Avrai sicuramente sentito dire almeno una volta che la frutta dopo le otto di sera si trasforma magicamente in grasso, o che se mangiata a fine pasto “fermenta” nello stomaco, gonfiando la pancia come un pallone.
Ma è davvero così? O siamo di fronte all’ennesima leggenda metropolitana nata per complicarci la vita a tavola? Se il tuo obiettivo è la perdita di peso, la verità scientifica è molto più sfumata di un semplice divieto orario.
La frutta fa ingrassare o aiuta a dimagrire?
Per prima cosa è bene ricordare che non è la frutta in sé a far ingrassare o dimagrire.
Non è la frutta che fa ingrassare, ma la somma delle calorie che mangiamo rispetto a quelle che consumiamo.
Quindi, per chi vuole perdere peso, è fondamentale osservare una dieta ben bilanciata con una riduzione della quota di calorie in modo che la spesa energetica superi la richiesta.
Ovvero, se si vuol perdere peso bisogna mangiare un po' meno rispetto a quanto ci occorrerebbe per mantenere il peso nei limiti della norma.
La frutta contiene effettivamente un grossa quota di zuccheri (specie uva, fichi, prugne, pere, pesche, albicocche).
Tuttavia è importante mangiare la frutta, ogni giorno (fresca e di stagione), basta non superare il carico di zuccheri raccomandati e solitamente, se non ci sono problemi gravi come diabete e obesità, gli zuccheri liberi nella dieta di un adulto non devono superare i 50 grammi al giorno.
La frutta è infatti ricca di:
- fibre, che migliorano la digestione e la funzionalità intestinale, abbassano il colesterolo e aumentano il senso di sazietà;
- vitamine e sali minerali, fondamentali per il buon funzionamento dell’organismo, che non li produce autonomamente e ha bisogno di una fonte esterna per soddisfare i propri bisogni.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) consiglia di mangiare ogni giorno 5 porzioni tra frutta e verdura.
Detto questo, è impossibile negare che ci sono dei frutti che contengono più zuccheri di altri, e dunque più calorie, o che contengono grassi.
Ma allo stesso tempo è impossibile negare che, in assenza di esigenze alimentari particolari (allergie o patologie specifiche), la frutta è fondamentale per l’organismo e, a prescindere da tutto, deve essere assunta con regolarità.
Tutti i frutti, infatti, anche quelli che contengono grassi o hanno un elevato apporto calorico, possiedono importanti proprietà che fanno benissimo all’organismo.
Anche la frutta “meno dietetica” fa bene. L’importante, come in tutte le cose, è non esagerare.
Quanta frutta mangiare ogni giorno per non ingrassare
Meglio attenersi alle 2-3 porzioni al giorno, che corrispondono a circa 450-500 gr/die.
Variare va benissimo, facendo attenzione a non superare le quantità consigliate.
La frutta può essere consumata in ogni momento della giornata, se si mantengono le quantità consigliate.
La frutta può essere consumata a qualsiasi ora del giorno, ma, se si vuole perdere peso, è bene usare qualche piccola accortezza.
| Indicazione | Quantità o condizione |
|---|---|
| Porzioni giornaliere | 2-3 porzioni al giorno |
| Quantità complessiva | circa 450-500 gr/die |
| Frutta essiccata | Meglio non superare i 30 gr/die |
| Frutta e verdura | 5 porzioni ogni giorno |
La frutta dopo cena fa ingrassare?
Partiamo col botto: l’idea che la frutta mangiata dopo cena fermenti nello stomaco è, scientificamente parlando, una sciocchezza.
Il pH dello stomaco è estremamente acido, un ambiente dove i processi di fermentazione tipici dei lieviti sono praticamente impossibili.
In realtà, la sensazione di gonfiore che alcuni provano non dipende dalla “trasformazione in alcol” della mela appena consumata, ma dalla velocità di svuotamento gastrico.
La fibra contenuta nella frutta può rallentare leggermente la digestione degli altri alimenti, ma questo, per chi vuole dimagrire, è spesso un vantaggio perché aumenta il senso di sazietà.
Quindi, la frutta fa ingrassare se mangiata di sera? La risposta è un no deciso, a patto che rientri nel tuo fabbisogno calorico giornaliero.
Il vero nemico della perdita di peso non è il fruttosio di una pesca dopo cena, ma l’eccesso calorico complessivo e la sedentarietà.
Esistono diversi falsi miti secondo i quali bisognerebbe mangiare la frutta lontano dai pasti e mai dopo le 14:00.
