Il caso Chiara Ferragni-Pandoro Balocco riguarda la campagna promozionale di Natale 2022 del “Pandoro Pink Christmas”, presentato come un prodotto legato a un’iniziativa benefica a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino.
L’Antitrust ha ritenuto ingannevole la comunicazione perché lasciava intendere che l’acquisto del pandoro avrebbe contribuito direttamente alla ricerca sull’osteosarcoma e sul sarcoma di Ewing e all’acquisto di un nuovo macchinario, mentre la donazione era già stata stanziata da Balocco mesi prima del lancio commerciale.

Che cosa è successo con il Pandoro Pink Christmas
Le aziende Fenice e TBS Crew, che gestiscono i marchi e i diritti di Chiara Ferragni, insieme a Balocco, avrebbero pubblicizzato il pandoro “Pink Christmas” facendo pensare alle persone che una parte dei soldi andasse all’ospedale di Torino per sostenere la ricerca su due tipi di cancro e comprare una nuova macchina.
Il prodotto veniva venduto a circa 9,37 euro, mentre il pandoro tradizionale Balocco costava circa 3,70 euro.
Il prezzo del pandoro griffato Ferragni era quindi oltre due volte e mezzo quello del pandoro normale.
In realtà, Balocco aveva già donato 50mila euro all’ospedale nel maggio 2022, molto prima del Natale e diversi mesi prima del lancio dell’iniziativa, avvenuto a novembre 2022.
La donazione era stata dunque stabilita in cifra fissa e non dipendeva dal numero di pandori venduti.
Le aziende di Ferragni, anche se hanno guadagnato più di 1 milione di euro con questa operazione, non hanno effettivamente contribuito alla causa solidale da loro promossa.
Perché l’Antitrust ha parlato di pratica commerciale scorretta
L’Antitrust ha sanzionato le società Fenice e TBS Crew e Balocco per “pratica commerciale scorretta”.
Far credere, nel comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa, che acquistando il “Pandoro Pink Christmas” al prezzo di oltre 9 euro, anziché di circa euro 3,70 del pandoro non griffato, i consumatori avrebbero contribuito alla donazione che, in realtà, era già stata fatta dalla sola Balocco, in cifra fissa, a maggio 2022, quindi molti mesi prima del lancio dell’iniziativa, avvenuto a novembre 2022;
Aver diffuso, tramite il cartiglio apposto su ogni singolo pandoro “griffato” Ferragni, informazioni idonee ad avvalorare la circostanza - non vera - che l’acquisto del prodotto avrebbe contribuito alla donazione pubblicizzata;
Aver pubblicato post e stories sui canali social della signora Ferragni in cui si lasciava intendere che comprando il “Pandoro Pink Christmas” si poteva contribuire alla donazione e che la Signora Ferragni partecipava direttamente alla donazione, circostanze risultate non rispondenti al vero, nonostante le sue società avessero incassato oltre 1 milione di euro.
| Soggetto | Sanzione |
|---|---|
| Fenice | 400 mila euro |
| TBS Crew | 675 mila euro |
| Balocco | 420 mila euro |
| Totale | oltre 1,4 milioni di euro |
Nel dicembre del 2023 Ferragni e Balocco erano stati già multati per 1,4 milioni di euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, più nota come Antitrust.
Questo aveva già portato l’Antitrust a multare Chiara Ferragni con 1 milione di euro.
Il documento dell’Antitrust chiarisce che il messaggio pubblicitario era costruito per far credere ai consumatori che l’acquisto del pandoro avrebbe contribuito direttamente alla donazione per l’Ospedale Regina Margherita.
Il prezzo maggiorato e il collegamento con la donazione
Il sovrapprezzo rispetto al pandoro tradizionale rafforzava, agli occhi del consumatore, il convincimento che nel maggior prezzo del pandoro griffato fosse incluso un contributo alla donazione.
Il Codacons fa sapere di essere «a disposizione di quanti intendano chiedere a Chiara Ferragni e alla Balocco la restituzione dei 9,37 euro spesi per il pandoro ‘PinkChristmas’, anche in considerazione del fatto che, come affermato dall’Antitrust, la differenza di prezzo con il pandoro tradizionale Balocco «non giustificata da una maggior qualità degli ingredienti, rafforzava, agli occhi del consumatore, il convincimento che nel maggior prezzo del Pandoro griffato fosse incluso un contributo alla citata donazione».
