Il Monte Radicchio è un’oasi di natura, quasi segreta. A differenza del suo dirimpettaio, il celebre Monte Sole, la sua quiete non è disturbata da strade o troppi visitatori.
Il sito si trova in sinistra idrografica Reno, nel medio corso del fiume tra Pian di Venola e Vergato, di fronte al Monte Sole e nella seconda fascia collinare bolognese a ridosso dell’orizzonte submontano.
È un’area aspra, dirupata e boscosa, importante soprattutto per i rapaci che la frequentano e vi nidificano. Le consistenti formazioni di arenaria raggiungono la loro massima evidenza presso le Rupi di Calvenzano, che culminano sul Monte Radicchio, a 695 metri di quota.

Dove si trova il Monte Radicchio
Il territorio interessa la provincia di Bologna e i Comuni di Marzabotto, Valsamoggia e Vergato.
| Caratteristica | Informazione |
|---|---|
| Superficie | 1382 ettari |
| Provincia | Bologna |
| Comuni interessati | Marzabotto, Valsamoggia, Vergato |
| Quota del Monte Radicchio | 695 m |
| Area faunistica | Oasi di protezione faunistica “Balzi di Calvenzano” |
| Superficie dell’oasi | 202 ha |
| Ambito territoriale di caccia | ATC BO4 |
Il sito comprende l’Oasi di protezione faunistica “Balzi di Calvenzano” di 202 ha, appartenente all’ATC BO4.
Sul lato sud, al di là del fiume Reno, confina di fatto con il SIC IT4050003 “Monte Sole”. Le barriere costituite dal fiume e dagli assi viari determinano soluzioni di continuità con quest’ultimo.
Il paesaggio tra boschi, rupi e praterie
Il sito è ricoperto prevalentemente da boschi, che occupano quasi il 60% della superficie. I boschi sono inframmezzati da rupi arenacee, tra le quali scorre la forra del Rio Croara, da sporadici coltivi, pari a circa il 20%, e da altrettante praterie.
Le praterie sono talora colonizzate da cespuglieti e boscaglie giovani. Il risultato è una mosaicatura vegetazionale piuttosto complessa, con interessanti elementi di diversità tipica dell’Appennino bolognese.
Le rupi di arenaria rappresentano uno degli elementi più caratteristici dell’area. Le Rupi di Calvenzano offrono ambienti rocciosi e punti panoramici, mentre la forra del Rio Croara aggiunge al paesaggio una componente più umida e incassata.
Undici habitat d’interesse comunitario, dei quali sei forestali, in prevalenza su tre prativi e due rupestri, complessivamente cinque prioritari, ricoprono poco meno di un terzo del territorio.
È inoltre accertata la presenza di formazioni semirupestri arboree di forra, di interesse locale.
Un mosaico di ambienti mediterranei e appenninici
Il contesto roccioso collinare e l’esposizione a meridione sono favorevoli alla conservazione di ambienti xerofitici mediterranei con lembi di lecceta rupestre.
Questi ambienti contrastano con i freschi versanti settentrionali, dove allignano ostrieti e castagneti. I lembi di lecceta rupestre su arenaria si combinano con macchie calcifughe a Erica arborea e Acer monspessulanum, dall’evidente impronta mediterranea.
L’ostrieto sui freschi versanti settentrionali comprende Roverella e Acero opalo e rivela chiare attitudini acidofile in corrispondenza di frequenti aggruppamenti con Castagno.
Il Castagno è di lontana introduzione antropica e viene solo sporadicamente coltivato in selve da frutto ancora a regime.
La flora delle Rupi di Calvenzano
Anche se non sono rilevate particolari specie di interesse comunitario e non sono ancora disponibili specifiche ricerche floristiche sul sito, il corrispondente quadrante nell’ambito del Censimento della Flora regionale protetta del 1996 riporta un contingente di ben 33 specie.
Il numero non è molto diverso da quello attribuito al vicino Parco Regionale di Monte Sole, più specificamente studiato.
Nell’area delle Rupi di Calvenzano sono segnalate, tra le altre, specie montane quali Lilium martagon, Paeonia officinalis, Aquilegia atrata e l’orchidea Orchis pallens.
Accanto alle specie montane sono presenti specie mediterranee, tra cui le orchidee Limodorum abortivum, Serapias vomeracea, Ophrys insectifera e O. fuciflora, oltre alla graminacea Stipa pennata.