In realtà, non vi sono studi certi sul fatto che, se consumata subito dopo aver finito di pranzare o di cenare, la frutta faccia ingrassare, anche se è comunque consigliato consumarla con moderazione.
La mela, ad esempio, è il frutto più adatto per essere mangiato in occasione dei pasti, perché più semplice da digerire.
Perché la frutta a fine pasto può gonfiare la pancia
Quante volte abbiamo sentito dire che mangiare la frutta a fine pasto non va bene perché “ fa ingrassare ”, “ riempie troppo ” o “ fa gonfiare la pancia ”?
Alcuni nutrienti della frutta (fibre, oligosaccaridi) possono effettivamente rallentare un po’ il transito del cibo nel tratto gastrointestinale e originare processi di fermentazione con conseguente sensazione di gonfiore addominale, soprattutto in chi soffre di una qualche particolare sensibilità intestinale (es: ulcera , colite , meteorismo , etc.).
Fatta eccezione per le condizioni appena citate, non vi sono controindicazioni inerenti al consumo di due-tre frutti al giorno , anzi, la corretta alimentazione ritiene la frutta indispensabile per la salute e per il controllo del peso.
La sensazione di gonfiore, quindi, non dimostra che la frutta “fermenti” sempre nello stomaco né che si trasformi in grasso.
Frutta dopo i pasti e controllo della glicemia
Se si mangia frutta a fine pasto, gli zuccheri in essa contenuti (fruttosio) vengono rilasciati nel sangue più lentamente rispetto a mangiare la stessa frutta a digiuno.
La fibra della frutta, infatti, si associa agli altri nutrienti del pasto e l’assorbimento dello zucchero viene così moderato.
È sempre bene evitare il rapido innalzamento dei livelli di glucosio (zucchero del sangue) perché stimola una veloce risposta ormonale (insulina-glucagone) che, a sua volta, determina un rapido ritorno della sensazione di fame.
L’acidità di alcuni frutti e le vitamine contenute al loro interno, per esempio la vitamina C presente in agrumi, kiwi e fragole, fanno sì che l’organismo assorba più ferro dalle verdure e in generale dagli alimenti di origine vegetale.
Molto spesso, infatti, si consiglia di condire le verdure con del succo di limone.
Inoltre, l’acidità della frutta dà all’organismo il segnale di fine pasto riducendo la fame.
Il momento meno indicato per mangiare frutta
Contrariamente a quanto si crede, il nostro metabolismo non si spegne con il tramonto.
Tuttavia, la nostra sensibilità all’insulina tende a diminuire nelle ore serali.
Questo significa che il corpo è leggermente meno efficiente nel gestire un carico improvviso di zuccheri semplici quando siamo pronti per andare a dormire.
Se proprio dobbiamo identificare l’orario “peggiore” per mangiare frutta in un regime ipocalorico, non è tanto una questione di orologio, quanto di contesto metabolico.
Il momento meno indicato è quando la consumi come spuntino isolato, lontano dai pasti, e subito prima di un lungo periodo di inattività totale (come il sonno), specialmente se scegli frutti ad alto indice glicemico.
Perché questo è un problema?
Quando mangi una banana molto matura o dell’uva da sola, i livelli di glucosio nel sangue si alzano rapidamente.
Il corpo risponde con un picco di insulina.
Se subito dopo ti metti sul divano o vai a letto, quel surplus di energia non viene utilizzato dai muscoli e il corpo riceve un segnale chiaro: “abbiamo energia in eccesso, mettiamola in riserva”.
Non diventerai grasso per una mela alle 23:00, sia chiaro, ma stai rendendo il lavoro del tuo metabolismo più faticoso.
Fame nervosa, sonno e consumo serale
Il rischio reale di mangiare frutta a tarda sera è psicologico e comportamentale.
Molte persone usano la frutta come un “permesso” per placare la fame nervosa prima di dormire.
Il problema è che lo zucchero chiama zucchero.
Un picco glicemico serale può causare una leggera ipoglicemia reattiva durante la notte, portandoti a svegliarti con una fame da lupi o, peggio, disturbando la qualità del sonno profondo, che è fondamentale per la regolazione degli ormoni che controllano il peso, come la leptina e la grelina.
Se però hai una spiccata resistenza insulinica o tendi ad accumulare grasso addominale con facilità, allora sì: spostare il consumo di frutta verso la prima parte della giornata o in concomitanza con l’attività fisica può darti una marcia in più.