Come accertato dall’Antitrust, mentre la donazione all’ospedale era di soli 50mila euro, pagati da Balocco, le due società di Chiara Ferragni, Fenice e TBS Crew, hanno incassato complessivamente oltre 1 milione di euro.
Il contratto prevedeva che, in caso di disaccordo sulla comunicazione, la decisione delle società della Ferragni sarebbe stata vincolante.
Il 14 novembre 2022, Balocco scriveva internamente “Mi sembra che invece si voglia far passare il messaggio che acquistando il pandoro si contribuisca alla donazione” avvertendo del rischio di pubblicità ingannevole.
Il team Ferragni, però, impose la propria linea, modificando i testi per far apparire le vendite come il mezzo per finanziare la ricerca medica.
La posizione di Chiara Ferragni
Chiara Ferragni ha dichiarato di essere in buona fede e ha annunciato che avrebbe impugnato il provvedimento dell’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, «perché lo ritengo sproporzionato e ingiusto».
“Quella con Balocco - continua l'influencer - è stata un'operazione commerciale come tante ne faccio ogni giorno. In questa particolare ho voluto sottolineare la donazione benefica fatta da Balocco all'ospedale Regina Margherita perché per me era un punto fondamentale dell'accordo. E sapere che quel macchinario che permette di esplorare nuove cure per i bambini affetti da osteosarcoma e sarcoma di Ewing ora è lì in ospedale è quello che più conta”.
“Io e la mia famiglia - conclude - continueremo a fare beneficenza, così come abbiamo sempre fatto perché mai vorrò rinunciare a questa parte della mia vita. Dal momento che ritengo ingiusta la decisione adottata nei miei confronti, la impugnerò nelle sedi competenti".
Come aveva già detto nei giorni scorsi, l’imprenditrice digitale conferma che impugnerà il provvedimento dell’Agcm.
«Il mio errore in buona fede - continua - è stato legare con la comunicazione una attività commerciale e una di solidarietà. Purtroppo si può sbagliare, mi spiace averlo fatto e mi rendo conto che avrei potuto vigilare meglio.
Chiara Ferragni ha riconosciuto un errore di comunicazione e ha dichiarato che in futuro avrebbe separato completamente le attività commerciali dalle attività di beneficenza.
Il video di scuse e la promessa di donare un milione di euro
Per cercare di arginare le polemiche, Chiara Ferragni ha pubblicato un video di scuse sui social.
«Sono sempre stata convinta che chi è più fortunato ha la responsabilità morale di fare del bene. Questi sono i valori che hanno sempre spinto me e la mia famiglia. Questo è quello che insegniamo ai nostri figli. Gli insegniamo anche che si può sbagliare, e che quando capita bisogna ammettere, e se possibile, rimediare all’errore fatto e farne tesoro. Ed è quello che voglio fare ora. Chiedere scusa e dare concretezza a questo mio gesto: devolverò 1 milione di euro al Regina Margherita per sostenere le cure dei bambini».
Ferragni ha dichiarato che devolverà un milione di euro in beneficenza più la differenza che ci sarà, nel caso in cui il suo appello venisse raccolto favorevolmente, tra la sentenza richiesta e quella confermata.
Potenzialmente, Chiara Ferragni potrebbe quindi versare anche il doppio della somma che le è stata sanzionata.
«Ma non basta: lo faccio pubblicamente perché mi sono resa conto di aver commesso un errore di comunicazione. Un errore di cui farò tesoro in futuro, separando completamente qualsiasi attività di beneficenza, che ho sempre fatto e continuerò a fare, da attività commerciali. Perché anche se il fine ultimo è buono, se non c’è stato un controllo sufficiente sulla comunicazione, può ingenerare equivoci».
«Ma, se la sanzione definitiva dovesse essere, come spero, inferiore a quella decisa dall’Agcm, la differenza verrà aggiunta al milione di euro.
Nei prossimi giorni parlerò con il Regina Margherita per capire come l’ospedale utilizzerà la somma da me donata e vi racconterò periodicamente gli aggiornamenti.