La fauna e i rapaci delle pareti rocciose
Gli habitat rupestri dell’area sono particolarmente adatti ad alcuni rapaci, che vi trovano rifugio e luogo adatto alla nidificazione.
È il caso del Falco pellegrino, Falco peregrinus, che vi nidifica regolarmente. Il Falco Lanario, Falco biarmicus, viene invece segnalato più saltuariamente.
L’ambiente è potenzialmente adatto alla ridiffusione del Gufo reale ed è frequentato dall’aquila reale.
Negli ambienti marginali del bosco nidifica l’Averla minore, Lanius collurio. È inoltre interessante la presenza di Sterpazzola, Sterpazzolina e Canapino, specie ornitiche di habitat forestali e cespuglieti xerofili.
La varietà degli ambienti, dalle pareti arenacee ai boschi e alle aree cespugliate, consente la presenza di una fauna diversificata anche al di fuori dell’avifauna.
Pipistrelli, rettili, crostacei e insetti
È confermata la presenza di numerosi pipistrelli forestali e non, come Hypsugo savii, Nyctalus noctula, Myotis sp. e Rhinolophus hipposideros.
Tra i rettili è presente il Saettone o Colubro d’Esculapio, Zamenis longissimus.
Nel fiume è presente il gambero di fiume Austropotamobius pallipes, sia pur in ambienti limitati.
Tre sono infine le specie di insetti di interesse comunitario presenti nell’area: i coleotteri Lucanus cervus e Cerambix cerdo, legati ai querceti maturi, e il lepidottero Euplagia quadripunctaria.
| Gruppo | Specie o elementi di interesse |
|---|---|
| Rapaci | Falco pellegrino, Falco Lanario, Gufo reale, aquila reale |
| Uccelli di boschi e cespuglieti | Averla minore, Sterpazzola, Sterpazzolina, Canapino |
| Pipistrelli | Hypsugo savii, Nyctalus noctula, Myotis sp., Rhinolophus hipposideros |
| Rettili | Saettone o Colubro d’Esculapio |
| Ambienti acquatici | Gambero di fiume Austropotamobius pallipes |
| Insetti | Lucanus cervus, Cerambix cerdo, Euplagia quadripunctaria |
L’escursione verso la Rupe di Calvenzano
Forse proprio per la sua quiete il nostro team di GEV, composto da Monica, Roberto e me, Antonio, lo ha scelto come meta per una delle nostre vigilanze.
Il percorso nel verde
Era una mattina di fine estate, l’aria umida si dissolveva lentamente tra le fronde degli alberi.
Alle 8:30 in punto, dopo aver parcheggiato, ci siamo ritrovati immersi nel verde dei campi incolti.
Il sentiero, pur essendo ripido, si è rivelato in ottime condizioni. Con nostra grande soddisfazione, non abbiamo trovato segni del passaggio di moto o biciclette, una visione purtroppo comune in passato.
Il silenzio era rotto solo dai nostri passi, e presto abbiamo scoperto che non eravamo soli.
Impronte fresche di cervo e cinghiale si alternavano a quelle della faina e della lepre.
La salita, con quasi 500 metri di dislivello, si è fatta sentire. Il sudore scendeva, ma la fatica veniva ripagata.
Mentre guadagnavamo quota, l’intera valle del Reno si apriva davanti a noi.

La salita e le osservazioni lungo il cammino
In un momento di pausa, abbiamo notato una nuvola di fumo in lontananza.
Fortunatamente, si è subito dissolta, segno che si trattava di una bruciatura di sterpaglie controllata.
Durante il tragitto, i nostri occhi sono stati catturati dalle fioriture.
La varietà floristica del territorio comprende ambienti mediterranei, boschi appenninici, praterie e zone rupestri, creando condizioni favorevoli a fioriture diverse lungo il percorso.
Gli uccelli della Rupe di Calvenzano
Quando siamo arrivati in prossimità della Rupe di Calvenzano, il nostro sguardo si è alzato verso il cielo.
L’aria era vibrante, popolata da una miriade di voli.
Stormi di Rondone maggiore sfrecciavano con il loro garrire sfrenato, facendoci dimenticare la fatica.
La Rondine montana, con il suo volo lento e sfarfallato, si avvicinava a noi quasi a salutarci, mentre la rondine e il balestruccio danzavano nel cielo.
La presenza di questi uccelli si aggiunge a quella dei rapaci che utilizzano le pareti rocciose e gli ambienti boschivi per trovare rifugio e, in alcuni casi, nidificare.
Il panorama dalla cima della Rupe
Il silenzio del luogo è stato rotto solo dall’incontro con un gruppo di escursionisti.
Abbiamo scambiato qualche parola e condiviso la bellezza di questo luogo.
Ognuno di loro aveva una storia da raccontare, e tutti eravamo d’accordo: la cima della Rupe è un punto panoramico tra i più belli degli Appennini.
Ci siamo goduti la vista che spaziava dal Monte Vigese al Corno alle Scale e, verso valle, fino al Monte Salvaro e Monte Sole, con il profilo inconfondibile di Monte Adone.

La tutela dell’area
Il Monte Radicchio e la Rupe di Calvenzano appartengono a un territorio di grande valore naturalistico, nel quale boschi, rupi, praterie, coltivi e corsi d’acqua formano un insieme ecologico articolato.
La Regione Emilia-Romagna è l’ente gestore.
Gli strumenti di gestione comprendono le Misure Specifiche di Conservazione contenute negli allegati 3, 4 e 5 della D.G.R. n. 1227/24.
Tra i documenti di riferimento sono disponibili il Formulario Natura 2000 del sito IT4050014, le Note esplicative al formulario, le Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo e il Piano di Gestione.
Il Piano contiene testi e foto tratti dal sito di Acta Plantarum.
Un luogo da conoscere e proteggere
Al termine della nostra escursione, torniamo a casa con la consapevolezza che il nostro lavoro è fondamentale.
La nostra missione non è solo quella di scovare le storture umane e i crimini ambientali, ma anche, e soprattutto, di raccontare le buone notizie.
Questi luoghi non sono solo spazi da vigilare, ma tesori da proteggere.
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