Come mangiare frutta per favorire il dimagrimento
Dobbiamo smettere di demonizzare la frutta: è una miniera di vitamine, polifenoli e acqua.
Per ottimizzare la perdita di peso, non serve eliminarla dopo le 18:00, ma bisogna usarla con intelligenza strategica.
Abbinare frutta a proteine o grassi
Abbina sempre una fonte di grassi o proteine: Se vuoi mangiare frutta come spuntino, aggiungi una manciata di noci o un po’ di yogurt greco.
I grassi e le proteine rallentano l’assorbimento degli zuccheri, appiattendo la curva glicemica.
Per esempio, unendo una pera a delle noci, un cucchiaino di miele e qualche scaglia di Grana Padano DOP si ottiene una merenda gustosa, ricca di vitamine, importanti minerali come il calcio e proteine ad alto valore biologico.
Preferire frutti a basso indice glicemico
Preferisci frutti a basso indice glicemico: Bacche, fragole, lamponi e mele verdi sono ottime opzioni, specialmente nella seconda metà della giornata.
Sfruttare la fibra del pasto
Sfrutta l’effetto barriera: Mangiare la frutta subito dopo un pasto ricco di verdure e fibre non è un errore.
Al contrario, la fibra della verdura “intrappola” gli zuccheri della frutta, rendendo il loro rilascio nel sangue molto più graduale.
Limitare succhi e frutta disidratata
Attenzione alla frutta disidratata o in succo: In questo caso l’orario conta poco, sono da limitare sempre.
Senza l’acqua e con la fibra distrutta, diventano vere e proprie “bombe” di zucchero.
Attenzione anche alla frutta essiccata, come datteri, fichi secchi, uvetta, albicocche, ananas e prugne.
Possono essere inserite in una corretta e sana alimentazione, ma con parsimonia e a seconda dello stile di vita.
Meglio non superare i 30 gr/die.
Mangiare solo frutta a pranzo o a cena aiuta a dimagrire?
Consumare solo frutta a pranzo o a cena può sembrare una scelta salutare, leggera e naturale.
La frutta, sebbene contenga carboidrati (fruttosio, uno zucchero semplice) e fibre, è povera di proteine, di grassi, di importanti minerali come il ferro e il calcio, e di molte vitamine del complesso B e di vit.
Inoltre, il fruttosio è un macronutriente energetico che stimola poco l'insulina.
Questo ormone è responsabile della soppressione dell’appetito dopo mangiato.
Mangiare solo frutta a pranzo o a cena può temporaneamente ridurre l’apporto calorico giornaliero, portando a un calo di peso iniziale.
Una dieta basata solo su frutta può risultare carente di proteine, nutrienti fondamentali per preservare la massa muscolare e sostenere il metabolismo generale.
Possibili carenze di una dieta basata solo sulla frutta
- Carenza proteica: le proteine sono essenziali per costruire e mantenere muscoli, enzimi, ormoni e difese immunitarie.
- Carenza di omega 3: gli alimenti che principalmente apportano omega 3 biologicamente attivi, quali EPA e DHA, sono i derivati della pesca. Questi prodotti si consumano principalmente a pranzo e a cena.
- Carenza energetica: una dieta ipocalorica bilanciata dovrebbe tagliare 350-500 chilocalorie al giorno.
Considerando che pranzo e cena occupano pressappoco il 75% dell’energia giornaliera, e che 4 porzioni di frutta, invece, occupano al massimo il 10-15% (di media, anche se dipende dal fabbisogno globale), l’apporto calorico complessivo risulterebbe decurtato del 45-50%.
Il problema principale, quando si osserva una dieta dimagrante, è sempre quello di bilanciare nella dieta tutti i nutrienti necessari per la salute.
Quindi, per perdere peso, la frutta può essere inserita in un’alimentazione equilibrata, ma non dovrebbe sostituire sistematicamente pasti completi senza una precisa pianificazione nutrizionale.
Frullati di frutta come sostituti del pasto
La frutta, perfetta in ogni momento della giornata, dalla colazione alla cena o come spuntino pomeridiano, può essere utilizzata in molti modi.
Un frullato di sola frutta può saziare temporaneamente, ma non garantisce necessariamente l’apporto di tutti i nutrienti richiesti da un pasto completo.
La frutta, sebbene contenga carboidrati (fruttosio, uno zucchero semplice) e fibre, è povera di proteine, di grassi, di importanti minerali come il ferro e il calcio, e di molte vitamine del complesso B e di vit.
