Come si chiama l’amo per calamari e quale montatura usare

Quando si parla di pesca al calamaro, l’amo tradizionale non è generalmente l’elemento principale della montatura: l’artificiale più utilizzato è l’egi, comunemente chiamato totanara, dotato di un cestello formato da piccoli ami rigidi pensati per penetrare nei tentacoli del cefalopode.

Per la pesca con calamaro innescato, invece, si può utilizzare una montatura a due ami di grandezze differenti: un amo principale più grande e un secondo amo più piccolo. La scelta dipende dalla tecnica, dall’esca e dalla taglia dei predatori presenti nella zona di pesca.

Come si chiama l’amo per calamari

L’amo specifico montato sugli artificiali per calamari viene comunemente indicato come cestello, oppure come corona di ami. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di un singolo amo tradizionale, ma di piccoli ami rigidi disposti sul retro dell’egi o della totanara.

Le esche più impiegate sono appunto gli egi, comunemente chiamati totanare. Si tratta di esche che imitano la forma di un gamberetto con un cestello, ovvero piccoli ami rigidi che penetrano nei tentacoli.

Il cestello è progettato per agganciare i tentacoli quando il calamaro afferra l’artificiale. Per questo motivo la ferrata deve essere controllata: l’obiettivo è far entrare gli aghi del cestello nelle carni o nei tentacoli del cefalopode, non strapparlo o combatterlo come se fosse un enorme branzino!

Totanara e cestello di ami per calamari

La montatura a due ami per innescare il calamaro

Questa volta voglio parlarvi di come io innesco i calamari. Si tratta di un innesco a due ami, di due grandezze differenti, uno più grande, il principale, ed uno più piccolo.

Per preparare questo tipo di terminale, io personalmente uso degli Jatsui 260 PS serie HHS in misura di 1.0. Si tratta di ami molto robusti che mi hanno dato grandi soddisfazioni nel tempo.

Gli ami poi li fisso con del dacron da 250 libbre. Per il fissaggio uso praticare semplicemente due “bocche di lupo”.

A cosa serve il secondo amo

Questo secondo amo (il più piccolo) ha una duplice funzione.

Il secondo ruolo di questo amo più piccolo, è invece quello di essere attaccato dai predatori più piccoli.

In questo modo l’amo di dimensioni ridotte ha sicuramente maggiori possibilità di infilzare una bocca piccola, senza il rischio (come avverrebbe invece con un amo grande) di consentire al piccolo predatore di liberarsi.

ElementoFunzione
Amo principaleÈ l’amo più grande e costituisce il punto principale dell’innesco.
Secondo amoÈ più piccolo e può agganciare predatori di dimensioni ridotte.
DacronViene utilizzato per fissare gli ami.
Due “bocche di lupo”Sono il sistema di fissaggio utilizzato per preparare il terminale.

Egi, totanare e cestelli: la differenza rispetto agli ami tradizionali

L’ arte giapponese di catturare i calamari ha subito una notevole trasformazione tecnologica durante l'ultimo quindicennio.

Ricordo ancora la fine degli anni duemila: la disciplina dell'eging prese piede in Italia spinta dai vari produttori, che si impegnavano nel creare articoli e attrezzi specifici per la pesca dei cefalopodi, seguendo i dettami imposti dal Japan Style.

Canne in due pezzi con cime sensibili, mulinelli leggeri con bobine generose, torce UV e tanti egi colorati, talvolta glow, talvolta di semplice plastica.

La pesca dei calamari da riva entrò prepotentemente su Youtube e nei social network, riscontrando un buon numero di appassionati.

In testa hanno un piombo (con sigle 2,5/4) che le fa scendere in modo diverso a seconda del peso.

In passato erano coperte con materiali setosi, mentre al giorno d'oggi sono dipinte con striature glow, che le fanno brillare al buio.

Inoltre, in presenza di luci UV, i corpi degli egi glow tendono a caricarsi ed emettere luce verde, proprio come nelle foto sottostanti.

Che cos’è l’eging

Iniziamo col dire che l'eging è una branca dello spinning in mare, disciplina particolarmente praticata in Giappone.

L' obiettivo, come già si può intendere, è composto da tutti i cefalopodi (calamari, totani e seppie) che si avvicinano a riva durante il periodo autunnale, invernale e inizio primaverile, da insidiare con l'impiego di esche artificiali da lancio e recupero.

Trattasi di un metodo di pesca alternativo alla pesca al branzino, al cefalo o alla classica pesca a fondo, che può cambiare le sorti di tristi giornate passate al freddo, senza percepire una minima tocca sul cimino.

L' eging al calamaro va effettuato dalle scogliere, moli o manufatti marini.

La pesca di seppie e calamari dalla barca è altra cosa, quindi non la tratterò in questa sede.

Quale amo scegliere per il calamaro innescato

Come scegliere l’amo giusto? L’uomo pesca da sempre, e da sempre si impegna per utilizzare gli ami più efficaci, per riuscire a ingannare le prede e a portarle a riva.

