Quando lui sta male e non posso farci niente: come stargli accanto senza annullarti

Stare accanto a una persona che soffre può essere un’esperienza emotivamente devastante. Spesso ci si sente soli, rifiutati, confusi e impotenti.

Il conflitto può nascere tra il desiderio di supportare il proprio compagno, il bisogno di essere compresi e rispettati e la paura di non essere abbastanza per lui in un momento difficile. Il fatto di essere molto empatici è un grande dono, ma può diventare una sfida soprattutto quando ci si sente allontanati dalla persona amata.

Quando il dolore del partner entra nella relazione

La depressione può mettere a dura prova la relazione di coppia.

Può sembrare di vivere accanto a una persona diversa, che si chiude nel silenzio e si allontana; può venire a mancare l’intimità e la connessione emotiva.

Non è raro che, in questi casi, un partner che sta vivendo una depressione allontani proprio chi gli è più vicino. Questo non significa necessariamente che non ci sia più amore, ma che a volte il dolore è così forte da rendere difficile anche solo chiedere aiuto.

La depressione può trasformare la frustrazione, la vergogna e l’impotenza in rabbia diretta verso chi è più vicino. In questi casi è importante ricordare che, dietro i comportamenti difficili, c’è una sofferenza profonda che richiede comprensione e supporto.

La depressione può essere come un velo che si interpone tra la persona e il mondo circostante.

In alcuni casi può portare a una chiusura emotiva, al desiderio di isolarsi, alla sensazione di non provare più nulla o a un senso di stanchezza così profondo da rendere difficile anche solo alzarsi dal letto la mattina.

A volte chi soffre di depressione può allontanare chi ama per paura di essere un peso o per vergogna.

Ci sono momenti in cui il bisogno di spazio è temporaneo e negoziabile, e altri in cui il ritiro è totale e prolungato e può far soffrire profondamente la coppia. In questi casi è importante riconoscere il problema e valutare la possibilità di chiedere aiuto.

Depressione e distanza emotiva nella coppia

“Lui sta male e non posso farci niente”: il limite dell’aiuto

È naturale voler avvicinarsi al proprio ragazzo e offrirgli sostegno, ma è importante ricordare che ogni persona affronta il dolore a modo suo.

Il suo allontanarsi potrebbe non significare che non ti ama o che non tiene a te, ma che sta cercando di proteggersi, forse per paura di non riuscire a gestire sia il suo dolore che il tuo.

A volte, quando siamo in crisi, tendiamo a isolarci perché temiamo che gli altri, anche se ci amano, possano “aumentare” la nostra vulnerabilità, e questo potrebbe essere il suo meccanismo di difesa.

È molto più facile dare aiuto che chiederlo.

In momenti del genere è importante riconoscere che lei non ha il potere di fare cambiare il modo in cui lui affronta il dolore, ma può certamente lavorare sul modo in cui stare nella relazione.

Il suo compito non è “salvare” il partner, bensì accompagnarlo.

Empatia e vicinanza sì, ma non pensi in nessun momento di poterlo “tirare fuori” da sola.

Prima di poter aiutare gli altri dobbiamo volere bene a noi stessi.

Ognuno è responsabile per se stesso.

Non può farsi carico delle insoddisfazioni di lui.

Lei può essere responsabile solo di se stessa, ed eventualmente di suo figlio, il che significa tutelarsi, prendersi cura di sé e rispettarsi.

Non spetta a lei salvarlo.

Empatia, senso di colpa e confini personali

Lei si definisce come una persona molto empatica, questo a volte può portare a farsi carico di tante cose attribuendosi anche colpe che però non esistono.

L’empatia la fa mettere nei panni del suo ragazzo comprendendo appieno la sua sofferenza e prendendosene cura.

Anche lei però sta soffrendo e sta vivendo una situazione complicata.

Non si senta egoista: in questa situazione anche lei è in difficoltà, ha le sue sofferenze e i suoi bisogni ed è giusto ascoltare tutto ciò e, se lo ritiene opportuno, chiedere aiuto.

È naturale desiderare reciprocità in una relazione, e non è egoismo volere che anche i propri bisogni vengano riconosciuti.

Il sentimento di solitudine è un’esperienza dolorosa da vivere in un rapporto, rappresenta una mancanza di connessione emotiva e non necessariamente esprime una scarsa qualità del legame.

Spesso il dolore dell’altro diventa il nostro, i confini si indeboliscono ed è veramente molto difficile rimanere saldi su se stessi e non confondersi con l’altro.

L’empatia raddoppia la sofferenza: quello che prima provava una persona ora lo provano due.