Il mio errore rimane - conclude - ma voglio far sì che da questo errore si generi qualcosa di costruttivo e di positivo».
LE SCUSE DI CHIARA: analisi punto per per punto
Si è parlato molto del video perché Chiara Ferragni si è presentata strategicamente con colori neutri e senza trucco.
Questa mossa strategica è stata anche sottoposta al giudizio dell’armocromista di Elly Schlein, la quale ha spiegato che Chiara Ferragni ha usato il grigio per simulare dispiacere.
Dulcis in fundo, Chiara Ferragni è stata raggiunta anche da Valerio Staffelli per ricevere il Tapiro d’Oro.
A distanza di settimane dal video, in cui dichiarava di voler devolvere un milione di euro al Regina Margherita di Torino, l’ospedale ha fatto sapere che la somma è stata ufficialmente versata.
Le richieste di rimborso dei consumatori
Dopo la multa Antitrust a Chiara Ferragni, «i consumatori italiani si attivano per ottenere la restituzione dei soldi pagati per il pandoro Balocco griffato dall’influencer».
Lo afferma il Codacons che sta ricevendo «centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini intenzionati ad intentare causa alla Ferragni».
Numerosi consumatori «che lo scorso anno avevano partecipato all’iniziativa Balocco-Ferragni acquistando il pandoro ‘solidale’ si stanno attivando attraverso il Codacons per chiedere la restituzione dei soldi versati, considerato che l’acquisto è stato realizzato sulla base di informazioni ingannevoli legate alla destinazione dei proventi delle vendite - spiega l’associazione - Molti coloro che, non avendo conservato lo scontrino, ci stanno chiedendo come fare per tutelare i propri diritti: in questo caso è possibile agire per il rimborso della spesa anche in assenza del relativo scontrino di acquisto, firmando una autocertificazione».
Il Codacons ha chiesto l'intervento della Guardia di Finanza.
In una nota, il Codacons ha chiesto l'intervento della GfF con la richiesta di "porre sotto sequestro i conti delle sue società a tutela delle azioni di rivalsa da parte dei consumatori che hanno acquistato il pandoro griffato".
“L’Antitrust ha accolto in pieno l’esposto presentato lo scorso gennaio da Codacons assieme ad Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, e ha confermato l’ingannevolezza della campagna commerciale sul pandoro griffato lanciata da Chiara Ferragni e Balocco".
Una sanzione che porta oggi "il Codacons ad annunciare una nuova iniziativa legale contro Chiara Ferragni e Balocco, in favore di tutti gli utenti caduti in errore".
Nella denuncia presentata "riportavamo segnalazioni circa la scarsa trasparenza dell’iniziativa di solidarietà e i dubbi sull’utilizzo dei fondi raccolti presso i cittadini che avevano acquistato il pandoro - ricostruisce il Codacons - Ora, a seguito della decisione dell’Antitrust che ha accolto le nostre tesi riconoscendo la pratica commerciale scorretta, avvieremo una azione legale contro la Balocco e Chiara Ferragni, chiedendo ai due soggetti di rimborsare il costo del pandoro a tutti i consumatori che hanno aderito all’iniziativa di solidarietà".
La denuncia per truffa e le indagini delle Procure
A questo si aggiunge anche la denuncia del Codacons per truffa aggravata ai danni dei consumatori chiedendo l'intervento della Guardia di Finanza.
Al momento sono quattro le Procure nazionali che stanno indagando su Chiara Ferragni e i pandori Balocco: Milano, Cuneo, Prato e Trento.
Si tratta di fascicoli "esplorativi" modello 45, ovvero senza indagati né ipotesi di reato.
Qualora le indagini dovessero però proseguire e prospettare la stessa ipotesi di reato nelle varie province, essendo unico il fatto, le varie inchieste confluirebbero in un unico procedimento.
Il capo d'accusa che pende sulla testa dell'imprenditrice digitale potrebbe essere, in tal caso, quello della frode in commercio.
Il caso Chiara Ferragni non accenna a placarsi.
La Procura di Milano ha chiuso le indagini nei confronti dell'imprenditrice digitale e di altre persone coinvolte, aprendo la strada a una possibile richiesta di processo per truffa aggravata.