Dapprima l’uomo utilizzò dei pezzetti di legno, poi dei rametti spinosi, delle ossa animali, delle conchiglie e via dicendo.

Oggi i pescatori possono invece scegliere tra ampie gamme di ami da pesca, da scegliere in base al tipo di preda, al contesto di pesca, all’attrezzatura da pesca, alla tecnica e via dicendo.

Oggi vedremo insieme quali sono i principali parametri e aspetti da tenere in considerazione per scegliere l’amo giusto.

La struttura dell’amo

Come è fatto l’amo da pesca? Come vedremo meglio tra poco, le differenze tra un amo da pesca e un altro possono essere grandi, grandissime.

In linea di massima, però, la struttura generale resta la medesima.

La parte verticale e lunga dell’amo è chiamata gambo: alla sua estremità superiore abbiamo l’attacco, mentre nella parte inferiore abbiamo la curvatura, la quale dà all’amo la sua classica forma arcuata.

  • Le dimensioni: in linea di massima, volendo fare un discorso estremamente generale, le dimensioni dell’amo aumentano con l’aumentare della stazza della preda.
  • Il materiale: se è vero che un tempo gli ami potevano essere fatti di legno come d'osso, oggi si parla di metalli.
  • Paletta o non paletta: gli ami, nell’estremità superiore del gambo, possono presentare o meno la paletta, che richiede dei nodi specifici.
  • L’occhiello: altro tipo di amo è quello con l’occhiello, che come si può intuire permette di effettuare diverse tipologie di nodi ed applicazioni.
  • La lunghezza del gambo: ci sono pesci più o meno sospettosi.
  • La punta: la forma e la tipologia della punta influenza in modo importante il tipo di ferrata.

Amo a paletta e amo a occhiello

Largamente impiegati da moltissimi pescatori per anni, l’amo a paletta è probabilmente il più conosciuto dai pescatori di tutti il mondo.

Se hai ancora pescato pesciolini con una canna fissa, probabilmente sulla tua lenza avevi montato un amo a paletta!

La differenza sostanziale tra amo a paletta e amo a occhiello sta nello spessore posto alla loro estremità.

In quello a paletta, è meno ampio e più simile alla forma del gambo, mentre in quello a occhiello l’ampiezza aumenta notevolmente rispetto al gambo.

Con l’arrivo nelle nostre acque di pesci di grande mole (carpe, siluri) e con una precisa specializzazione nella ricerca del pesce di grosse dimensioni (specialist), l’amo a occhiello sta ricevendo sempre più consensi dai pescatori italiani.

Il suo successo deriva dalla possibilità di impiegare fili più resistenti e grossi per realizzare i nodi di giunzione tra lenza e amo.

Amo con ardiglione e amo senza ardiglione

Con una sempre più maggiore sensibilità del pescatore verso la pratica Catch&Release, l’amo senza ardiglione sta sempre più diventando la scelta preferita da parte del pescatore.

La nuova tecnologia con cui vengono realizzati questi ami, garantisce un potere ferrante che si avvicina molto (se non lo supera) a quello degli ami con ardiglione, facilitando però le operazioni di slamatura del pesce.

Per molti pescatori, l’amo con ardiglione rappresenta ancora il miglior compromesso tra cattura, stabilità e fiducia.

Forme di ami e impiego generale

Tantissime sono le forme di ami disponibili in commercio, e in un semplice articolo come questo non riusciremo a raccoglierle tutte.

Dotato di un gambo lungo e dritto, è un amo che si presta bene per l’innesco di lombrichi ed esche vive.

E’ uno degli ami più impiegati in mare, soprattutto per la cattura del tonno rosso, ma non è un amo per tutti.

La sua peculiarità infatti, è quella di essere estremamente autoferrante.

Ma perché lo sia, è necessario non commettere errori nella legatura al sistema pescante: non funziona con i classici nodi da giunzione, ma il terminale deve essere inserito su un’asola, in modo di permetterne il libero movimento.

E’ l’amo più utilizzato nella pesca in acqua dolce.

Quando pesci con bigattini, esche naturali di vario tipo o vermi di letame, è la scelta da preferire, soprattutto per la leggerezza della sua struttura, in grado di rendere il movimento dell’esca naturale.

L’esatto opposto dell’Aberdeen.

Quando cerchi un amo dal gambo corto ma dalla pancia generosa, è la scelta giusta per te.

Come dice il nome, l’amo live bait è particolarmente indicato per le esche vive.

Sul mercato esistono anche ami da pesca storti: significa che la loro punta non è perfettamente allineata al gambo ma pende da una parte o dall’altra.

Per molti l’amo svergolato è una vera manna dal cielo, mentre per altri un vero e proprio disastro.

La verità probabilmente sta nel mezzo.

Molto simile al Limerick, anche se è dotato di un gambo più lungo.

Un’alternativa al classico amo è costituita da doppi ami e ancorette.

