La catena di distribuzione dello yogurt soft in America: dalle origini alle yogurterie moderne

Lo yogurt soft, o frozen yogurt, è una specialità nata dall’incontro tra innovazione alimentare, distribuzione organizzata e nuovi modelli di consumo. Dagli Stati Uniti, dove il prodotto si è affermato come alternativa al gelato e come proposta associata a un’idea di leggerezza, il concept è arrivato in Europa attraverso accordi commerciali, franchising e punti vendita flessibili.

Il suo sviluppo è legato alla capacità di combinare una preparazione realizzata direttamente nel punto vendita, una rete distributiva articolata e un’offerta personalizzabile con gusti, frutta, biscotti e altri ingredienti. In questo percorso hanno avuto un ruolo importante le aziende americane, i grandi operatori della distribuzione, le catene di yogurterie e i format in franchising.

Dallo yogurt gelato americano alla distribuzione europea

Mercoledì 22 Novembre 2000 italia - economiaVanni s’allea con Yocream e lancia i negozi dello yogurt MILANO. Dall’Estremo Ovest degli Stati Uniti al cuore di Roma sotto l’egida dell’innovazione alimentare: la società romana di catering e pasticceria Vanni ha siglato un accordo di partnership con l’americana Yocream international, quotata al Nasdaq e con quartiere generale a Portland, nell’Oregon.

L’obiettivo dell’intesa è lo sviluppo su scala europea di una delle specialità che va per la maggiore sul mercato americano, ossia lo yogurt gelato.

Lo sviluppo in Italia, e contemporaneamente in Europa, viene gestito dalla società Lvm di Roma guidata da Lorenzo Vanni. La Lvm ha iniziato lo sviluppo della rete di punti vendita con l’insegna American frozen yogurt (Afy), utilizzando gli impianti e la materia prima studiati dalla società americana.

A breve c’è in cantiere lo sbarco in Spagna, allo studio avanzato anche l’ingresso sui mercati di Germania, Est Europa, Grecia e Turchia.

Distribuzione europea dello yogurt gelato

Il modello di rete: franchising, punti vendita diretti e corner

Lo sviluppo della rete Afy verrà promosso dalla società capofila del progetto (presentato in questi giorni al Salone Mapic di Cannes dedicato allo sviluppo commerciale) sia utilizzando la leva del franchising, ossia affiliando gestori di punti vendita, sia puntando su una rete diretta.

L’obiettivo è dunque realizzare una rete di livello europeo facendo leva sulla flessibilità consentita dai punti vendita dello yogurt gelato che possono utilizzare superfici molto limitate, vetrine di negozi più ampi oppure corner attrezzati all’interno dei centri commerciali.

Questa flessibilità riduce il vincolo legato alla disponibilità di grandi locali e permette di inserire il prodotto in contesti commerciali diversi. Una yogurteria può quindi essere progettata come negozio autonomo, come area interna a una struttura più ampia oppure come punto di servizio all’interno di un centro commerciale.

La catena americana Yocream

La casa madre americana è stata fondata intorno alla metà degli anni 70 dai fratelli Hanna e dalla loro madre. Lo sviluppo della rete di vendita è iniziato quasi subito, per veicolare sia i prodotti destinati al consumo finale sia i semilavorati per le preparazioni alimentari.

Attualmente la società Yocream international ha un giro d’affari di una cinquantina di miliardi di lire.

La strategia di sviluppo negli Usa ha privilegiato le alleanze commerciali con i giganti della distribuzione (Wal-Mart in prima linea), insieme con ristoranti e caffetterie.

ElementoCaratteristica
Società americanaYocream international
SedePortland, nell’Oregon
Mercato di riferimentoMercato americano
Partner distributiviWal-Mart, ristoranti e caffetterie
Modello europeoFranchising e rete diretta
Formato dei punti venditaSuperfici molto limitate, vetrine e corner attrezzati

La yogurteria come format imprenditoriale

Siamo i pionieri della yogurteria. Nati nel 1995 ispirandoci alle grandi catene di yogurterie statunitensi, siamo stati i primi a importare il concept di un franchising dedicato allo yogurt gelato in Italia e in Europa.

Negli anni, abbiamo creato il primo frozen yogurt senza latte e ampliato la nostra offerta con proposte senza glutine, senza zucchero e proteiche.

Yogurtlandia nasce nel 1995, segnando l'inizio di un nuovo capitolo nel settore della ristorazione. Il nostro format si ispira alle yogurterie statunitensi.

