi la ricetta più popolare, Saverio spiega che quella più tradizionale resta la spuma di patate.

Questo piatto viene comunemente chiamato gateau, ma Saverio, nel suo incrollabile impegno per la genuinità, insiste categoricamente sul suo giusto nome: spuma di patate.

In un caloroso e appetitoso benvenuto nella loro azienda, Saverio mi offre, all’arrivo, Caciocavallo appena fuso, abbinato a pane, patate, pancetta e vino rosso della loro terra; tutti prodotti semplici, resi eccezionali dall’ingrediente segreto della Sila.

Calorie e valori nutrizionali

Il caciocavallo silano è un formaggio nutriente e, come tutti i formaggi stagionati, va gustato con misura.

In media fornisce intorno alle 340-440 kcal per 100 grammi, con il valore che sale man mano che la stagionatura avanza e l’acqua se ne va.

È ricco di proteine nobili, intorno ai 25-30 grammi, di calcio e di grassi, che nello stagionato superano facilmente i 25-30 grammi.

È un alimento serio, di sostanza: una o due fette dentro un pasto vario non spaventano nessuno, mentre è la quantità a fare la differenza.

Il caciocavallo non è un formaggio leggero, ma è un formaggio vero, fatto solo di latte, caglio e sale.

Come riconoscere un buon Caciocavallo Silano DOP

Poi c’è il profumo e il sapore: latte pulito e dolce nel fresco, note più intense e leggermente piccanti nello stagionato, mai odori acidi o di fermentato sgradevole.

Sull’etichetta cerca la sigla DOP e il riferimento al consorzio di tutela.

E, come sempre, conta sapere chi te lo vende: un formaggio così è il frutto di un caseificio serio e di latte di montagna, non di una catena di montaggio.

Quando trovi tutte queste cose insieme, hai in mano un caciocavallo silano come si deve.

Caciocavallo Silano, provolone e altri formaggi

Il caciocavallo silano e il provolone appartengono entrambi alla famiglia delle paste filate stagionate, ma non sono la stessa cosa.

Il provolone, nato al Sud ma poi diffuso al Nord, ha forme molto più grandi e spesso lavorazioni industriali; il caciocavallo silano resta legato alla sua forma a sacchetto e alla sua zona DOP.

C’è poi il caciocavallo podolico, una perla rara fatta solo con il latte della vacca Podolica, ancora più pregiato e costoso.

Rispetto a un comune formaggio a pasta filata da supermercato, il caciocavallo silano DOP gioca un altro campionato: latte di una zona precisa, regole, controlli e stagionatura vera.

Quando lo affianchi sul tagliere alla scamorza o alla provola, ne riconosci subito la diversa profondità.

Come conservare il Caciocavallo Silano

Il caciocavallo intero, da stagionare, si tiene appeso in un locale fresco e arieggiato, dove continua lentamente a maturare.

Una volta tagliato, va avvolto in carta da forno o in un panno leggermente umido e conservato in frigo nel cassetto basso.

La plastica a contatto diretto non gli fa bene: il formaggio deve respirare, altrimenti suda e cambia sapore.

Se la crosta sviluppa una velatura di muffa nobile non c’è da preoccuparsi, basta pulirla con un panno.

Lo stagionato dura settimane in frigo senza problemi; il fresco va consumato in pochi giorni perché è più delicato.

Si può anche congelare, soprattutto lo stagionato a pezzi, ma perde un po’ di consistenza, quindi è meglio comprarne il giusto e gustarlo fresco di taglio.

Tienilo lontano dai cibi dal profumo forte, perché assorbe.

Abbinamenti con pane, frutta e vino

Da fresco si abbina alla brace, ai piatti caldi e al pane.

Da stagionato dà il meglio sul tagliere con salumi calabresi, miele, marmellate di peperoncino, fichi e noci, e un buon vino rosso di Calabria come il Cirò.

Un filo di olio extravergine sopra le scaglie esalta tutto.

Il contrasto tra il dolce della frutta o del miele e il sapore deciso del formaggio è sempre vincente.

Bianco o rosso? Il Caciocavallo Silano DOP, in base al livello di stagionatura, si può abbinare a diversi tipi di vino.

