Mangiare patatine può modificare temporaneamente l’equilibrio idrico dell’organismo, soprattutto a causa dell’elevato contenuto di sale e grassi. Per comprendere che cosa accade, è necessario distinguere l’osmolarità dai disturbi digestivi che possono comparire dopo un pasto ricco di snack.
L’osmolalità è una misura del numero di particelle disciolte in un fluido. Il test dell’osmolalità riflette la concentrazione di sostanze come sodio, potassio, cloro, glucosio e urea disciolte in un campione di sangue e, talvolta, urina.
Osmolarità e osmolalità: che cosa misurano
L’osmolalità misura la concentrazione dei soluti nel liquido, rispetto al numero di particelle per peso (kg) di liquido. L’osmolarità valuta il numero di particelle per volume (litro) di liquido.
Nei liquidi diluiti, sono essenzialmente uguali; le differenze sono più evidenti in liquidi altamente concentrati.
L’osmolalità ematica corrisponde perlopiù alla misura del sodio disciolto nel siero (la porzione liquida del sangue). Il sodio è l’elettrolita più rappresentato nel sangue e nell’urina; esso mantiene una carica elettrica neutra nell’organismo e l’equilibrio acido-base insieme a potassio, cloro e CO2 (sotto forma di bicarbonato).
Anche il glucosio e l’urea, pur non essendo elettroliti ma particelle (molecole), contribuiscono all’osmolalità.

Che cosa succede dopo aver mangiato patatine
Quando si mangia una quantità elevata di patatine, l’organismo riceve soprattutto sale, oltre a grassi e carboidrati. Il sodio rappresenta il principale determinante dell’osmolalità plasmatica, perciò un pasto molto salato può aumentare temporaneamente la concentrazione delle particelle nel sangue.
In generale, l’aumento dell’osmolalità sierica è dovuto alla diminuzione dell’acqua o all’aumento dei soluti nel sangue.
L’equilibrio idrico dell’organismo è un processo dinamico regolato dal controllo della quantità d’acqua escreta con l’urina e dall’aumento o decremento d’acqua ingerita per mezzo del controllo della “sete”.
Quando aumenta l’osmolalità del sangue, indicando un decremento della quantità di acqua nell’organismo o un aumento del numero di particelle (come sodio, cloro e glucosio), l’ipotalamo secerne l’ormone antidiuretico (ADH), che stimola i reni a trattenere liquidi e quindi a produrre urina concentrata.
La ritenzione dell’acqua diluisce il sangue, diminuendo così l’osmolalità e aumentando il volume e la pressione ematica.
Dopo aver mangiato patatine, quindi, la sete può rappresentare una risposta fisiologica all’aumento temporaneo del carico di soluti. Se si beve acqua e i reni funzionano normalmente, l’organismo tende a ristabilire gradualmente il proprio equilibrio idrico.
Sale, acqua e concentrazione del sangue
Il sale contenuto nelle patatine non determina automaticamente un’alterazione patologica dell’osmolarità. L’effetto dipende dalla quantità ingerita, dall’acqua assunta, dalla composizione complessiva del pasto e dalla capacità dei reni di eliminare il sodio in eccesso.
L’osmolalità è dinamica e fluttua in base alla risposta dell’organismo allo squilibrio idrico temporaneo.
L’aumento dell’osmolalità spesso è causato da avvelenamento o overdose.
Questa frase si riferisce a condizioni cliniche diverse dal semplice consumo occasionale di patatine: un aumento rilevante e persistente dell’osmolalità richiede infatti una valutazione del quadro clinico e degli esami di laboratorio.
Patatine, nausea e mal di pancia: osmolarità o acetone?
Cioccolato, pizzette, patatine, salatini e infine una bella torta alla panna. Ed ecco che, tornato a casa dalla festa di compleanno del suo amichetto di scuola, il nostro bambino lamenta mal di pancia, nausea e altri disturbi gastrici.
Di che cosa si tratta? Acetone è la risposta più plausibile.
Niente paura, l’acetone non è una malattia, ma un’alterazione metabolica. Significa che il corpo del nostro piccolo produce energia consumando sostanze alimentari in modo sbagliato.