Farsi carico delle questioni altrui, anche quando l’altro non lo desidera, può diventare una posizione di cui non si riesce a fare a meno, anche se mette in attrito con il proprio compagno e talvolta lo si vive come un peso.

Ciò che si può fare in questi momenti è cercare di rimanere saldi su se stessi e allo stesso tempo essere quanto più aperti al vissuto emotivo di chi si ama.

Questo implica rispettare i suoi tempi, i suoi momenti no e i suoi momenti bui.

In questi casi può esserle utile ritornare in contatto con se stessa e prendersi cura di sé, magari dando importanza a ciò che la fa star bene.

Come comunicare senza accusare

È fondamentale una comunicazione aperta e onesta con il partner, esprimere come ci si sente senza colpevolizzarsi a vicenda.

Un dialogo aperto, in cui si possano esprimere i propri sentimenti in modo sincero e senza accusare, potrebbe essere utile per favorire una maggiore comprensione reciproca.

Il punto non è scegliere tra il silenzio e lo scontro, ma trovare un linguaggio che restituisca all’altro la possibilità di capire come ci si sente, senza trasformare le emozioni in accuse e senza reprimerle del tutto.

La comunicazione empatica è centrale: parlare in riferimento al proprio sentire, come “Mi preoccupo…” o “Sento che…”, riduce il rischio di accuse e favorisce l’ascolto.

Si potrebbe dire: “Capisco che stai attraversando un periodo difficile, e voglio essere qui per te, ma anche io ho bisogno di sentire che ci sei per me. Mi fa male quando ti allontani e mi sembra che non ti importi di come sto”.

Forse lui in questo momento è così preso dalla situazione difficile che sta vivendo, da non accorgersi di quanto lei sia dispiaciuta e bisognosa di lui.

Credo anche che le persone trovino da sé, ciascuno con i propri tempi, il modo di aprirsi e comunicare con l’altro.

Forse il suo ragazzo fa più fatica di lei a mettere in parola il subbuglio emotivo che lo pervade in questo periodo.

Rispettare il bisogno di solitudine senza sparire dalla relazione

Se lui le sta chiedendo di stare da solo, lo accontenti.

Tutti possiamo aver bisogno di solitudine, ogni tanto.

E poi veda se la lontananza continua oppure se lui inizia a riavvicinarsi.

È importante rispettare i tempi e i modi dell’altra persona, ovviamente senza alienarsi del tutto.

Il bisogno di spazio non dovrebbe però trasformarsi in una distanza indefinita, in un rifiuto costante o nell’impossibilità di parlare dei bisogni reciproci.

Può essere utile concordare momenti e modalità di contatto che rispettino entrambi: il suo bisogno di elaborare ciò che sta vivendo e il bisogno dell’altro di non sentirsi escluso o abbandonato.

Quando il partner rifiuta l’aiuto

Quando ci si trova con un partner in stato depressivo che rifiuta l’aiuto, la gestione della vita quotidiana può diventare estremamente difficile.

Purtroppo però quando si parla di malessere psicologico non è possibile aiutare chi non ha intenzione di mettersi in discussione.

Lei ha fatto la sola cosa che si può fare nei confronti di una persona cara che mostra disagio: evidenziare lo stato di disagio e suggerire di rivolgersi a un professionista ai fini di un aiuto psicologico.

Il suo ragazzo potrebbe prendere in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia al fine di poter meglio comprendere le funzioni relazionali dei suoi sintomi.

L’aiuto di uno psicoterapeuta potrebbe con il tempo aiutarlo a star meglio.

Si possono favorire piccoli passi concreti: iniziare dal medico di base, proporre un primo colloquio psicologico, anche online, e, se indicato, coinvolgere uno psichiatra.

Se emergono ostacoli pratici, come costi, contatti o orari, si può aiutare nell’organizzazione del primo passo.

Il coinvolgimento di un familiare può essere utile solo con il consenso del partner e nel rispetto della privacy, salvo situazioni di rischio imminente.

L’obiettivo deve restare chiaro: facilitare l’accesso alle cure, senza creare coalizioni.

Pressioni e ultimatum tendono ad aumentare chiusura e rabbia, allontanando dall’idea di farsi aiutare.

Se il tuo partner rifiuta la terapia individuale, la terapia di coppia può essere un primo passo utile.

In questo contesto, un professionista può aiutarvi a migliorare la comunicazione, definire accordi e confini e rafforzare la vostra alleanza.

Tuttavia, la terapia di coppia non sostituisce un percorso individuale, soprattutto in caso di depressione maggiore, rischio suicidario, abuso di sostanze o sintomi gravi.

Se il tuo partner non vuole intraprendere alcun percorso, tu puoi comunque iniziare un lavoro su di te.