Il problema principale, quando si osserva una dieta dimagrante, è sempre quello di bilanciare nella dieta tutti i nutrienti necessari per la salute.
Una dieta basata solo su frutta può risultare carente di proteine, nutrienti fondamentali per preservare la massa muscolare e sostenere il metabolismo generale.
Quali frutti scegliere durante una dieta dimagrante
La frutta contiene zuccheri naturali (fruttosio) che sono meno calorici rispetto allo zucchero raffinato (glucosio) e che hanno un maggiore potere dolcificante.
Uno dei frutti da mangiare per perdere peso è il kiwi.
In Italia la stagione dei kiwi inizia a novembre e termina a maggio.
Il secondo alleato per dimagrire è un frutto dal gusto particolare, classificato nel gruppo degli agrumi, dal sapore acidulo, amarognolo e decisamente meno dolce di quello dell’arancia: il pompelmo.
Come per il kiwi, la stagione del pompelmo inizia a novembre e termina a maggio.
Ricco di minerali, vitamine (come la vitamina C) e fibre, il pompelmo aiuta a contrastare pesantezza e gonfiori.
“Una mela al giorno toglie il medico di torno”, recita un famoso detto.
Un frutto molto comune e facile da trovare per tutto l’anno è proprio la mela.
Quest’ultima, infatti, aiuta a dimagrire grazie alla pectina, una fibra solubile grazie alla quale le mele aiutano a regolare i livelli di glucosio nel sangue e riequilibrano la flora batterica intestinale.
Altro frutto molto comune e con una stagionalità concentrata in un paio di mesi (da metà luglio a metà settembre) è la pera.
Questo frutto è ottimo per chi vuole dimagrire perché, grazie alle fibre che contiene, migliora il transito intestinale e diminuisce l’appetito.
Molto conosciuto, probabilmente proprio per le sue proprietà e caratteristiche che aiutano a perder peso, è l’avocado.
Questo frutto inizia a maturare in estate e continua ad essere disponibile fino alla fine dell'autunno.
Modestamente calorico (160 calorie per 100 grammi), accelera il metabolismo e ottimizza i livelli di glucosio nel sangue.
È ricco di vitamine (A, gruppo B, C, D, E, K), antiossidanti e sali minerali (ferro, fosforo, zinco, manganese).
Non bisogna poi dimenticare anguria e melone.
Frutta a basso contenuto di grassi e frutti più calorici
La frutta è, generalmente, a basso contenuto di grassi.
Guardando ai valori nutrizionali, la percentuale più importante di macronutrienti è, senza dubbio, quella degli zuccheri, in particolar modo zuccheri semplici, come fruttosio e glucosio.
Anche la quantità di proteine è tendenzialmente poco rilevante.
Dunque, la stragrande maggioranza della frutta contiene pochissimi grassi, generalmente inferiori a 0,5 grammi per 100 grammi di prodotto.
A questa regola generale ci sono delle eccezioni.
Avocado
L’avocado è uno dei frutti che possiede la minor quantità di zuccheri e la maggior quantità di grassi.
È costituito da 14,7 grammi di grassi per 100 grammi.
Gli acidi grassi insaturi (monoinsaturi 9,8 g e polinsaturi 1,8 g) prevalgono sugli acidi grassi saturi (2,1 g).
L’avocado è un’ottima fonte di energia, visto il suo elevato contenuto di grassi, è ricco di fibre, potassio, magnesio, zinco e fosforo, oltre a importanti vitamine come la B5, la B6, k, E e C.
Nell’avocado non è presente colesterolo.
Cocco
Come l’avocado, anche il cocco è ricco di grassi (35 grammi per 100 grammi di prodotto), per la stragrande maggioranza saturi.
Per questo motivo non è consigliato a chi soffre di colesterolo alto.
Nonostante questo, il cocco è un’ottima fonte di magnese, importante per la salute delle ossa, di fosforo e potassio.
Olive
Anche le olive rientrano nella categoria della frutta con un elevato quantitativo di grassi.
Quelli delle olive sono quasi tutti insaturi (saturi solo l’1,42 g).
Le olive sono fonte di vitamina A, B, C, E e di alcuni importanti sali minerali, come ferro, sodio, fosforo, magnesio, iodio e potassio.
Hanno anche un alto contenuto di fibre.
L’olio di oliva, pur essendo molto grasso, è un alimento importantissimo per la salute del nostro organismo.
Può e deve essere utilizzato anche nelle diete povere di grassi a due condizioni: quantità bilanciate e consumo sempre a crudo.
