Allevare maiali in Sardegna plein air: spazi, razze, strutture e gestione

L’allevamento dei suini allo stato brado o plein air è possibile anche in Sardegna, ma, se si vogliono ottenere dei risultati, richiede un po’ di accortezze. La tecnica prevede che gli animali vivano all’aperto, in spazi verdi, con la possibilità di muoversi, grufolare nel terreno e comportarsi in modo naturale.

L’obiettivo può essere la produzione del suinetto da latte e, in alcuni casi, lo svezzamento di alcuni animali da destinare all’ingrasso. Per un piccolo allevamento destinato all’uso strettamente personale, è comunque necessario organizzare correttamente superfici, recinzioni, ricoveri, alimentazione, acqua e protezione delle piante.

Che cos’è l’allevamento suino plein air

L’allevamento all’aperto dei suini, meglio noto come “Plein Air”, è una tecnica di stabulazione degli animali che negli ultimi anni è andata diffondendosi in Europa.

Prevede l’utilizzo di capannine mobili, poggiate direttamente sul terreno e facilmente spostabili in cui vengono ricoverati gli animali, separati nelle varie fasi di allevamento mediante l’utilizzo di recinzioni, anch’esse facilmente trasferibili.

L’allevamento “plein air” dei suini è un modo di allevare che rispetta il benessere degli animali e la natura, consentendo ai suini di vivere all’aperto, immersi in ampi spazi verdi.

Qui, possono muoversi liberamente, grufolare nel terreno e godere della luce del sole e dell’aria fresca, comportandosi in modo naturale, lontani dalle costrizioni di un allevamento intensivo.

Questo tipo di allevamento non solo offre una qualità di vita migliore agli animali, ma si traduce anche in un prodotto più genuino, ricco di sapori autentici e profondamente legato al territorio.

Suini sardi allevati all’aperto in macchia mediterranea

Quanta superficie serve per i maiali

Un terreno di circa 6 ettari, composto da 4 ettari di oliveto e circa 2 ettari di bosco con eucalipti, macchia mediterranea e fichi d’India, può offrire una base adeguata per un piccolo gruppo di 2 o 3 animali, purché venga organizzato con attenzione.

I suini possono pascolare nel bosco, ma la disponibilità effettiva di alimento spontaneo varia in base alla stagione, alla vegetazione presente, alla fertilità del terreno e al numero di animali.

Per questo motivo, la superficie non deve essere considerata soltanto in termini di estensione complessiva: è importante anche suddividere il terreno, alternare le aree di pascolo e impedire che gli animali utilizzino continuamente la stessa zona.

L’obiettivo del presente programma è quello di dimostrare la reale possibilità di allevare i suini all’aperto (plein air) in maniera razionale, a basso impatto ambientale, e con un limitato investimento economico.

La prova si svolge in un lotto di terreno di Ha 1.00.00, dove grava un carico di 20 scrofe.

SituazioneOrganizzazione indicata nel materiale
Piccolo allevamento familiare2 o 3 animali su una proprietà di circa 6 ettari
Prova di allevamento plein air20 scrofe su Ha 1.00.00
Azienda suinicola del SulcisCirca 150 adulti

Questi dati si riferiscono a condizioni e obiettivi differenti: un piccolo allevamento per uso personale non è paragonabile a una prova organizzata o a un’azienda professionale. La superficie necessaria dipende quindi dalla gestione del pascolo, dalla produttività del terreno, dalla disponibilità di mangime e dall’obiettivo produttivo.

Bosco e oliveto: come scegliere le aree di pascolo

Il bosco può essere utilizzato per il pascolo, soprattutto quando comprende macchia mediterranea e altre risorse spontanee. Tuttavia, gli animali devono poter disporre anche di zone asciutte, ombreggiate e facilmente controllabili.

L’oliveto può essere una risorsa interessante quando cresce molta erba, ma presenta un rischio specifico: le piante possono subire danni provocati dal grufolamento, dal calpestio e dal “grattamento” contro i tronchi.

Le piante vanno protette fino all’altezza di 80-100 cm del fusto dal probabile “grattamento”.

La protezione dei tronchi è particolarmente importante per gli olivi giovani e per le piante con corteccia delicata. Anche quando l’oliveto è ricco di erba, è preferibile controllare periodicamente le condizioni delle piante e degli animali.

Una soluzione pratica consiste nel recintare separatamente il bosco e una parte dell’oliveto, utilizzando le diverse aree in modo alternato. In questo modo si può limitare il danneggiamento della vegetazione e consentire al terreno di recuperare.

Recinzioni robuste e protezione dai cinghiali

La recinzione del terreno deve essere bella robusta e interrata almeno 30 cm.

L’interramento serve a ridurre il rischio che i suini scavino sotto la rete e riescano a uscire. La recinzione deve inoltre essere controllata regolarmente, soprattutto dopo piogge intense, attività di scavo o spostamenti del terreno.