Depressione e dubbi sui sentimenti

L’anestesia emotiva può essere collegata a sintomi depressivi come l’anedonia, cioè la riduzione di interesse o piacere, e, in alcune persone, a una ridotta reattività o a un appiattimento emotivo.

Questo può generare dubbi e sofferenza rispetto ai sentimenti provati verso l’altra persona.

Come distinguere la fine dell’amore da una fase di malessere? Non ci sono criteri assoluti, ma la durata e l’andamento dei comportamenti, la presenza di rispetto e considerazione, la capacità di dialogare e di riparare dopo gli scatti possono essere segnali importanti.

Il suo allontanarsi potrebbe essere un modo per cercare di proteggersi e affrontare il dolore in solitudine, ma capisco che questo faccia sentire rifiutati e trascurati, alimentando un circolo di dubbi e frustrazione.

È importante non formulare diagnosi a distanza o ipotizzare un disturbo sulla base del racconto di una terza persona.

Non è eticamente accettabile fare diagnosi via web né tantomeno tirare a indovinare un disturbo solo per libera interpretazione di una terza persona che ha visto soltanto alcuni comportamenti o a cui sono state raccontate determinate sensazioni o stati d’animo.

Quando la sofferenza invade ogni ambito della coppia

Ogni ambito della vita della coppia può essere invaso: il quotidiano, l’intimità, la sessualità, la progettualità.

Tutto si tinge di nero, le parole si riempiono di buio e il desiderio sessuale sparisce.

Il partner sano annaspa nel disagio, non sa cosa fare e cosa dire.

In una prima fase c’è un’identificazione con il partner sofferente pur di aiutarlo, segue la volontà di farsi carico del suo male di vivere nella speranza di tirarlo fuori dal tunnel.

Quando il partner sano si accorge che, nonostante gli impegni profusi, non riesce nel suo progetto salvifico, subentrano la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza, la ribellione e quello più terribile di tutti: il senso di colpa.

Il male oscuro ha sempre una vittima e un ostaggio: il paziente e il suo partner.

Il primo è afflitto da un dolore psichico che gli impedisce di vivere, di sentire e di guardare al futuro.

La depressione va diagnosticata e curata per la salute di entrambi i coniugi.

Ridefinire gli accordi della vita quotidiana

È fondamentale ridefinire gli accordi di coppia e ridimensionare le aspettative.

Si può accettare che la casa non sarà impeccabile, che il lavoro verrà affrontato con maggiore fatica e che la routine risulterà più lenta.

Non è il momento di esigere la perfezione, ma di cercare un nuovo assetto che consenta a entrambi di preservare il proprio benessere emotivo.

Nei momenti difficili, la presenza conta più delle parole: routine semplici, attività leggere e lo “stare insieme” possono fare la differenza.

È possibile prendersi cura del partner e proteggere se stessi: le due cose possono coesistere.

Come proteggere la propria salute mentale

Il carico invisibile di monitorare l’umore dell’altro e “camminare sulle uova” può essere logorante.

Dunque è fondamentale definire confini chiari: rispetto, comunicazione non violenta, spazio personale e autonomia sono diritti inalienabili.

Puoi iniziare a proteggerti stabilendo cosa sei disposto ad accettare e cosa no, anche in un momento di fragilità dell’altro.

Mantenere un sonno regolare, coltivare amicizie, dedicarsi ad attività piacevoli e ritagliarsi tempo per sé sono strategie sane per preservare il proprio equilibrio.

Puoi pensare di chiedere supporto per te, attraverso la psicoterapia individuale o gruppi di sostegno per familiari e caregiver.

Ansia, rabbia, risentimento e stanchezza sono emozioni normali in questo contesto e vanno ascoltate, non giudicate.

Mi auguro che lei abbia intorno una buona rete di amicizie o di familiari, ma se sente che questo non è sufficiente, non esiti a contattare una o uno psicologo per essere supportata in questo momento di crisi relazionale e personale.

Oltre ad essere aiutata ad affrontare questa fase, il percorso le permetterà di acquisire delle risorse che la aiuteranno anche in futuro.

Segnali di esaurimento emotivo

Quando si vive al fianco di una persona che soffre di depressione, si possono sperimentare sintomi di esaurimento emotivo.

  • ipervigilanza
  • insonnia
  • pianto facile
  • apatia
  • somatizzazioni
  • isolamento sociale
  • perdita di identità, come “vivo solo in funzione sua”
  • pensieri ricorrenti, come “se mollo peggiora”, “è colpa mia”, “non ce la faccio più”

Se ti riconosci in questi segnali, puoi chiederti:

  • “Il mio benessere dipende esclusivamente da lui o lei?”
  • “Sto rinunciando a relazioni e passioni?”
  • “Mi sento intrappolato in una spirale di colpa e responsabilità?”