Le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, coordinate dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pubblico ministero Cristian Barilli, hanno fatto emergere uno schema ripetuto su più operazioni che presentava profili ingannevoli nelle due campagne di beneficenza.
La nota della Procura di Milano, firmata dal procuratore Marcello Viola, sottolinea che le indagini "hanno permesso di ricostruire la pianificazione e diffusione di comunicazioni di natura decettiva [cioè ingannevole ndr], volte a indurre in errore i consumatori in ordine al collegamento tra l'acquisto dei prodotti pubblicizzati e iniziative benefiche".
La difesa ha ora 20 giorni di tempo per richiedere l’interrogatorio dei propri assistiti da parte dei magistrati, che dovranno poi decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o l’archiviazione del fascicolo.
Tuttavia, secondo quanto riportato da Fanpage.it, i presupposti della Procura sembrerebbero orientati verso la richiesta di processo.
Il reato di truffa aggravata e continuata, contestato all’influencer, prevede sanzioni più severe rispetto alla truffa semplice.
Nella sua forma base, la truffa è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 51 a 1.032 euro.
La differenza tra sanzione dell’Antitrust e procedimento penale
Essere prosciolti dall’accusa di truffa non significa non aver ingannato i consumatori.
La giustizia penale richiede prove di “artifizi e raggiri” molto complesse.
La sentenza dell’Antitrust riguarda invece la valutazione della comunicazione commerciale e della sua capacità di indurre in errore i consumatori.
Il mese scorso, il dibattito pubblico su Chiara Ferragni si è concentrato quasi esclusivamente sugli sviluppi penali della vicenda Pandoro, con molti media che hanno parlato di “piena innocenza” a seguito delle notizie su possibili archiviazioni o risarcimenti.
Tuttavia, la narrazione giornalistica sembra dimenticare un pilastro fondamentale e ormai inamovibile: la sanzione da oltre un milione di euro dell’Antitrust per pratica commerciale scorretta.
Mentre il processo penale cercava di stabilire se esistano gli estremi per il reato di truffa, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, AGCM, aveva già emesso un verdetto che, dopo la rinuncia al ricorso da parte dell’influencer, è diventato definitivo e inoppugnabile.
Contro la sentenza Ferragni non ha fatto ricorso accettando il giudizio.
Perché l’archiviazione in sede penale non cambia il giudizio dell’Antitrust.
La sentenza civile del Tribunale di Torino
La campagna di comunicazione per il pandoro “Pink Christmas”, griffato dall’influencer Chiara Ferragni, ha ingannato i consumatori.
È la conclusione alla quale è giunta la giudice della prima sezione del Tribunale civile di Torino, Gabriella Ratti, che ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni di consumatori Codacons, Adusbef e Utenti dei servizi radiotelevisivi.
La sentenza riconosce nell’azione dell’industria dolciaria piemontese di Fossano, in provincia di Cuneo, una “pratica commerciale scorretta” in violazione del Codice del consumo, in merito alla campagna di beneficenza legata al dolce, con proventi destinati all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.
La sentenza - secondo le associazioni di consumatori - “apre la porta ai risarcimenti”.
Il precedente delle uova di Pasqua
Dopo il caso relativo al Pandoro si è aperto anche il precedente delle uova di Pasqua.
L'azienda CerealiItalia, proprietaria del marchio Dolci Preziosi, aveva creato questa campagna in favore dell'associazione i Bambini delle Fate.
Questa campagna avrebbe raccolto 36mila euro in donazioni ma Chiara Ferragni avrebbe incassato più di un milione di euro, anche in questo caso.
Secondo Franco Antonello, fondatore dell'associazione i Bambini delle Fate a cui si collegava l'iniziativa commerciale delle uova benefiche, l'azienda dolciaria aveva proposto inizialmente che la donazione venisse legata alla vendita delle uova di Pasqua.
La vicenda riguarda la campagna promozionale di una linea di pandori di Balocco chiamata “Pandoro Pink Christmas”, e di una di uova di Pasqua di Dolci Preziosi, a cui Ferragni aveva collaborato tra il 2021 e il 2022.
