Città del carciofo in Sicilia: Niscemi, storia, tradizione e Presidio

Ancora oggi Niscemi è considerata la capitale del carciofo e i produttori del comprensorio realizzano oltre la metà della produzione siciliana.

La produzione annuale è stimata in 50 milioni di pezzi l’anno, ma il primato del carciofo di Cerda non si deve alla quantità, ma piuttosto alla qualità.

Storicamente, a Niscemi, l’agricoltura era votata alla produzione di grano duro, quasi sempre in rotazione con orzo e fava. Già a metà dell’800, la nuova disponibilità di risorse irrigue permette la diffusione delle prime carciofaie.

Inizialmente coltivato per un consumo locale, il carciofo di Niscemi raggiunge presto i mercati siciliani grazie a una prima coltivazione a pieno campo registrata nel 1874.

Nel primo ventennio del ’900 raggiunge i mercati generali di Roma: i carciofi vengono sistemati in “cufina”, contenitori di canna e di palma nana, ricoperti con un canovaccio e, a dorso di mulo o nei carretti, raggiungono la stazione ferroviaria di Caltagirone per uscire dall’isola e proseguire fino alla capitale.

Intorno agli anni ’80, a Niscemi, nascono le prime aziende di lavorazione e trasformazione del carciofo che producono ‘a carciofina (conserva tipica siciliana di cuori di carciofo).

Oggi è coltivato da pochissimi agricoltori che ne tutelano e valorizzano le caratteristiche. A partire dal secondo dopoguerra, infatti, da un lato ha preso piede la coltivazione della vite, che ha determinato un ulteriore disboscamento della macchia mediterranea, dall’altro si sono diffuse varietà di carciofo non locali, soprattutto il violetto di Provenza e il romanesco, che hanno sostituito tutte le carciofaie del nostrale per via della loro maggiore produttività e resistenza allo stress della commercializzazione.

L’ecotipo di Niscemi è inerme (senza spine) ed è denominato “il nostrale”, anticamente detto vagghiàrdu (il gagliardo). La pianta ha un aspetto vigoroso e può durare un biennio; i capolini hanno la forma di un calice, le brattee sono di colore verde chiaro con sfumature violette. Il ricettacolo, detto cuore, è compatto e la presenza di pappo o “barba” è scarsa in tutta la stagione.

Le sue caratteristiche organolettiche sono molto apprezzate: il gusto è delicato, aromatico e persistente. Il coefficiente di scarto è molto basso e facile la lavorazione. La stagione inizia a metà novembre, con un picco durante il periodo natalizio, continua poi fino a tutto aprile con le fioriture delle spalle.

Il consumo tradizionale è quotidiano. Gli agricoltori, in tempo di raccolta, iniziavano la giornata lavorativa all’alba facendo colazione con i carciofi arrosto, semplicemente cotti immersi nel carbone realizzato a base di sarmenti di vite e residui secchi di piante di carciofo. Ancora oggi questo è uno dei modi più semplici e comuni per gustarlo, condito con olio extravergine, sale, pepe.

In cucina si prepara in molti modi, crudo e cotto, abbinato a formaggi locali e con ricette tradizionali conservate da unaristorazione molto responsabile. La produzione di trasformati è ancora oggi legata soprattutto agli usi familiari; i carciofi sott’olio o sott’aceto sono spesso utilizzati come oggetto di dono tra le famiglie o gli amici.

Carciofi di Niscemi senza spine

Il Presidio

Oggi ci sono ancora due produttori che coltivano il carciofo nostrale di Niscemi, in un territorio straordinariamente importante per la conservazione della biodiversità. Si tratta complessivamente di circa sei ettari di carciofaie localizzate in contrada Ulmo ed Arcia, in prossimità della Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi.

I produttori sono molto attenti alla sostenibilità della coltivazione e alla corretta gestione del suolo. L’uso dell’acqua di irrigazione è frequente, soprattutto in occasione di lunghi periodi di siccità. Le concimazioni sono spesso affidate alla letamazione preimpianto.

Uno dei due produttori è certificato in biologico e alterna la produzione di carciofo a quella di altri ortaggi e grani tradizionali siciliani. Entrambi si stanno impegnando per coinvolgere altri produttori, mettendo a disposizione gratuitamente gli ovoli recuperati a fine stagione. Hanno inoltre creato un forte legame con alcuni ristoratori locali che sostengono l’offerta del carciofo nostrale durante tutta la stagione.