Frutta secca
Non tutta la frutta secca possiede un elevato contenuto di grassi: la frutta secca glucidica, ovvero la frutta disidratata e la frutta essiccata, è ricca di zuccheri ma povera di grassi; la frutta secca lipidica (mandorle, nocciole e noci) è ricca di grassi ma contiene pochi zuccheri.
Le mandorle contengono un’elevata quantità di grassi insaturi e solo il 5% di grassi saturi.
Prive di colesterolo, hanno un buon apporto proteico considerando che sono frutti.
Tra i sali minerali che troviamo nelle mandorle ci sono il magnesio, il calcio, il fosforo e lo zinco.
Sono molto caloriche, per questo devono essere assunte con moderazione, soprattutto per chi conduce una dieta ipocalorica.
Le noci sono un frutto secco ad alto valore energetico.
Ricche di grassi insaturi, hanno proprietà antiossidanti e riducono il colesterolo cattivo.
Contengono numerosi sali minerali e vitamine del gruppo B ed E.
Le nocciole sono molto caloriche (655 calorie per 100 grammi).
Le loro calorie provengono principalmente da grassi (l’88%), che sono per di più insaturi.
Fonti di sodio, magnesio e di vitamine K e E, sono ricche di proteine.
Il loro consumo è associato alla riduzione del colesterolo totale e cattivo.
I frutti con effetto drenante
In generale, la frutta contiene irrilevanti quantità di lipidi.
Sono dunque in linea con (quasi) tutte le diete, anche quelle per perdere peso.
Molti frutti hanno un effetto drenante.
Favoriscono la diuresi e contribuiscono ad eliminare i liquidi in eccesso che causano ritenzione idrica, cellulite e gonfiore.
Ananas
L’ananas è il frutto brucia grassi per eccellenza.
È amico di tutte le donne, contribuendo a combattere gli inestetismi della cellulite.
È ricco di acqua, sali minerali e vitamine, ha proprietà antiossidanti e favorisce la digestione.
Kiwi
Ricco di potassio e di fosforo, il kiwi è fonte di fibre.
Proprio per questo, è un alleato contro il gonfiore addominale.
È un antiossidante eccellente e contrasta l’invecchiamento della pelle, rendendola più bella.
Limone
Povero di zuccheri, aumenta il senso di sazietà.
Il limone è l’alleato perfetto se conduci una dieta dimagrante.
Ha proprietà diuretiche, contrasta la formazione di cellulite e combatte il gonfiore addominale.
È ricco di sali minerali e vitamina C.
Melone
Costituito in gran parte da acqua, il melone stimola la diuresi e contrasta la formazione degli inestetismi della cellulite.
Ricco di fibre, vitamine A, B3 e C, ha proprietà antiossidanti donando benefici alla pelle.
Stimola la produzione di melanina, favorendo un’abbronzatura bella e naturale.
Papaya
La papaya ha proprietà drenanti, favorisce la digestione delle proteine e previene il gonfiore addominale.
È un antiossidante eccellente, ricco di vitamine e sali minerali.
Pompelmo
Amico della digestione, il pompelmo aiuta la perdita di peso.
Mangiane mezzo prima di un pasto: aumenta il senso di sazietà e brucia i grassi.
Benefici nutrizionali della frutta
Per descrivere tutti i benefici della frutta servirebbe un trattato!
Sono innumerevoli e variano di frutto in frutto.
Per semplificare lo schema, è possibile individuare dei tratti comuni che ti faranno venire l’acquolina in bocca.
La frutta di colore verde, come uva, fichi, kiwi e avocado, è ricca di vitamine A, B6, B9 e C.
Inoltre, contiene calcio, ferro e magnesio.
I frutti verdi hanno proprietà antiossidanti e stimolano le difese immunitarie, oltre a facilitare l’assorbimento del ferro;
La frutta rossa, come anguria, arancia rossa, mirtilli e lamponi, è fonte di vitamine A e C, nonché di magnesio e potassio, e svolgono un’azione antitumorale;
I frutti gialli e arancioni, come mele, mandarini, aranci e limoni, sono ricchi di vitamine B1, B6 e C e di ferro.
Questo tipo di frutta apporta benefici alla vista e alla pelle;
I frutti blu e viola, come le prugne, uva, more e ribes, contengono vitamine A, C e K e sono ricche di minerali, quali calcio, ferro, magnesio e potassio.
La frutta blu e viola protegge inoltre l’apparato cardiovascolare.
Perché scegliere frutta fresca e di stagione
Mangiare frutti di stagione significa godere a pieno del loro vero sapore e odore e di tutte le loro caratteristiche nutrizionali.