La seconda operazione riguarda la vendita delle uova di Pasqua di Chiara Ferragni e Dolci Preziosi negli anni 2021-2022, anch'essa legata a un presunto progetto di solidarietà.
Secondo l'accusa, nella prima campagna si lasciava intendere che la vendita di ciascun pandoro avrebbe contribuito a una donazione di beneficenza all'ospedale Regina Margherita di Torino, quando in realtà la quota della donazione era già stata stabilita in precedenza da Balocco, a prescindere dalle vendite.
La Procura contesta alle società di Ferragni un "ingiusto profitto" complessivo pari a 2 milioni e 225 mila euro.
| Campagna | Profitto contestato |
|---|---|
| Campagna Balocco | 1 milione e 75 mila euro |
| Uova di Pasqua Dolci Preziosi | 1 milione e 50 mila euro |
| Totale | 2 milioni e 225 mila euro |
Le persone coinvolte e le posizioni della difesa
Oltre a Chiara Ferragni, risultano indagati il suo ex manager Fabio Salvatore Maria Damato, la rappresentante legale della Balocco spa Alessandra Balocco e Francesco Cannillo, presidente del Consiglio di amministrazione di Cerealitalia-ID spa.
La procura di Milano aveva chiesto un anno e otto mesi anche per Fabio Damato, ex collaboratore di Ferragni, e un anno per Francesco Cannillo, presidente del gruppo a cui fa capo Dolci Preziosi, entrambi a loro volta prosciolti.
Gli avvocati dell'influencer, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno commentato la chiusura delle indagini preliminari affermando: "Riteniamo che questa vicenda non abbia alcuna rilevanza penale e che i profili controversi siano già stati affrontati e risolti in sede di Agcom. Avvieremo al più presto un confronto con i pubblici ministeri e confidiamo in una conclusione positiva della vicenda. Chiara Ferragni ha fiducia nel lavoro della magistratura e che la sua innocenza venga acclarata quanto prima".
In un'intervista a Fanpage.it, l'avvocato Iannaccone ha inoltre precisato che Chiara Ferragni è "una cittadina modello" e che per la difesa si tratta di una vicenda "già conclusa con la definizione dei rapporti con l'autorità giudiziaria".
Il collegio di difesa di Alessandra Balocco, legale rappresentante dell’omonima società, composto dagli avvocati Alessandro Pistochini e Alessandra Bono, ha diffuso a sua volta una nota, attraverso la quale dichiara che “prende atto della conclusione delle indagini che darà la possibilità di accedere a tutti gli atti e di esercitare a pieno le proprie prerogative difensive.
In quasi cento anni di storia, Balocco S.p.A. ha sempre rispettato i suoi consumatori che sono la forza dell’azienda.
Il collegio di difesa ha piena fiducia nel lavoro della magistratura ed è convinto di dimostrare la correttezza dell’operato della propria assistita e di convincere il Pubblico Ministero a formulare una richiesta di archiviazione”.
Le reazioni della politica e dei personaggi pubblici
Il caso ha generato numerose reazioni sui social da parte di personaggi famosi, così come da parte della politica.
Giorgia Meloni ha attaccato Chiara Ferragni dal palco di Atreju, la convention dei giovani di Fratelli d'Italia: “Gli infuencer non sono quelli che promuovo panettoni facendo credere si farà beneficenza, ma il cui prezzo servirà solo a pagare cachet milionari”.
Il marito di Chiara Ferragni ha approfittato per rompere il silenzio dopo che Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha tirato in ballo la vicenda sul palco di Atreju 2023.
Fedez, nel tentativo di spostare l'attenzione, ha dichiarato che Chiara Ferragni ha pagato di tasca sua e ha poi chiesto a Giorgia Meloni se i politici al Governo chiedono scusa come ha fatto sua moglie.
Nel merito della vicenda, a difesa di Chiara Ferragni, è intervenuto a Fanpage.it anche un magistrato, Valerio de Gioia, consigliere della Corte d'Appello, il quale ha dichiarato che l'esposto presentato dal Codacons verosimilmente sarà archiviato: "C'è differenza tra truffa aggravata e una pratica commerciale scorretta. Credo che, sulla base di quanto ho potuto leggere finora, questo non sia un caso di truffa aggravata. Verosimilmente il procedimento giudiziario sarà archiviato".