Con il termine “acetone”, infatti, si indica una condizione anomala dell’organismo in cui si accumulano nell’organismo particolari sostanze dette corpi chetonici, frutto della degradazione dei grassi.
Se l’apporto alimentare è sbilanciato a favore dei grassi, come nel caso dell’eccessiva introduzione di cioccolato, patatine, ecc.., l’organismo si trova costretto a usare di più i grassi rispetto agli zuccheri.
Si determina così una produzione elevata di corpi chetonici, che possono raggiungere livelli tossici causando disturbi di stomaco, nausea e vomito.
Queste sostanze determinano anche il tipico cambiamento dell’alito dei nostri bambini, simile a quello della frutta troppo matura.
L’acetone e l’aumento dell’osmolalità non sono la stessa cosa. L’osmolarità riguarda la concentrazione complessiva delle particelle disciolte in un liquido, mentre l’acetone indica l’accumulo di corpi chetonici prodotto dal metabolismo dei grassi.
Sintomi dell’acetone nei bambini
I sintomi dell’acetone nei bambini sono riconoscibili:
- Alito sgradevole (tipico odore di frutta matura);
- Senso di malessere
- Mal di testa
- Nausea
- Vomito, che spesso si manifesta con conati violenti, a seconda dell’intensità e della frequenza, e può portare il bambino a una condizione di disidratazione.
- Spossatezza
- Presenza di dolori addominali, mal di pancia.
Il vomito e la ridotta assunzione di liquidi possono favorire una diminuzione dell’acqua corporea. In questa situazione, l’osmolalità ematica può aumentare perché diminuisce la quantità d’acqua rispetto alle particelle presenti nel sangue.
Perché l’osmolalità può cambiare in caso di vomito
Il vomito può contribuire alla disidratazione, soprattutto quando è intenso o frequente. La perdita di liquidi modifica il rapporto tra acqua e soluti e può rendere il sangue più concentrato.
Quando aumenta l’osmolalità del sangue, indicando un decremento della quantità di acqua nell’organismo o un aumento del numero di particelle (come sodio, cloro e glucosio), l’ipotalamo secerne l’ormone antidiuretico (ADH), che stimola i reni a trattenere liquidi e quindi a produrre urina concentrata.
L’osmolalità urinaria può essere prescritta insieme all’osmolalità sierica per valutare l’equilibrio idrico e per capire il motivo di una produzione aumentata o diminuita d’urina.
Insieme all’osmolalità urinaria viene spesso richiesta anche la misura del sodio e della creatinina nell’urina.
| Situazione | Possibile effetto sull’equilibrio idrico |
|---|---|
| Elevata introduzione di sale | Aumento temporaneo del numero di particelle nel sangue e stimolo della sete |
| Vomito frequente | Perdita di liquidi e possibile aumento dell’osmolalità sierica |
| Assunzione di acqua | Diluizione del sangue e tendenza alla riduzione dell’osmolalità |
| Attivazione dell’ADH | Ritenzione di acqua e produzione di urina concentrata |
Come aiutare il bambino dopo un eccesso di snack
Assolutamente no. L’acetone è un disturbo tipico dei bambini che non deve allarmarvi troppo.
I nostri figli tendono più facilmente a tenere comportamenti alimentari squilibrati, ma sono piccoli proprio per imparare!
Inoltre, il loro organismo dispone di una minore riserva di zuccheri, ecco perché è più portato a consumare i grassi in eccesso.
L’acetone tende a risolversi gradualmente con l’età, per cui non è assolutamente necessario impedire ai bambini di essere sé stessi, di divertirsi e sperimentare.
Riconoscere i sintomi e fare un po’ di prevenzione sarà comunque utile per ridurre il rischio che questo problema si verifichi.
Quando ci si accorge del cambiamento dell’alito del bambino o quando il piccolo lamenta mal di pancia e nausea, è bene adottare alcune misure per reintegrare gli zuccheri e curare i sintomi:
- è necessario limitare o eliminare i cibi ad alto contenuto di grassi.
- In sostituzione si possono utilizzare alimenti ricchi di zuccheri, come frutta fresca, tè zuccherato, fette biscottate, ecc.