Sulla piazza principale di Cerda si affaccia uno degli edifici più antichi della città, forse addirittura il più antico, realizzato in calcanite, recentemente restaurato. Qui si trova un ristorante pizzeria, “Il Marchese”, dove lo Chef Gaetano Varco cucina carciofi e carne locale arricchendo i piatti con materie prime fresche e solo secondo disponibilità, rendendo ogni ricetta unica e raffinata.

Niscemi è una cittadina di collina che si estende su un altopiano, a poco più di 300 metri s.l.m., in provincia di Caltanissetta. Nel suo territorio si trova la Riserva Naturale Orientata “Sughereta di Niscemi”, un luogo di straordinaria importanza per la biodiversità che conserva, ultimo lembo di una vastissima area boschiva destinata alla produzione di legno e di sughero che nel ’600 era molto diffuso in Sicilia.

Ogni anno nel cuore della Sicilia, tra le colline di Niscemi, si celebra un rituale gastronomico che va ben oltre il semplice atto di gustare un ortaggio: è la sagra del carciofo violetto, un’esperienza che intreccia sapori, tradizioni e radici profonde.

Quest’anno la manifestazione, giunta alla quarantaduesima edizione, si terrà da sabato 20 a domenica 28 aprile.

Ogni anno, questa festa diventa un crocevia di culture, sapori e persone, con migliaia di visitatori che affollano le strade del centro storico alla ricerca delle delizie offerte dagli stand gastronomici. Dall’antipasto al dolce, il carciofo si rivela protagonista indiscusso di una sinfonia di piatti preparati con maestria dagli abili cuochi locali.

La manifestazione tuttavia, non si limita solo alla gastronomia, ma è anche un’occasione per esplorare la ricchezza culturale di Niscemi, grazie a un programma ricco di eventi musicali, mostre, manifestazioni sportive e tanto altro.

La sagra rappresenta un momento di incontro e di condivisione, in cui le persone si riuniscono per celebrare le proprie radici e riscoprire il valore della tradizione.

Lo conferma lo stesso sindaco, Massimiliano Valentino Conti: “Per noi è un momento di grande importanza, perché tutta la città è coinvolta nella celebrazione del settore agricolo, dato che il carciofo è il prodotto principe della nostra zona”.

Gli agricoltori niscemesi hanno inizito a coltivarlo nel XIX secolo e la città è tra i principali produttori di questa verdura in tutta Italia: inoltre, il Bel Paese detiene il primato di coltivazione mondiale di carciofo, con una quota del 54% totale planetario. Pertanto, gli agricoltori niscemesi producono oltre il 12% dei carciofi di tutto il mondo.

La sagra non è solo una festa culinaria, ma un tributo alle radici mitologiche e culturali che legano l’essenza di Niscemi al suo carciofoviola.

La leggenda narra di Cynara, la ninfa dalla bellezza insolita trasformata in pianta spinosa da Zeus, il cui amore non era corrisposto: deluso e amareggiato, il padre degli dei la trasformò in un carciofo spinoso, proprio come il carattere della fanciulla che aveva osato rifiutarlo, il cui cuore tenero era ben celato dalle spine. La scelta di Zeus ricadde sul carciofo anche perché rispecchiava il verde e il violetto degli occhi della fanciulla.

In un’epoca dominata dalla frenesia e dalla globalizzazione, eventi come la sagra del carciofo ricordano l’importanza di radicarsi nella propria terra, di custodire le proprie tradizioni e di celebrare l’unicità della comunità. È un invito a rallentare, a gustare i piccoli piaceri della vita e a riconnettersi con le proprie origini.

Attraverso la promozione dei prodotti del territorio e il sostegno agli agricoltori e agli artigiani, la sagra mira a valorizzare le risorse della terra e di preservare un patrimonio prezioso per le generazioni future. E mentre i visitatori si avventurano tra gli stand gastronomici e partecipano agli eventi culturali, c’è un sentimento di appartenenza e di comunità che permea l’aria.

Attesi 50mila turisti per la manifestazione

Le edizioni degli anni scorsi sono state positive e nel 2023 l’affluenza ha raggiunto i 50mila visitatori: “Per quest’anno dai feedback ricevuti siamo ottimisti.

Dati essenziali

Voce Dato
Area di produzione Territorio di Niscemi, provincia di Caltanissetta
Produttori attivi due produttori
Superficie circa sei ettari
Stagione da metà novembre fino a tutto aprile
Edizione sagra quarantaduesima edizione
Affluenza 2023 50mila visitatori

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