Il rapper continua a sostenere la moglie, soprattutto commentando sui social quelli che ritiene siano atteggiamenti incomprensibili da parte dei giornalisti: "C'era meno gente per Matteo Messina Denaro" ha tuonato, lamentando che la stampa si occupi di questioni che riguardano la moglie e non siano davvero prioritarie.
A questo si aggiunge, poi, un ulteriore commento fatto, però, ad un servizio di Pomeriggio Cinque sulla questione Ferragni, in cui Fedez contesta il fatto che la giornalista abbia fermato la dog sitter del loro cane.
Il caso ha scatenato anche la reazione pungente di Heather Parisi, che fu una delle più autorevoli testimonial Balocco: "Pubblicità non ingannevole", ha scritto pubblicando lo screen della sua pubblicità degli anni '80.
Anche Cesara Buonamici ha dichiarato: "Generosa ma astuta, l'avidità è cattiva consigliera".
La perdita di follower e le conseguenze professionali
Il caso sta avendo diverse ripercussioni sulla vita lavorativa di Chiara Ferragni.
Lo scorso 21 dicembre, il brand di occhiali Safilo ha deciso di interrompere la collaborazione con l'influencer e imprenditrice digitale per "violazione dei principi etici" dell'azienda.
Altro grande marchio che ha preso la decisione di interrompere i contatti lavorativi con Ferragni è stato Coca Cola che aveva inizialmente confermato di aver lavorato con l'influencer per poi annunciare che il contratto che prevedeva una collaborazione per i prossimi mesi, non sarebbe andato avanti.
Infine, alla lista si aggiunge anche Monnalisa, noto marchio di vestiti di abbigliamento per bambini che starebbe valutando di chiudere la collaborazione.
In più, Paola Baravelli, titolare della gioielleria Baravelli di Ferrara, aveva raccontato al Corriere della Sera come stava procedendo l'andamento delle vendite dei prodotti legati all'influencer, manifestando a sua volta l'intenzione di non rinnovare più l'accordo.
Non soltanto: Ferragni su Instagram ha iniziato a perdere migliaia di follower: dal 15 dicembre al 27 dicembre se ne contano 157mila in meno.
Dopo un lungo periodo di silenzio social, Chiara Ferragni è tornata a popolare il feed di Instagram, insieme alla madre Marina Di Guardo, con alcune accortezze come quella di cancellare i commenti negativi e limitare quelli dei non-seguaci.
L'effettivo ritorno dell'influencer sui social è arrivato con un messaggio che Ferragni ha voluto rivolgere a chi le è stato accanto.
Vorrei ringraziare tutto quelle persone che in questi giorno mi sono state vicine e hanno avuto una buona parola per confortarmi. Ringraziare tutte quelle persone che hanno mandato un messaggio o un Direct, che hanno chiesto come stessi, che mi hanno spronata a tornare sui social.
Chiara Ferragni è tornata su Instagram per pochi secondi in un video di Capodanno pubblicato da Fedez: la famiglia ha brindato prima della mezzanotte e l'influencer è apparsa in un fotogramma.
Un tentativo che però non è riuscito ad abbassare il tono degli insulti e a riportare una parvenza di normalità, anzi, si potrebbe dire che sia addirittura fallito.
Il significato del caso per la comunicazione solidale
Lo scandalo Ferragni-Balocco ha riaperto il dibattito sulla trasparenza delle campagne commerciali legate alla beneficenza.
Il problema secondo Leonardo Becchetti, esperto di economia civile e sociale, è che: “… oggi la responsabilità sociale ed ambientale è un valore per il quale i consumatori sono disposti a pagare.
Fondamentale è che la donazione avvenga solo tramite bonifico, assegno, pagamento con carta di credito o debito, bancomat.
Questo marchio può aiutare le associazioni a dimostrare la loro affidabilità e trasparenza, fornendo una certificazione che dimostra la loro capacità di rendicontare la propria attività da un punto di vista economico e sociale.
La vicenda ha mostrato quanto sia importante indicare con precisione chi effettua la donazione, quando viene effettuata, quale somma viene versata e se l’importo dipende realmente dalle vendite del prodotto.