Prepariamo il nostro frozen yogurt seguendo la ricetta originale del 1995. Yogurtlandia è il gusto che apre nuove strade.

Con oltre trent’anni di esperienza nel settore, offriamo un modello di business solido e redditizio. Il nostro affiliato più longevo è con noi da oltre vent’anni.

Siamo l’unico franchising in Italia a produrre internamente i propri preparati per yogurteria.

Con Yogurtlandia puoi contare su un supporto professionale continuativo, dalla progettazione alla promozione del tuo punto vendita.

La nostra offerta va oltre lo yogurt gelato. Il successo di Yogurtlandia si colloca in equilibrio tra la forza del brand e la libertà di gestire il tuo punto vendita in autonomia.

Produzione interna e personalizzazione del prodotto

Nato nel 2001, Yoyogurt ha portato in Italia un’idea innovativa: uno yogurt gelato che fosse non solo buono e di alta qualità, ma anche salutare.

Oggi oltre 80 punti vendita attivi sul territorio nazionale e una presenza crescente anche all’estero, soprattutto in Spagna.

Lo yogurt gelato nasce direttamente nei punti vendita, grazie a una produzione interna basata su una ricetta esclusiva, sviluppata appositamente dal loro team e non disponibile sul mercato.

L’obiettivo è chiaro: diventare il riferimento in Italia per il frozen yogurt e il “light treat”.

La produzione direttamente nei punti vendita consente di collegare la distribuzione alla preparazione finale. Il cliente riceve così un prodotto realizzato sul posto, spesso completato con ingredienti scelti al momento.

Stavamo passeggiando per il centro di Murcia, si trova nel giardino di Santo Domingo e abbiamo mangiato un delizioso yogurt gelato al mango con pezzetti di ananas, biscotti Oreo, è un peccato calorico ma di tanto in tanto bisogna dare un po' di gioia al proprio corpo .

Ho adorato il gelato che ho ordinato, forte e davvero delizioso.Il ragazzo super gentile con un sorriso che mi ha aiutato.

Siamo stati sulla terrazza ed era tutto molto pulito. Gelateria con un’ampia varietà di gusti. In più quello allo yogurt è eccezionale.

Anche la qualità. Personale molto gentile, ti servono subito.

Yogurt gelato con mango ananas Oreo

Sostenibilità e nuovi format

Per smöoy , la responsabilità sociale e il rispetto per l’ambiente sono i pilastri fondamentali che guidano ogni nostra azione.

Nel contesto di un franchising in evoluzione, guidato da sostenibilità, flessibilità imprenditoriale e nuovi format ibridi, Yoyogurt si distingue anche per la sua capacità di integrare sinergie vincenti.

La sostenibilità si inserisce quindi in un modello che comprende non soltanto il prodotto, ma anche la progettazione del punto vendita, l’organizzazione della rete e la capacità di adattarsi a differenti contesti commerciali.

Il contesto storico del gelato e del cono commestibile

Del gelato sappiamo quasi tutto. Gli arabi portano in Sicilia il “sharbat” fatto con la neve dell’Etna e delle Madonie; il nome viene italianizzato in “sorbetto” e nel 1694 il marchigiano Antonio Latini, già chef del viceré di Napoli, pubblica nel suo “Scalco alla moderna” la prima ricetta conosciuta del sorbetto al latte: «Per fare altra sorbetta di latte, che prima sia stato cotto, ci vorrà di dosa una caraffa e mezza di latte, mezza d’acqua, tre libbre di zucchero, once sei di cedronata o cocuzza trita», oltre a neve e sale.

Il sorbetto comincia in questo modo a trasformarsi in gelato e il palermitano Procopio Cutò, che in Francia diventa per assonanza “couteau” e quindi Procopio de’ Coltelli, nel 1686 apre a Parigi il Café Procope (esiste ancora, oggi è un elegante ristorante) dove mette a punto il sistema della mantecatura.

Meno noto, invece, è come si sia arrivati al cono gelato. Ma anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale l’inventiva italiana.

Il primo a brevettarlo, negli Stati Uniti, è stato Italo Marchioni, nato a Peajo di Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, il 21 dicembre 1868 (l’atto di nascita è conservato negli archivi municipali).

Questi, dopo esser passato per Jesi, nelle Marche, emigra in America, come numerosissimi altri gelatai e pasticceri delle Dolomiti.

