Farci uscire a calci: autonomia, competenze e reazione alle sconfitte

“Farci uscire a calci” è un’espressione provocatoria che invita a lasciare la propria zona di comfort e ad assumersi responsabilità. Nel racconto di Renzo Rosso, il consiglio rivolto ai genitori è diretto: “a far uscire i figli di casa a diciott’anni a calci in culo. Così imparano a diventare imprenditori di loro stessi”.

Il significato non riguarda soltanto l’indipendenza economica o l’avvio di un’attività. Riguarda soprattutto la capacità di diventare autonomi, affrontare le difficoltà, accettare il rischio e imparare a costruire il proprio percorso senza aspettare che qualcun altro lo faccia al posto nostro.

Il messaggio di Renzo Rosso ai giovani

Domenica pomeriggio. Lo spazio Sforza di Expo Gate è gremito di gente. Chi non si è seduto ha trovato posto, in piedi, tra i manichini vestiti dalle creazioni di giovani stilisti della scuole di moda italiane tra cui IED, IUAV e Polimoda.

L’incontro pubblico con Renzo Rosso, fondatore di Diesel e presidente di OTB, che tutti aspettano, si svolge infatti davanti all’allestimento di Gateway to Fashion Future, mostra organizzata in Expo Gate in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana, in occasione dell’ultima fashion week milanese, per valorizzare il talento giovanile.

Ed è proprio ai giovani che le parole dell’industriale-creativo sono indirizzate in particolare. Ma ce n’è per tutti.

In un’ora e passa di vero e proprio “inspirational speech” Rosso passa dalla ricetta per il successo (in estrema sintesi: essere curiosi, avere i giusti collaboratori e sapere soffrire ma, soprattutto, amare quello che si fa) ai consigli per non lasciarsi sfuggire la grande opportunità di Expo Milano 2015, che lui auspica sia anche occasione per un cambiamento di mentalità e un rinnovamento generazionale nel nostro Paese, fino al suo nuovo amore per l’agricoltura bio.

La platea - tra cui si contano anche Beppe Sala a.d. di Expo 2015 s.p.a e Cristina Tajani Assessore al lavoro, sviluppo economico, università e ricerca del Comune di Milano - ascolta empatica ed applaude convinta.

L’incontro è moderato dalla sottoscritta e da Jane Reeve, a.d. della Camera della Moda, con brevissimi interventi finalizzati a riportare Mr. Rosso e la sua verve sui temi caldi del pomeriggio: i giovani e il mondo del lavoro, il nostro paese e l’Expo.

Uscire di casa per imparare a diventare imprenditori di sé stessi

Lui, col suo personalissimo mix di inflessione veneta, termini anglosassoni e trivialità, che aumentano l’enfasi del discorso, esorta i genitori “a far uscire i figli di casa a diciott’anni a calci in culo. Così imparano a diventare imprenditori di loro stessi”.

L’espressione è volutamente forte, ma il punto centrale è chiaro: l’autonomia nasce dal confronto con la realtà. Finché ogni difficoltà viene rimossa da qualcun altro, diventa più difficile sviluppare competenze, responsabilità e capacità di scelta.

Il consiglio non significa abbandonare i giovani senza strumenti. Significa piuttosto spingerli a trasformare le conoscenze in azioni concrete, a cercare collaboratori adeguati e a comprendere che ogni risultato richiede impegno.

Curiosità, collaborazione e capacità di soffrire

“Per arrivare in alto bisogna saper soffrire, imparare ad essere curiosi. Ma non è importante quanto grandi si diventi, il segreto è essere felici.

Si vive una volta sola. Non è dove arrivi che ti rende importante ma la bellezza di ciò che fai.

Non ho mai lavorato un solo giorno per soldi ma sempre per fare cose belle, poi sono arrivati anche i risultati.

L’importante è svegliarsi la mattina ed essere felici di quello che si fa”.

La curiosità permette di continuare a imparare e di individuare possibilità che altri non vedono. La collaborazione consente di compensare i propri limiti e di trasformare un’idea in un progetto. La capacità di soffrire, invece, aiuta a sostenere il percorso quando i risultati tardano ad arrivare.

“L’Expo è importante per il nostro Paese. Ci saranno almeno cinquanta attività che non esistono e che si possono inventare per fare qualcosa. Siamo in crisi ma, se vogliamo, c’è tantissimo da fare”.

Il messaggio è quindi legato anche alla capacità di riconoscere le opportunità nei periodi difficili. La crisi non elimina ogni possibilità: può rendere necessario cambiare mentalità, cercare strade nuove e smettere di aspettare soluzioni già pronte.

Conoscenze e competenze contano più delle aspettative

Oggi vi racconto la storia di quando mi hanno preso a calci nel culo così forte che mi ci sono voluti anni per riprendermi.

Non sono mai stato un gran giocatore, diciamo che sapevo un minimo muovere i pezzi, al massimo potevo competere con delle seconde nazionali, per farvi capire, ma in compenso ne sapevo a pacchi a livello teorico.

E lì si svolsero due partite che non mi dimenticherò mai.

