Alvaro Dal Farra è uno dei personaggi più “acrobatici” del panorama sportivo italiano e mondiale: campione di snowboard, pilota di motocross freestyle, fondatore del team Daboot e oggi imprenditore nello sport e ambasciatore di importanti progetti sociali.
La sua presenza digitale ha accompagnato una carriera costruita tra competizioni internazionali, evoluzioni a venti metri d’altezza, insegnamento, organizzazione di eventi e iniziative dedicate a bambini, ragazzi malati e persone in condizioni di fragilità. Il suo profilo Instagram certificato rappresenta uno degli strumenti con cui comunica questa storia e mantiene il rapporto con il pubblico.

Chi è Alvaro Dal Farra
Alvaro Dal Farra ha sfidato ogni limite. Salti, acrobazie, gare, record. Il pericolo per molti anni è stato il suo pane quotidiano.
Campione italiano di snowboard rail e campione di motocross freestyle, tra i 12 piloti più forti al mondo in gare internazionali, Alvaro Dal Farra, 43 anni, di Belluno è anche il fondatore del team Daboot, che ha rappresentato l’Italia in competizioni in tutto il mondo.
Acrobazie mozzafiato con lo snowboard prima e con la moto poi, evoluzioni in volo a venti metri d’altezza. Idolo acclamato da folle di pubblico e seguito su Instagram da 500mila follower.
Per molti anni sono stato uno dei piloti più importanti a livello mondiale nella scena del mondo FMX partecipando a eventi come Red Bull X-Fighters, Master of Dirt, Night of the Jump, LG Action Sport, Dew Tour o dove molte delle aziende leader del settore mi hanno supportato per rappresentarli: Red Bull, Alpinestars, Fiat, KTM, Dunlop, Oakley, Shoei, Braking e molte altre.
Per molti marchi e aziende sono ancora un Ambassador, ancora oggi il mio nome è importante nel settore moto e non solo.
Il profilo Instagram e la comunicazione digitale
Grazie ai miei risultati sportivi e sociali vanto grande notorietà nel territorio nazionale e Bellunese.
La mia puntuale presenza nelle testate giornalistiche e TV, che raccontano le mie imprese, ne sono la dimostrazione.
Oltre alla comunicazione “classica” mi avvalgo molto bene di quella digitale, dove sono considerato un personaggio pubblico tanto da avere il mio profilo Instagram certificato.
Con tutte le mie pagine raccolgo quasi più di 80.000 follower.
La presenza su Instagram si inserisce quindi in una comunicazione più ampia, nella quale lo sport, il team, gli eventi e i progetti di solidarietà contribuiscono a raccontare l’identità pubblica di Alvaro Dal Farra.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Provenienza | Belluno |
| Disciplina principale | Motocross freestyle |
| Disciplina praticata agli inizi | Snowboard |
| Presenza digitale | Profilo Instagram certificato |
| Pubblico complessivo dichiarato | Quasi più di 80.000 follower |
| Team fondato | Daboot |
Dallo snowboard al motocross freestyle
In realtà ho iniziato praticando snowboard anche con risultati ad alto livello, poi in seguito è arrivata la possibilità di coltivare la mia più grande passione: le moto da cross.
Come snowborder ho fatto numerose gare in Italia e all’estero e questo è stato un po’ il mio inizio nell’ambito dello sport professionistico.
Fin da piccolo ho utilizzato le moto, spesso di nascosto, senza l’autorizzazione dei miei genitori - sorride - poi verso i 22 anni ho iniziato con il motocross freestyle.
In Italia nessuno lo praticava. Mi sono avvicinato da solo a questo mondo e e per me è stata una nuova avventura».
Quando avevo circa 20 anni, andavo a Sappada ad allenarmi.
All’inizio forse, non c’è stato un gran feeling, poi è nata una grande amicizia che continua ancora oggi.