La recinzione perimetrale e la settorializzazione dell’allevamento è realizzata con recinzioni elettriche, la cui alimentazione avviene a mezzo pannelli solari.

Le recinzioni elettriche possono essere utilizzate per delimitare il perimetro e per creare settori facilmente modificabili. L’alimentazione tramite pannelli solari è indicata nelle aree rurali dove non è disponibile una rete elettrica vicina.

Se ci sono cinghiali, occorre prestare attenzione: sono attratti dalle scrofe in calore.

La presenza di cinghiali rende ancora più importante controllare il perimetro e mantenere efficiente la recinzione. Il contatto con animali selvatici può inoltre complicare la gestione sanitaria dell’allevamento.

Recinzione elettrica con pannelli solari per suini

Acqua, mangime e alimentazione

I suini possono pascolare nel bosco, debbono avere disponibilità di acqua e in aiuto del cibo spontaneo un po’ di mangime.

La vegetazione spontanea, l’erba e le risorse presenti nel bosco possono integrare l’alimentazione, ma non devono essere considerate l’unica fonte di nutrimento. La quantità di cibo disponibile cambia durante l’anno e può diminuire nei periodi più secchi.

Per mantenere gli animali in buone condizioni è quindi necessario prevedere una disponibilità costante di acqua e un’integrazione con mangime.

Il mercato offre tutta l’attrezzatura che vuoi.

Tra le attrezzature disponibili rientrano anche i dosatori automatici di mangime, utili quando il proprietario non può recarsi ogni giorno nell’allevamento. L’automazione, però, non elimina la necessità di effettuare controlli regolari sugli animali, sulle recinzioni, sull’acqua e sui ricoveri.

La distribuzione automatica del mangime può aiutare a rendere più regolare l’alimentazione, ma deve essere verificata per evitare guasti, umidità, sprechi o interruzioni nella somministrazione.

Ricoveri e capannine mobili

Gli animali devono avere un minimo di ricovero.

I ricoveri sono di tipo prefabbricato, per i quali è necessaria una semplice autorizzazione comunale.

Le capannine mobili, poggiate direttamente sul terreno e facilmente spostabili, permettono di ricoverare gli animali e di trasferire il punto di riparo quando il terreno si deteriora o si accumulano deiezioni.

La possibilità di spostare i ricoveri è coerente con la gestione a settori dell’allevamento. Le diverse fasi di allevamento possono essere separate mediante recinzioni facilmente trasferibili.

Il ricovero deve essere collocato in una zona che non si allaghi e che garantisca protezione dalle condizioni meteorologiche sfavorevoli. La posizione deve inoltre consentire un controllo agevole degli animali e il rifornimento dell’acqua e del mangime.

Scelta della razza per l’allevamento brado

La razza deve essere adeguata, nel senso che oggi ci sono suini che risultano eccessivamente esigenti per questo tipo di allevamento.

Per l’allevamento allo stato brado sono quindi preferibili tipi genetici un po’ rustici, che depositano grasso.

La scelta deve tenere conto della rusticità, della capacità di sfruttare il pascolo, della resistenza alle condizioni ambientali e dell’obiettivo produttivo. Un animale selezionato esclusivamente per sistemi intensivi può risultare meno adatto a vivere all’aperto e a utilizzare risorse alimentari variabili.

Suini rustici e adattati al territorio possono essere più indicati per un allevamento plein air in Sardegna. La razza o popolazione Sarda rappresenta un riferimento particolarmente legato al contesto regionale.

La razza-popolazione Sarda

Un’azienda agricola del Sulcis alleva suini certificati di razza sarda 100% e iscritti negli album dell’ANAS.

Il suo aspetto è particolarmente affascinante: di taglia media-piccola, con un manto che può variare dal nero al grigio scuro, ha un corpo robusto e muscoloso, gambe forti e un muso allungato.

I suini all’interno di questo allevamento sono circa 150 adulti, certificati di razza sarda 100% e iscritti negli album dell’ANAS.

In 4 anni Linda e Sandro hanno triplicato la loro attività ottenendo traguardi significativi.

La scelta di una razza sarda può offrire un collegamento diretto con il territorio e con la tradizione locale, oltre a valorizzare un animale rustico e adatto alle condizioni ambientali dell’isola.

Incrocio con un verro selezionato

Tipi genetici un po’ rustici, che depositano grasso vanno bene, magari le fecondi con un verro selezionato, tipo il Landrace di cui parlavi prima quando accennavi a suini lunghi.

Il riferimento al Landrace riguarda suini lunghi e può essere valutato nell’ambito di un programma di incrocio. La scelta deve comunque essere coerente con il sistema plein air e con l’obiettivo produttivo, perché un incrocio può modificare rusticità, conformazione, crescita e deposizione di grasso.

Allevare suini di Cinta Senese può essere un desiderio, ma in Sardegna la disponibilità può essere limitata. Per questo motivo è opportuno verificare localmente la reperibilità degli animali e orientarsi verso una razza o un tipo genetico effettivamente disponibile e adatto all’ambiente.