- Finché l’acetone non si è risolto, questi alimenti dovrebbero costituire la fonte energetica principale;
- anche l’idratazione è importante: stimoliamo quindi il bambino al consumo di succhi di frutta o bibite zuccherate, che aiutano ad aumentare il livello degli zuccheri nel sangue;
- se la dose di cibi grassi ingeriti è stata particolarmente elevata e sono presenti vomito o altri disturbi gastrointestinali, può essere utile il ricorso a preparati reidratanti che contengono preziosi sali minerali e vitamine, come quelle del gruppo B, che contribuiscono a ridurre il vomito.
- Può essere d’aiuto la vitamine B6, che contrasta la sensazione di nausea e vomito.
Quando sono presenti vomito e disidratazione, la reintegrazione dei liquidi è importante anche per evitare che la concentrazione dei soluti nel sangue aumenti ulteriormente.
BILANCIO IDRICO
Quando l’osmolalità richiede un controllo medico
I test dell’osmolalità sierica e urinaria devono essere valutati insieme al quadro clinico del paziente ed al risultato di altri esami come quelli relativi alla misura di sodio, glucosio e urea.
Il test dell’osmolalità sierica e il gap osmotico possono essere prescritti in presenza di segni e sintomi imputabili a iponatriemia o all’ingestione di sostanze tossiche come metanolo o glicoletilenico.
La differenza tra i risultati misurati e stimati è chiamata gap osmotico o gap osmolale.
Per il calcolo del gap osmotico, l’osmolalità stimata viene calcolata misurando la concentrazione ematica di sodio, urea e glucosio.
In alcuni casi viene inclusa anche la misura dell’etanolo.
L’aumento del gap osmotico (superiore a 10) è anomalo e indica spesso la presenza di sostanze osmoticamente attive nel sangue dovuta all’ingestione di sostanze tossiche come metanolo.
L’entità del gap è proporzionale alla quantità di sostanze tossiche presenti.
Altre cause possono essere la chetoacidosi, l’insufficienza renale, la chetoacidosi diabetica e lo shock.
Un semplice episodio di sete dopo aver mangiato patatine non equivale a un’alterazione patologica dell’osmolarità. È invece opportuno chiedere un parere medico quando compaiono vomito persistente, marcata sonnolenza, incapacità di bere, segni di disidratazione o sintomi insoliti e intensi.
Osmolalità del sangue e delle urine
L’osmolalità urinaria viene di solito valutata in considerazione della quantità d’urina prodotta dal soggetto in esame.
L’aumento della produzione d’urina e la bassa osmolalità possono essere dovute all’eccessiva assunzione di liquidi, alla ridotta produzione di ADH o al diabete.
Per il calcolo del gap osmotico, devono essere eseguiti il sodio ematico, l’urea e il glucosio per ottenere l’osmolalità attesa.
Nota: glucosio, urea ed etanolo possono essere espressi in mg/dL (milligrammi per decilitro) o in mmol/L (millimoli per litro).
I numeri nell’equazione sopra riportata sono usati per convertire i mg/dL in mmol/L.
Differenza tra osmolalità e peso specifico
Il peso specifico è parte dell’esame dell’urina. Valuta il peso delle particelle solide nell’acqua.
L’osmolalità e il peso specifico di solito cambiano in parallelo.
Tuttavia, quando nell’urina sono presenti molecole grandi e pesanti (come glucosio e proteine), i risultati divergono.
Il peso specifico può aumentare di più, in relazione al peso delle molecole, mentre l’osmolalità aumenta di poco, riflettendo il numero di molecole.
Patatine, grassi e desiderio di continuare a mangiare
Patatine fritte, dolciumi, merendine, snack, schifezze varie, dicevamo, di cui le persone, soprattutto quelle sovrappeso, vorrebbero tanto fare a meno, eppure sono ghiotte.
Sembra incredibile, ma si crea un meccanismo di dipendenza.