Nella prima un bambino di forse 7 anni mi ha preso umiliato in un modo che non credevo possibile.

Mi ha annientato, uscendo dalla teoria e mostrandomi una superiorità tattica e strategica umiliante.

La seconda partita un altro marmocchio, stessa età di quello di prima.

Stavolta giochiamo alla pari, e lui a un certo punto commette un errore e lascia un pezzo in presa.

Dopo aver passato la mossa cliccando sull’orologio, se ne accorge e comincia a piangere.

Io mi faccio intenerire e gli offro di cambiare mossa.

Lui accetta di buon grado e finiamo in un finale di partita patto.

Alla mia proposta di patta, più che legittima, il ragazzino risponde “NO” con aria spavalda.

La sua insulsa risposta mi fa uscire di testa.

La combinazione di queste due sconfitte mi ha fatto perdere la brocca completamente, ben di più di quanto non voglia ricordare.

Impazzito.

Sono passati anni e oggi, finalmente, posso dire di aver metabolizzato quell’evento e averne tratto 4 lezioni importanti.

Le quattro lezioni dopo una sconfitta

1. Contano solo conoscenze e competenze

Contano solo le conoscenze e le competenze.

Punto.

Non fare l’errore di credere di meritarti un buon voto o una vittoria solo in virtù del fatto che sono tre mesi che prepari un esame.

Sai davvero?

Se sì, passerà in secondo piano tutto e, salvo casi limite, ce la farai.

Il tempo investito è importante, ma da solo non garantisce il risultato. La preparazione deve tradursi nella capacità di affrontare concretamente una prova, una partita o un problema.

2. Concentrarsi su ciò che si può controllare

Preoccupati di quello che puoi controllare, ovvero la tua preparazione.

La distrazione è una nemica in qualsiasi performance, come nello studio.

Rischi di inficiare tutto quello per cui hai lavorato.

Non tutto dipende dalla propria volontà, ma la preparazione, l’attenzione e la qualità dell’allenamento appartengono almeno in parte alla sfera del controllo personale.

3. Teoria e pratica devono procedere insieme

Di più: teoria e pratica devono diventare la stessa cosa, alternandosi ad ogni nuovo concetto interiorizzato.

L’errore che feci io studiando scacchi fu invece buttarmi solo sulla teoria, incamerare cose che non avevano un’applicazione concreta sulla scacchiera.

Non dimenticare il valore della pratica.

Conoscere una regola o una strategia non significa ancora saperla applicare. La pratica verifica ciò che si è imparato, mostra le difficoltà reali e permette di correggere gli errori prima che diventino abitudini.

4. Una brutta prestazione non è una sconfitta definitiva

Lo studio, come dico sempre, non è uno sprint, è una maratona.

Ma cambia, invece, e un brutto risultato, che prima o poi accade sempre, per quanto male possa fare non deve mai essere scambiato per una sconfitta definitiva.

Lo so, lo so, sono belle parole ma è più facile a dirsi che a farsi.

La reazione immediata a una sconfitta può essere rabbia, frustrazione o vergogna. Tuttavia, con il tempo, l’esperienza può diventare utile se permette di riconoscere ciò che non ha funzionato e di intervenire sul metodo.

Farci uscire a calci significa affrontare la realtà

Il collegamento tra l’invito di Renzo Rosso e la storia delle sconfitte è nella necessità di passare dalla teoria alla pratica. L’autonomia non consiste soltanto nel vivere lontano dalla famiglia o nel lavorare senza aiuto: consiste nel saper prendere decisioni, sostenere le conseguenze e continuare a migliorare.

“Per arrivare in alto bisogna saper soffrire, imparare ad essere curiosi.”

Questa prospettiva non promette un percorso semplice. Al contrario, riconosce che la crescita passa attraverso prove impegnative, errori e momenti in cui le proprie capacità vengono messe in discussione.

“Ma non è importante quanto grandi si diventi, il segreto è essere felici.”

La competenza e l’ambizione non dovrebbero quindi essere separate dal benessere personale. Il risultato non è l’unico criterio per valutare un percorso: conta anche la qualità di ciò che si costruisce e il rapporto con ciò che si fa ogni giorno.

Dall’idea all’azione

“Siamo in crisi ma, se vogliamo, c’è tantissimo da fare”.

Per trasformare questa possibilità in un percorso concreto servono curiosità, collaboratori giusti e disponibilità a sopportare la fatica. Serve anche la pratica, perché le conoscenze diventano realmente utili soltanto quando trovano un’applicazione.

La sconfitta può mostrare la distanza tra ciò che si pensa di sapere e ciò che si è davvero in grado di fare. Proprio per questo può diventare uno strumento di orientamento: indica dove intervenire, quali competenze sviluppare e quale metodo modificare.

Farci uscire a calci, in questo senso, significa essere spinti verso una responsabilità maggiore: imparare a muoversi, scegliere, collaborare, sbagliare e riprovare.

Se ve lo siete perso potete ascoltarlo e vederlo qui.

Magari, dopo, riuscirete anche a mettere in pratica la ricetta del suo successo.

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