Quando è necessario chiedere aiuto immediato

Se emergono pensieri di morte, minacce di suicidio o gesti autolesivi, è fondamentale agire subito:

  • chiama il 112 o il 118;
  • recati immediatamente al Pronto Soccorso.

Se il partner dice di pensare di farla finita o di non vedere vie d’uscita, non è sufficiente affrontare la situazione da soli o cercare di convincerlo soltanto con le parole.

In caso di maltrattamenti o violenza, la priorità è la tua sicurezza: mettiti al sicuro e attiva una rete di supporto tramite i servizi dedicati.

Alcuni segnali richiedono una valutazione clinica: non è una debolezza, ma un atto di cura verso te stessa o te stesso.

Puoi rivolgerti al medico di base, ai Centri di Salute Mentale, ai consultori e agli altri servizi territoriali.

Spesso non basta “stringere i denti”: serve una rete.

Come riconoscere la depressione dott Gabriele Di Salvo

La comunicazione e il progetto di coppia

La relazione può essere immaginata come un vaso all’interno del quale sono contenute tutte le cose vissute dalla coppia, tutto quel che viene condiviso: interessi, momenti felici e sventure.

Quello che è davvero importante è che questo vaso contenitore sia sano.

Ciò che lo rende tale, il collante vero della coppia, è la fiducia.

Quel che spesso accade alle coppie è che si rompa qualcosa di assolutamente necessario al mantenimento e all’instaurazione di questo sentimento: la comunicazione.

Non si riesce più a comunicare nel modo più efficace con l’altro e questa difficoltà porta con sé delle crepe e delle fratture su questo vaso.

Il risultato è che a un certo punto la coppia scoppia.

Non si riesce più a stare con il proprio partner, anche se ci sono tanti bei ricordi e momenti insieme.

Il vaso è crepato e l’unico modo per poter andare avanti è cercare di rimettere insieme i pezzi attraverso una comunicazione efficace di coppia.

La relazione non equivale al contenuto.

È necessario chiedersi: che progetto abbiamo io e te insieme? Come mi vedo nel futuro? Cosa sto facendo per il mio futuro insieme? E cosa invece mi fa paura?

È il momento di porsi queste domande individualmente e condividerle poi insieme.

Si ricordi che senza cambiamenti non c’è benessere.

La positività in una relazione non si cerca, si vive.

Quando iniziano a mancare le basi di una relazione, come la fiducia, il supporto reciproco, il rispetto e il valorizzare l’altra persona, probabilmente non si sta più parlando di una relazione funzionale.

È utile chiedersi: cosa sente di amare nella persona che ha accanto? Di cosa sente di essersi innamorata all’inizio? Sente che sono le stesse cose o è cambiato qualcosa? Lei è cambiata? Sente che state andando nella stessa direzione? Come immagina il vostro futuro?

Quando la relazione diventa una fonte costante di sofferenza

Normalmente si lascia una persona quando all’interno della coppia non si può più essere se stessi e allo stesso tempo non c’è possibilità di crescita.

Le persone non riescono più a dire la verità, in altri termini, non riescono più a comunicare.

La coppia può essere strutturata in modo tale che non sia più possibile un progresso.

Spesso nelle fasi iniziali del rapporto le coppie stabiliscono un contratto relazionale: si tratta di regole non scritte, norme che fanno da contenitore.

La buona coppia dovrebbe sempre rinnovare queste regole, anche perché la vita cambia, tutto è in continuo divenire e bisognerebbe essere flessibili, non rigidi.

Non è detto che si tratti di dipendenza affettiva, ma forse ci sono i presupposti per parlare di questa forma di “amore malato”.

La situazione può rientrare nella casistica della dipendenza affettiva nel caso in cui la persona sia consapevole di essere infelice, provi stati ansiosi o persino depressivi, non riesca in alcun modo a portare avanti la propria vita, sia dal punto di vista relazionale sia lavorativo, perché è bloccata in una relazione tossica, ma non riesca ad affrancarsi.

Fa male lasciare una persona perché molto spesso le relazioni sentimentali si vanno a sovrapporre con le relazioni familiari.

Se all’interno del proprio rapporto il partner non è più soltanto il compagno, ma diventa anche il surrogato di un familiare che ci manca o che vorremmo ancora nella nostra vita, quando quella persona se ne va non c’è soltanto il dispiacere della coppia che si rompe.

C’è un vero e proprio lutto perché il partner rappresentava anche qualcos’altro.

L’abbandono e il lutto hanno molto in comune dal punto di vista psicologico.

Puoi prenderti cura di te, volere bene al partner e proteggere te stessa o te stesso possono coesistere.

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