Prima del cono: contenitori, ambulanti e problemi logistici

Il cono ancora non esiste e i gelati vengono consumati in contenitori da riutilizzare, soprattutto bicchieri di vetro.

In Austria e in Germania ci si portava il bicchiere da casa, alcuni provavano a ottenere porzioni maggiorate presentandosi con un bel boccale da birra.

I ricchi avevano le loro belle coppette da gelato in porcellana, ma la maggior parte dei consumatori doveva accontentarsi delle stoviglie (coppe, spesso anche piatti fondi) fornite dai gelatai stessi.

Questi dovevano poi occuparsi di lavarle e sostituire quelle rotte, con un notevole aggravio di tempo e denaro.

I gelatai, nella stragrande maggioranza dei casi, erano ambulanti che usavano un carrettino refrigerato per portare in giro il prodotto e la scorta di stoviglie pesava e occupava parecchio posto.

I clienti, da parte loro, non potevano allontanarsi più di tanto dall’ambulante perché dovevano restituirgli il contenitore.

L’esigenza di utilizzare qualcosa di più comodo e trasportabile si fa sentire da subito.

In Francia si usano coni di metallo o di carta, in Austria si mette il gelato su un cartone quadrato di una decina di centimetri (tra l’altro i viennesi sono i primi ad aggiungere uno sbuffo di panna montata sopra il gelato), una gelateria di Vicenza utilizza grandi foglie di vite opportunamente raccolte e lavate per tale uso.

I primi a pensare a un contenitore che si possa mangiare sono i gelatai d’oltre oceano.

Marchioni, Valvona e l’invenzione del cono

Un anno prima di Marchioni, un altro gelataio cadorino, Antonio Valvona, brevetta negli Usa un apparato per fare coppette da gelato mangiabili (nel documento è indicato come originario di Manchester, Inghilterra, perché da lì era immigrato).

Marchioni e Valvona probabilmente si conoscevano e avevano lavorato assieme, comunque sarà Mr Marchiony a diventare il papà del cono gelato.

Come accennato, si tratta però di una paternità contesa, infatti qualcosa d’importante dev’essere successo nel 1904 alla fiera di Saint Louis, nel Missouri.

Qui sono in diversi a disputarsi l’alloro dell’inventore del cono gelato.

In ogni caso ci sono due piste siriane, con variante libanese, e una pista turca.

La prima pista siriana

Ernest A. Hamwi, immigrato per l’appunto dalla Siria, gestisce alla fiera un chioschetto per fare zalabia, una sorta di frittelle di cialda.

Accanto a lui si trova un venditore di gelati.

Molti comprano i suoi dolcetti e poi se li mangiano assieme al gelato preso nel chiosco a fianco.

La variante libanese

La variante libanese vuole che un tal Abe Doumar di giorno lavori alla fiera e la sera se ne stia in contemplazione delle belle ragazze che si assiepano attorno al chiosco di dolcetti mediorientali.

Sarebbe stato Doumar, con in mente la pita del suo paese di origine, a suggerire a Hamwi di arrotolare le cialde a cono, in modo che possano contenere il gelato.

La seconda pista siriana

Nick Kabbaz lavora presumibilmente alle dipendenze di Hamwi e fornisce al suo principale l’idea di arrotolare le cialde a cono.

La pista turca

David Avayou nota che molti visitatori della fiera di Saint Louis non comprano il gelato perché non vogliono perder tempo a mangiarlo nelle ciotole di ceramica da restituire.

Gli viene in mente che in Francia si mangiano i gelati in coni di carta, e così si industria con farina e uova per creare un cono mangiabile.

IL GELATO, curiosità e origini del cono gelato! - Ripassiamo in 5 minuti

Dall’invenzione alla produzione industriale

Tutti questi personaggi avvieranno in seguito lucrosissime attività industriali e commerciali.

Marchioni apre una fabbrica di coni e cialde a Hoboken, nel New Jersey.

Hamwi nel 1910 dà il via alla Missouri Cone Company, a Saint Louis, e morirà nel 1943, diventato milionario grazie ai coni gelato.

Il libanese Doumar avvia una propria produzione di coni che passerà ai suoi discendenti.

Quello che se la caverà meno brillantemente sarà il turco David Avayou perché la sua attività di fabbricazione di coni in un grande magazzino di Philadelphia va talmente bene che i proprietari del mall se ne impossessano e gliela sottraggono.

In ogni caso, a questo punto, il cono mangiabile è pronto a emigrare dagli Usa all’Europa e a invadere il vecchio continente.