Si deve ad un ricercatore italiano, Daniele Piomelli, neurofarmacologo, attualmente docente di Farmacologia ad Irvine, Università della California, uno studio pubblicato on line in luglio su Proceedings of the National Academy of Sciences che ha dimostrato che i grassi contenuti nelle patatine fritte sono responsabili di segnali chimici capaci di indurre l’organismo ad assumere sempre maggiori quantità di grassi.
La ricerca è stata condotta su topi di laboratorio alimentati con patatine fritte.
Il contatto con la lingua ha fatto si che partissero dei segnali per il cervello a loro volta trasmessi all’apparato gastro intestinale tramite un nervo, il nervo vago.
Il risultato è il rilascio di sostanze prodotte dall’organismo, chiamate endocannabinoidi, marijuana simili!, che allo stesso modo di quest’ultima modulano il piacere e fanno sì che si continuino a mangiare grassi in quantità.
Da un punto di vista strettamente evoluzionistico, hanno osservato i ricercatori, questo meccanismo è molto importante per gli animali che hanno poche opportunità in natura di cibarsi di grassi, che invece, sono cruciali per il buon funzionamento dei sistemi cellulari.
Ma, nell’uomo, la liberazione di queste molecole del piacere ed il conseguente alterato controllo del meccanismo nutrizione/sazietà, aumenta il rischio di obesità, diabete, cancro.
I ricercatori hanno documentato che né proteine, né zuccheri sono in grado di innescare tale risposta.
Fame edonica e consumo di cibi ricchi di grassi
L’alimentazione emotiva basata sui comfort food può arrivare a crearci problemi di peso da un lato, problemi di salute (dato che moltissimi cibi consolatori sono cibi industriali e ultra processati), a volte può generare sensi di colpa latenti per non aver saputo resistere al sacchetto di patatine o alla confezione di gelato che, immancabilmente, sono stati finiti.
Quello dell’alimentazione emotiva è un fenomeno studiato da psicologi e nutrizionisti che coinvolge molte più persone di quanto si pensi.
«Noi abbiamo due sistemi di regolazione di fame e sazietà: un sistema cosiddetto omeostatico, collocato dal punto di vista anatomico a livello ipotalamico, che riceve segnali dallo stomaco e dal tessuto adiposo e che risponde al nostro fabbisogno di energia.
Poi c’è la “fame edonica” che ha a che fare con il piacere che ci deriva dal cibo.
I centri della fame edonica non sono collocati nell’ipotalamo ma nell’area delle emozioni (nucleo accumbens, amigdala, corteccia prefrontale); partono essenzialmente da stimoli visivi, gustativi e dalla percezione che ho di quel cibo che si lega alle emozioni che mi suscita, ai ricordi.
Sono due meccanismi di fame che abbiamo tutti.
Talvolta lo stimolo al piacere supera gli stimoli legati ai centri della sazietà del sistema omeostatico».
I confort food sono per forza dolci?
No, non per forza.
Sono generalmente alimenti grassi: è difficile che venga la food addiction per i finocchi o le zucchine.
L’addiction è mossa da zuccheri (quindi carboidrati) e grassi, dalla sapidità, a volte dalla croccantezza, la ragione per cui è molto difficile iniziare un pacchetto di patatine e non consumarlo tutto.
Strategie per ridurre gli eccessi di snack
Esistono strategie comportamentali, per esempio fare pasti regolari, evitare di saltarli e arrivare affamati a tavola.
È utile tenere in casa opzioni salutari da mangiare quando si rientra affamati.
È consigliato imparare a masticare lentamente, perché è un meccanismo che ci fa intercettare la sensazione di pienezza.
Può aiutare, infine, consumare il cibo sano che avevamo preparato sedendoci, rilassandoci e gustandolo appieno: aiuta a gratificarci in modi che non siano solo legati a quel che stiamo mangiando.
Assaporiamo il momento.
In un esperimento, A. Janet Tomiyama, psicologa presso l’Università della California di Los Angeles (UCLA), insieme al suo team, ha chiesto a volontari di ascoltare una registrazione di una sessione di rilassamento, nota per ridurre lo stress, mentre mangiavano frutta.
I volontari hanno ripetuto questa procedura ogni giorno per una settimana, per poi consumare la frutta separatamente.