Abbiamo gareggiato insieme girando l’Europa e il mondo; forse, una delle più belle esperienze è stata quando siamo andati insieme negli Stati Uniti in quanto eravamo i primi italiani a fare questo tipo di esperienza».
La formazione artistica e l’influenza sulla sua carriera
Mi sono laureato all’Accademia delle Belle Arti con 108 su 110 e da lì è nata la scelta di provarci e di fare il freestyle mx di professione.
Ho portato nell’arte il mio spirito ed i miei docenti erano molto affascinati dal mio modo di esprimermi.
Avevo inoltre un rapporto molto trasparente con i miei professori.
Nel mondo delle moto qualcuno mi saluta chiamandomi dottor Dal Farra».
Ci sono dei risultati legati alla mia creatività che è stata usata da aziende e sponsor facendo progetti grafici per spingere il loro marchio.
Alcune di queste sono Fiat, Red-Bull, KTM e Alpinestars.
Le mie idee creative sul prodotto sono state utilizzate con successo.
C’è anche un’azienda di attacchi da snowboard, la Union, che da sempre mi supporta e ha usato una mia idea grafica della mia moto per realizzare un attacco simile».
La nascita del team Daboot
Dopo una fase iniziale come autodidatta, ho incontrato Massimo Bianconcini, Miki Monti, Luca Zironi, Jader Toninello ed in un secondo momento Vanni Oddera.
Con loro ho dato vita al team Da Boot.
Abbiamo quindi iniziato a creare strutture e ad organizzare manifestazioni, sviluppare e dare nuove forme a questo sport.
Oggi siamo uno dei team più importanti in Italia, in Europa e anche nel mondo».
Il team Daboot ha rappresentato l’Italia in competizioni in tutto il mondo e continua a essere una realtà centrale nel motocross freestyle.
Il tuo team, Da Boot, recluta tutt’ora dei talenti per il motocross freestyle.
Un nome bellunese da fare è il pontalpino Matteo Botteon, che fa parte del mio team.
Il ragazzo sta facendo molto bene, sta crescendo e spero possa migliorare ancora.
Ha già partecipato a competizioni internazionali in Europa e nel mondo, tra cui il Sud America e Israele.
Matteo arriva dalla mia scuola come altri due ragazzi toscani che io alleno e che hanno già alzato il livello italiano in questo sport.
Fanno base a Belluno e si allenano qui.
Le competizioni internazionali
Nel corso degli anni ho partecipato alle manifestazioni più prestigiose esistenti al mondo.
La convocazione che ricordo con maggior piacere è quella ai Red Bull XFighters di Dublino nello Slane Castle.
Questa è una delle gare più prestigiose a livello internazionale e contestualmente è una convocazione che rientra nei miei ricordi più importanti.
Essere lì, voleva dire essere considerato uno dei migliori top riders mondiali».
Tra gli eventi ai quali ha partecipato figurano Red Bull X-Fighters, Master of Dirt, Night of the Jump, LG Action Sport e Dew Tour.
Uno di loro è Leonardo Fini, che partecipa a tutte le coppe del mondo ed è un top otto nel ranking mondiale.
Le sue presenze sono internazionali ed è stato in Cina, Russia, Sud America.
Ultimamente è stato anche negli Stati Uniti per partecipare ad una delle gare più importanti al mondo con l’altro ragazzo toscano che seguo Davide Rossi.
Davide, con Leo, è uno dei piloti più forti in Italia.
Con lui siamo appena stati negli Stati Uniti a Salt Lake City dove ai Nitro World Games ha fatto un ottima figura e per poco non è andato in finale.
Si è confrontato in gare prestigiose ad invito in Europa e nel mondo dove ha sempre ben figurato».
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L’incidente del 2009 e il lungo recupero
Nel 2009, a 32 anni, lo stop.
Quell’incidente che cambia tutto.
Da una capriola in aria con la moto a grande altezza, lo schianto a terra.
Gravissimo, lesioni interne che sembrano fatali.
Il coma.
Poi il lento recupero.