Una delle prime notizie di coni gelato in Italia risale all’inizio degli anni Trenta, quando un produttore ungherese li importa a Trieste.

Tra l’altro proprio in questa città e nello stesso torno di anni, si cominciano a usare i primi porzionatori rotondi a pallina, che il gelatiere zoldano Antonio Zampolli (ancor oggi esiste a Trieste una gelateria con questo nome), si fa portare dai marinai americani in arrivo nel porto cittadino.

Il cambiamento dei consumi negli Stati Uniti

Le grandi aziende alimentari americane, lente a capire il cambiamento in corso, sono rimaste ancorate ai vecchi schemi che vedevano il consumatore seguire modelli di acquisto consolidati da decenni.

Il fatto che un’azienda nata da poco più di dieci anni possa superare le grandi e tradizionali aziende alimentari americane in così poco tempo dimostra come i trend di consumo dei consumatori americani siano cambiati.

Yoplait poteva vantare il 25% delle vendite di yogurt sul mercato americano fino al 201, anno in cui la General Mills ne ha comprato gli interessi.

Al 2015, era il brand più venduto del paese.

General Mills, con vendite in America di circa $45 miliardi, afferma che il crollo delle vendite dello yogurt ha costretto a tagliare i prezzi.

Chobani, dal canto suo, è cresciuto a dismisura con $1 miliardo di fatturato in confronto ai leader dell’industria nell’arco di soli cinque anni.

Ci sono state grandi difficoltà, ma la la costruzione di uno stabilimento in Idaho ha risolto tutti i problemi di produzione ed ora è diventato il brand più venduto negli Stati Uniti, con vendite vicine ai $2 miliardi.

Il 2016 è stato l’anno più proficuo per Chobani e la concorrenza ne ha preso nota.

Distribuzione moderna, ristorazione e tecnologia

La strategia americana dello yogurt soft si è sviluppata attraverso una combinazione di canali: grandi catene della distribuzione, ristoranti, caffetterie, negozi specializzati e format in franchising.

La collaborazione con operatori di grandi dimensioni permette di ampliare la presenza del prodotto e di inserirlo in abitudini di acquisto già consolidate, mentre le yogurterie specializzate valorizzano la preparazione espressa e la personalizzazione.

Leader nella vendita di zuppe come Campbell e Progresso, di proprietà di General Mills, hanno perso mercato già a partire dal 2011.

Un esempio su tutti: Nature Valley, sempre di proprietà di General Mills, ha avuto una lenta crescita e le vendite delle barrette Special K di Kellogg Co. sono scese del 39% dal 2011.

Da non sottovalutare poi il ruolo che internet e ancora di più l'uso dello smartphone hanno dell'influenza negli acquisti direttamente sul punto vendita.

Internet e smartphone contribuiscono a orientare la scelta del consumatore nel momento dell’acquisto, influenzando la visibilità dei punti vendita, la scoperta dei prodotti e la relazione con i brand.

Smartphone e acquisto yogurt gelato

Gli elementi distintivi della catena di distribuzione

  • Produzione e vendita nello stesso punto: lo yogurt gelato nasce direttamente nei punti vendita, grazie a una produzione interna basata su una ricetta esclusiva.
  • Fornitura di impianti e materia prima: il modello Afy utilizza gli impianti e la materia prima studiati dalla società americana.
  • Distribuzione multilivello: la strategia americana combina grandi operatori della distribuzione, ristoranti e caffetterie.
  • Franchising e rete diretta: lo sviluppo può avvenire affiliando gestori oppure attraverso punti vendita gestiti direttamente.
  • Flessibilità degli spazi: i punti vendita possono utilizzare superfici molto limitate, vetrine di negozi più ampi oppure corner attrezzati all’interno dei centri commerciali.
  • Offerta diversificata: accanto allo yogurt gelato sono presenti proposte senza latte, senza glutine, senza zucchero e proteiche.
  • Personalizzazione: il prodotto può essere accompagnato da frutta, biscotti e altri ingredienti scelti dal cliente.
  • Supporto all’affiliato: il modello comprende un supporto professionale continuativo, dalla progettazione alla promozione del punto vendita.
  • Presenza internazionale: lo sviluppo coinvolge l’Italia, la Spagna e altri mercati europei.
  • Responsabilità ambientale: la responsabilità sociale e il rispetto per l’ambiente sono indicati come pilastri fondamentali.

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