Suino di razza Sarda in allevamento plein air

Obiettivi produttivi: suinetto da latte e ingrasso

Si punterà in particolare alla produzione del suinetto da latte ed eventualmente si considera la possibilità di svezzare alcuni animali da destinare all’ingrasso.

La produzione suinicola sarda è orientata prevalentemente verso il suinetto da latte ed il magrone.

ProduzioneQuota delle macellazioni del 2019
Suinetto da latte67%
Magrone24%

Nel periodo 2015-2019 si evidenzia nei mattatoi sardi un trend positivo delle macellazioni (+37%).

Il 90% dei capi proviene da allevamenti regionali, mentre la quota proveniente dall’estero si è progressivamente ridotta da oltre 52.000 nel 2015 a 29.190 nel 2019.

La Sardegna è la regione che macella più lattonzoli in Italia (67,04% del totale) e si pone al secondo posto per magroncelli e magroni.

La situazione degli allevamenti suini in Sardegna

Gli allevamenti, soprattutto organizzati a ciclo chiuso (96%), sono oltre quattordicimila e sono localizzati in massima parte nel territorio di competenza delle Aziende Sanitarie Locali di Oristano (2843), Cagliari (2827), Sassari (2793) e Nuoro (2388).

La consistenza media regionale è di 13,2 capi/azienda con un’estrema variabilità del dato.

Il 90% degli allevamenti è di tipo stabulato, solo il 10% semibrado.

IndicatoreDato
Allevamenti organizzati a ciclo chiuso96%
Consistenza media regionale13,2 capi/azienda
Allevamenti di tipo stabulato90%
Allevamenti di tipo semibrado10%
Trend delle macellazioni 2015-2019+37%

La prevalenza degli allevamenti stabulati mostra che il sistema plein air o semibrado richiede una progettazione specifica, soprattutto per la gestione delle recinzioni, dei ricoveri, del pascolo e dell’alimentazione.

Un esempio aziendale nel Sulcis

L’azienda agricola di Sandro Trullu e Linda nasce nelle campagne di Perdaxius, un piccolo paese gioiello nascosto nel cuore del Sulcis, immerso in una natura rigogliosa e incontaminata, l’azienda è circondata da colline verdi di macchia mediterranea campi di foraggere vigne e oliveti.

Proprio in questo contesto siamo stati ospitati da Linda e Sandro, artefici di un’eccellenza suinicola, di cui si prendono cura ogni giorno, per tutto l’anno senza interruzioni.

Impressiona, la dedizione dimostrata da Linda e Sandro nella gestione della loro attività, il loro profondo amore e rispetto per gli animali è evidente, rispecchiato nelle condizioni ottimali in cui si trovano questi animali.

Ci raccontano che in passato proprio in questa zona del Sulcis, a Perdaxius, si usava conservare le carni sotto sale da poter usare come accompagnamento in un secondo momento con i legumi, in particolare con il famoso fagiolo di Terraseo, paese confinante con la loro azienda.

Irpinia allevamento all'aperto salumi azienda agricola Biancaniello

Gestione pratica di un piccolo allevamento

Per un piccolo allevamento composto da due scrofe o da due o tre animali, la gestione può essere organizzata attraverso alcuni elementi essenziali:

  • recinzione perimetrale robusta, interrata almeno 30 cm;
  • eventuale recinzione elettrica per la settorializzazione e il contenimento;
  • disponibilità permanente di acqua;
  • integrazione con mangime oltre al cibo spontaneo;
  • ricovero minimo, preferibilmente prefabbricato e spostabile;
  • protezione dei tronchi fino a 80-100 cm;
  • controllo dei cinghiali, soprattutto in presenza di scrofe in calore;
  • alternanza delle aree di bosco, oliveto e pascolo;
  • controlli regolari anche quando vengono utilizzati dosatori automatici.

La recinzione del bosco può essere utile per sfruttare la vegetazione spontanea, mentre una parte dell’oliveto può essere utilizzata quando cresce molta erba, a condizione che le piante siano protette.

Il dosatore automatico può ridurre la necessità di recarsi ogni giorno nell’area, ma la presenza dell’allevatore resta necessaria per verificare lo stato degli animali, la funzionalità delle attrezzature e l’integrità delle recinzioni.

Autorizzazioni e supporto tecnico

Per i ricoveri di tipo prefabbricato è necessaria una semplice autorizzazione comunale.

Contattare l’ufficio Ersat o il tecnico sopra indicato per informazioni e visite guidate.

Contattando il centro di cui fanno parte gli autori potrai avere consigli ed aiuto per il tuo progetto di allevamento.

Ulteriori informazioni possono essere reperite nella apposita sezione del sito accessibile anche tramite il link sottostante.

La prova è tuttora in corso. La relazione e i dati tecnico-economici verranno pubblicati a prova conclusa.

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