Due anni per tornare alla vita di prima.
Ma Alvaro è diverso.
Nella tua carriera ha subìto due infortuni importanti.
Però da quel sabato 12 settembre 2009 la tua vita è cambiata.
Hai riportato svariate fratture ed alcune lesioni, che avevano indotto i medici dell’ospedale di Ravenna a farti rimanere in rianimazione in coma farmacologico, fino a quando la situazione non si fosse stabilizzata.
Purtroppo l’infortunio del 2009 è quello che ha deciso tutto.
Questo è uno dei punti più importanti, forse fondamentale, della mia vita.
In quell’occasione sono rimasto fra la vita e la morte per qualche giorno ed ho rischiato molto.
Possiamo definirlo l’infortunio più tragico fra quelli che ho avuto, ma poi si è risolto bene, diventando una esperienza molto costruttiva che ha dato una svolta alla mia vita, anche se riprendersi è stato lungo e faticoso».
La trasformazione personale e la mototerapia
Da lì, la sua vita cambia completamente.
E le moto diventano lo strumento per andare a scovare e sostenere persone ai margini, o ammalate.
Nasce con Vanni Oddera il progetto mototerapia.
Fare del bene e abbattere i pregiudizi che esistono sulla presunta diversità è il nostro obiettivo.
Per dimostrare a bambini e ragazzi speciali che non ci sono limiti.
E che non devono arrendersi mai - spiega Alvaro Dal Farra -.
Con il team andiamo negli ospedali e ci esibiamo in moto tra salti e acrobazie.
Li sorprendiamo, li portiamo in moto con noi, li facciamo divertire, diventiamo amici.
Facciamo sentire che siamo al loro fianco».
Con le moto elettriche Alvaro e il suo team entrano anche in corsia negli ospedali, tra malati oncologici e pazienti con disabilità.
O arrivano nelle case di riposo.
E porta gli show nei centri di raccolta dei migranti.
Dalla predisposizione a divertire e intrattenere con i salti, è nata questa missione.
Il pubblico adesso è diverso, mi rivolgo a persone disagiate, cerco di fare sentire loro che non sono sole.
Un campione diventato ambasciatore del bene
Il campione si è trasformato in ambasciatore del bene.
Una delle cose più belle che mi hanno detto i bambini ammalati è: quando sono in moto con te non sto più male.
Questo mi dà la spinta per continuare.
Nei reparti oncologici vedere ragazzini pallidi e sofferenti che dopo il giro in moto ridono e hanno il volto che si tinge di rosa, è il regalo più grande.
Del mio sogno ho fatto la mia vita - spiega Dal Farra -.
Sento il dovere di portare sorrisi e motivazione a chi ne ha bisogno».
Con gli show spettacolari in giro per l’Italia il team finanzia i progetti di solidarietà e la mototerapia.

Il progetto “Mask to ride”
Durante il lockdown a causa del coronavirus, Alvaro e il suo team hanno percorso con il progetto «Mask to ride» 5.000 chilometri e fatto 50 spettacoli in tutta Italia, distribuendo 50mila mascherine in centri per disabilità, reparti degli ospedali, quartieri poveri, accoglienza per migranti.
| Attività del progetto “Mask to ride” | Dato |
|---|---|
| Chilometri percorsi | 5.000 chilometri |
| Spettacoli realizzati | 50 spettacoli |
| Mascherine distribuite | 50mila mascherine |
| Luoghi raggiunti | Centri per disabilità, reparti degli ospedali, quartieri poveri, accoglienza per migranti |
Il progetto ha portato la squadra in diverse realtà del Paese, collegando la comunicazione, la mobilità e gli spettacoli a un sostegno concreto per persone e comunità in difficoltà.
Il ruolo attuale nello sport
Abbandonata la vita del pilota “attivo”, oggi, nell’ambito di questo sport, che ruolo hai?
Sicuramente rimango un punto di riferimento per questo sport.