I nutrienti della frutta di stagione non sono alterati e sono totalmente “naturali”.
Non solo: i prodotti di stagione non fanno uso di pesticidi o ce ne sono solo piccole quantità.
Scegliere frutta di stagione, perciò, significa fare una scelta per la propria salute;
I frutti di stagione sono meno costosi, visto che non necessitano di un ambiente “artificiale” per crescere o di essere importati da altre regioni o paesi, azzerando le spese di trasporto;
Utilizzando meno pesticidi, abbattendo i trasporti ed evitando la costruzione di “ambienti” in cui farla crescere fuori stagione, diminuisce fortemente l’impatto che la produzione di frutta ha sull’ambiente.
Frutta e diete low carb o chetogeniche
La frutta fa ingrassare? La risposta è sì.
Il motivo? Contiene molti zuccheri.
Ecco perché chi segue una dieta chetogenica deve avere alcune accortezze nel consumo di frutta, altrimenti rischia di mettere a repentaglio i risultati della dieta e quindi dei propri sforzi.
Il rapporto tra frutta e diete low carb (tra cui anche la keto diet) è piuttosto turbolento.
Chi si approccia per la prima volta con questo tipo di regime alimentare, infatti, si trova davanti una prescrizione piuttosto netta e insolita: consumare frutta con estrema moderazione o non mangiarla affatto.
Un’indicazione che va controcorrente rispetto al pensiero comune, che invece invita a consumare frutta e verdura in grandi quantità, senza troppe remore, perché si tratterebbe di alimenti sempre benefici.
Il motivo di questo divieto? La frutta fa ingrassare.
Questa risposta, però, merita un approfondimento che la possa spiegare meglio.
Sotto l’etichetta di frutta si incontrano cibi anche piuttosto diversi tra loro.
Dal punto di vista del gusto e della composizione, si possono identificare quattro tipologie di frutta:
- quella zuccherina (come le banane);
- quella acidula (come gli agrumi);
- quella acidula - zuccherina (come mele e pere);
- quella secca (come noci e nocciole).
La principale componente della frutta è l’acqua, presente per una quota intorno all’85%.
L’altro elemento presente è lo zucchero (cioè carboidrati).
Fa eccezione solo la frutta secca, che ha anche una dose significativa di proteine.
Il motivo per cui la frutta fa ingrassare ed è sconsigliata a chi pratica una dieta chetogenica è proprio l’elevato quantitativo di carboidrati che contiene.
La presenza di zuccheri è talmente importante da far passare in secondo piano tutte le sostanze positive che pure ci sono nei frutti.
Basti pensare che 100 grammi di banana contengono ben 20 grammi di carboidrati.
Poco migliore la situazione dell’uva (16 grammi) o delle mele e delle pere (12 grammi).
Da questi numeri è facile rendersi conto che, se si hanno a disposizione sono 20 grammi di carboidrati netti al giorno, come avviene in keto diet, per superare la soglia bastano pochi morsi del proprio frutto preferito.
Quindi, come deve regolarsi chi ha scelto di seguire la dieta chetogenica?
La soluzione migliore è eliminare drasticamente la frutta dalla propria alimentazione.
Soprattutto nelle prime settimane di keto diet, un approccio così netto aiuta a liberarsi dagli effetti della dipendenza da zuccheri.
Questa restrizione riguarda le esigenze specifiche della dieta chetogenica e non significa che la frutta debba essere eliminata da un’alimentazione equilibrata finalizzata al controllo del peso.
Quando rivolgersi a un nutrizionista
Tutto questo si può fare, senza rischi per la salute, solo rivolgendosi a un nutrizionista qualificato che prepara un piano alimentare personalizzato in base all’età, al peso, all’altezza e all’attività fisica e allo stato generale della salute della persona che intende dimagrire e dopo aver preso le misure del caso (impedenziometria, circonferenze, metabolismo basale) e aver esaminato il questionario alimentare.
Se hai una spiccata resistenza insulinica o tendi ad accumulare grasso addominale con facilità, allora sì: spostare il consumo di frutta verso la prima parte della giornata o in concomitanza con l’attività fisica può darti una marcia in più.
Tutte le raccomandazioni e i consigli presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo ed informativo e si riferiscono al tema trattato in generale, pertanto, non possono essere considerati come consigli o prescrizioni adatte al singolo individuo, il cui quadro clinico e condizioni di salute possono richiedere un differente regime alimentare.