Il Caciocavallo Silano sui mercati esteri

Per proprietà e caratteristiche, il Caciocavallo Silano Dop si presta naturalmente alla diffusione sui mercati esteri, grazie alla garanzia di qualità conferita dal marchio Dop che gli conferisce autorevolezza gastronomica.

Anche Lidia Bastianich conosce bene questo prodotto, che negli Stati Uniti era inizialmente consumato dai Calabresi emigrati e si è poi diffuso e fatto conoscere anche dal resto della popolazione.

Per fare un esempio, si potrebbe stimolare il consumo “rapido” del Caciocavallo, ideando e producendo confezioni di pesatura minore adatte a merende veloci o spuntini rapidi, ideando un packaging ad hoc che ne esalti l’appetibilità commerciale.

Unire così un prodotto tradizionale ad un consumo “easy” che ne favorisca la diffusione tra popolazioni diverse da quella calabrese, abituate ad un tipo di alimentazione più rapida rispetto al passato.

Domande frequenti sul Caciocavallo Silano

Quanto stagiona il Caciocavallo Silano?

Varia molto. Da fresco lo si trova dopo uno o due mesi: dolce ed elastico, perfetto da grigliare. A tre o quattro mesi è da tavola, più saporito. Oltre i sei mesi, e verso l’anno, diventa stagionato, compatto e piccantino, ottimo a scaglie o da grattugia.

Il disciplinare prevede una stagionatura minima, e più passa il tempo più il sapore si fa intenso.

Come si mangia il Caciocavallo impiccato?

Il caciocavallo impiccato è caciocavallo fresco appeso sopra le braci con un gancio: il calore lo scioglie lentamente e tu raccogli la parte fusa sul pane, tagliandola man mano.

Serve un caciocavallo giovane, che fila bene, e una brace viva ma non violenta.

Quante calorie ha il Caciocavallo Silano?

In media il caciocavallo silano fornisce circa 340-440 kcal per 100 grammi, con il valore che cresce con la stagionatura perché diminuisce l’acqua.

È ricco di proteine, 25-30 grammi, di calcio e di grassi. È un formaggio nutriente, da gustare con misura: una o due fette in un pasto vario vanno benissimo.

Il Caciocavallo Silano si può congelare?

Sì, soprattutto lo stagionato a pezzi, anche se perde un po’ di consistenza dopo lo scongelamento.

Avvolgilo bene e usalo poi in cottura, fuso o grattugiato. Il fresco si congela meno volentieri perché è più delicato.

Che cosa significa Caciocavallo Silano DOP?

DOP significa denominazione di origine protetta: il formaggio deve essere prodotto in una zona delimitata del Sud Italia, con latte vaccino e regole fissate da un disciplinare europeo, sotto il controllo di un consorzio di tutela.

È la garanzia che il caciocavallo è autentico, fatto dove dice e con la vera tecnica della pasta filata, e ti protegge dalle imitazioni.

Con che cosa si abbina il Caciocavallo Silano?

Da fresco si abbina alla brace, ai piatti caldi e al pane. Da stagionato dà il meglio sul tagliere con salumi calabresi, miele, marmellate di peperoncino, fichi e noci, e un buon vino rosso di Calabria come il Cirò.

Il legame con la vita e la cultura calabrese

Ho dei bei ricordi dei miei settembre trascorsi tra le montagne della Sila, in Calabria, comodamente sdraiati su coperte a quadri verdi e rossi lungo le rive del Lago Cecita, respirando aria limpida e rasserenante.

Fin da quando ero bambina, ogni giornata li seguiva un rituale simile: si passeggiava lungo le vie di Camigliatello, si pranzava in uno dei ristoranti locali, e ci si addormentava tra gli alti alberi.

Quando sono cresciuta e mi sono trasferita all’estero, mi sono ritrovata a desiderare patate e Caciocavallo e a gravitare verso i Deli shops dove patate e Caciocavallo ne trovavi sempre.

Mi mancavano i sapori semplici, il silenzio e l’innocenza dei mesi di settembre tra le montagne della Sila.

Da noi, tra San Giorgio Albanese e la Sila, scegliamo il caciocavallo silano da caseifici che rispettano la tradizione della pasta filata e del latte di montagna.

Lo trovi nella nostra selezione di formaggi calabresi, perfetto accanto ai nostri salumi calabresi, al pane casereccio e a un buon vino di Calabria.

Per il tagliere completo aggiungi le nostre conserve e sottoli e il miele.

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