I miei ruoli sono molti.
Sono giudice internazionale, di coppa del mondo, ai Red Bull XFighters e a tutte le competizioni alle quali ho partecipato.
Inoltre sono allenatore, manager e organizzatore.
Credo di essere una persona competente nel mio sport e sono ritenuto una sorta di guru da parte di organizzatori di manifestazioni, piloti e da molte altre persone impegnate nel motocross freestyle.
Credo che la mia esperienza, in prima fila come rider, mi ha portato ad avere una visione oggettiva di questo sport e capirne le problematiche e la tecnica.
I piloti rispettano molto il mio giudizio e i miei consigli, consapevoli del mio background».
La scuola per piloti
Alvaro continua anche a insegnare nella scuola per piloti che ha fondato, «School», da cui sono usciti talenti italiani della moto come Leonardo Fini e Davide Rossi.
Matteo arriva dalla mia scuola come altri due ragazzi toscani che io alleno e che hanno già alzato il livello italiano in questo sport.
Fanno base a Belluno e si allenano qui.
La scuola rappresenta una delle attività attraverso cui Dal Farra trasmette la propria esperienza agli atleti più giovani e contribuisce alla crescita del motocross freestyle italiano.
Il rapporto con la famiglia e le motivazioni personali
Il mio eroe, fin da piccolo, era l’uomo ragno e da qui si può capire la mia propensione al salto.
Un altro eroe è stato sempre mio papà, che mi ha dato il maggior sostegno per fare ciò che sono riuscito a realizzare, anche se è la persona che meno avrebbe voluto vedermi usare una moto, considerando che fin da bambino me l’aveva proibita.
Effettivamente nella mia carriera mio padre non mi ha mai visto saltare e non ha mai presenziato neanche ad un allenamento.
Ma a lui bastava sapere che fossi felice.
Nel periodo universitario, quando frequentavo Ca’ Foscari, mi ha responsabilizzato dandomi un budget mensile che mi permettesse di studiare come tutti i ragazzi universitari; niente di speciale o “esoso”, solo per responsabilizzarmi.
Quello era il mio budget e con quello dovevo fare tutto, dallo studio, cosa primaria, allo svago che doveva venire solo dopo lo studio.
Inizialmente, per proteggermi, non voleva che andassi in moto e cercava di tenermi il più lontano possibile da esse.
In quel periodo ho cercato di risparmiare il più possibile per potermi comperare una moto e verso i 23 anni ho iniziato questa
Mio padre mi ha sempre motivato, per fare le cose bene e seriamente.
Un’attività che unisce sport, spettacolo e solidarietà
La storia di Alvaro Dal Farra non si limita ai risultati ottenuti nelle gare.
Gli show spettacolari in giro per l’Italia finanziano i progetti di solidarietà e la mototerapia, mentre le competenze maturate nel motocross vengono utilizzate nella formazione dei nuovi piloti e nell’organizzazione delle competizioni.
La sua comunicazione su Instagram contribuisce a rendere visibili le diverse dimensioni della sua attività: le acrobazie, il lavoro del team Daboot, la scuola per piloti, gli eventi e il rapporto con le persone incontrate negli ospedali, nelle case di riposo e nei centri di accoglienza.
Mi sento prescelto da qualcosa di più grande - racconta ancora Alvaro Dal Farra -, destinato a portare calore attraverso la passione per le moto.
La mia missione oggi è dedicare quello che più mi piace fare a persone meno fortunate.
Sono Alvaro Dal Farra, ex pilota di freestyle motocross di livello internazionale, ora imprenditore nello sport.
Il film sulla sua storia
A breve il film sulla sua storia, girato dalla videomaker Alessia Buiatti.
Il progetto cinematografico si aggiunge agli strumenti attraverso cui la sua vicenda personale e sportiva viene raccontata: dalle imprese nel freestyle motocross all’incidente del 2009, dal recupero alla nascita della mototerapia e all’impegno del team Daboot.