Attrezzatura per pescare calamari da riva

In commercio esistono attrezzi specifici per praticare l’eging da riva ma, in totale sincerità, se vogliamo soltanto fare qualche test e non investire ulteriore denaro, una canna e un mulinello da spinning medio-leggero potranno sicuramente fare al caso nostro.

Detto ciò, veniamo alle attrezzature specifiche per l'eging ai calamari: canne di lunghezza tra 7’9 piedi e 8’6 piedi, di potenza di lancio tra 10-30 grammi con un'azione di punta, con cimino morbido.

Le due pezzi da calamaro sono strumenti affidabili, nati soltanto per quello scopo e ci permetteranno di recuperare la preda in modo accurato, seguendo le sue fughe, mantenendo i cefalopodi agganciati per il cestello.

Le canne vanno abbinate a un buon mulinello a frizione anteriore, con un basso rapporto di recupero, che potrà essere riempito o con del multi fibre, oppure con del nylon.

Infine, per completare la montatura, bisognerà collegare all'egi uno spezzone di fluorocarbon dello 0,18/0,22.

Nylon o fluorocarbon per la pesca al calamaro

Per pescare i calamari da riva è necessario prendere in considerazione una serie di fattori per avere successo.

Nylon, il leader più comunemente utilizzato

Il nylon è senza dubbio il leader più utilizzato dai pescatori di calamari per diversi motivi.

In primo luogo, è il più economico tra i vari leader e si trova in tutti i negozi di attrezzatura in Francia.

La sua composizione gli permette inoltre di assorbire bene gli urti, in quanto la sua elasticità sulla lunghezza li attenua notevolmente.

Il nylon è anche e soprattutto una lenza galleggiante: la sua bassa densità gli permette di rimanere in superficie se non viene tirato giù da un peso.

È quindi importante scegliere il nylon in casi specifici, in particolare quando si vuole rallentare il tasso di affondamento di un jig che affonda decisamente troppo velocemente.

Il nylon consente inoltre ai principianti di strappare meno calamari, in quanto la lenza assorbe i colpi dei sifoni al posto della canna o del pescatore.

Attenzione, però, che in condizioni di forte vento o corrente, il nylon crea un notevole effetto banner e rende le animazioni quasi inefficaci.

Fluorocarbonio, con notevoli vantaggi

A differenza del nylon, il fluorocarbon è un filo molto costoso che viene raramente utilizzato dalla maggior parte dei pescatori di cefalopodi.

Il fluorocarbon è più adatto ai pescatori con un minimo di esperienza che vogliono perfezionare la loro tecnica di pesca al calamaro.

Il fluorocarbon non ha quasi nessuna elasticità nella sua lunghezza e può quindi causare la perdita di un calamaro se il pescatore non è abbastanza delicato con il trascinamento e la canna durante il lancio.

La sua resistenza all'abrasione consente di pescare in zone molto rocciose senza dover cambiare l'intero leader ogni 10 lanci.

Il fluorocarbon affonda, il che può aiutarci a limitare l'effetto bandiera nelle serate ventose.

Può anche essere utilizzato per aiutare il jig ad affondare rapidamente nell'acqua.

Il fluorocarbon ha i suoi vantaggi per la pesca al calamaro.

La lunghezza e il diametro giusti

Ora che conosciamo i punti positivi e negativi di ogni tipo di leader, dobbiamo legare il leader.

Per farlo, anche se è complicato, consiglio il nodo FG, in quanto è il miglior nodo di connessione esistente, sia in termini di resistenza che di passaggio attraverso gli anelli.

Il nostro nodo dovrà passare attraverso gli anelli perché utilizzeremo dei long leader per sfruttare al meglio le proprietà del filo che stiamo usando.

In generale, con tempo calmo e in acque poco profonde, consiglio un nylon di almeno 4 metri di lunghezza, con un diametro compreso tra 16 e 26 centesimi, a seconda delle dimensioni del calamaro che state cercando.

Quando il vento soffia o la corrente è forte, sarà indispensabile un leader corto (2 metri) in fluorocarbon con un diametro di 23 centesimi.

Per i pescatori più esigenti, provate diverse lunghezze di fluorocarbon e nylon con lo stesso jig per vedere l’impatto che un leader può avere sulla vostra pesca.

CondizioniLeader consigliatoMisure indicate
Tempo calmo e acque poco profondeNylonAlmeno 4 metri, diametro compreso tra 16 e 26 centesimi
Vento o corrente forteFluorocarbon2 metri, diametro di 23 centesimi
Montatura egiFluorocarbonSpezzone dello 0,18/0,22

Quale misura di egi usare

La scelta di egi di taglia 2,5/3/3,5 e 4 va fatta in considerazione della profondità dello spot e della distanza da raggiungere.

Solitamente scelgo i modelli 2,5/3: lavorano bene anche su profondità di 5/6 metri e sono sicuramente proporzionati alla taglia media dei calamari.

Modelli 3,5/4 sono più lunghi, più pesanti (sia che abbiano il piombo forato oppure no) e vanno impiegati per scogliere molto profonde, con calamari di grossa taglia.

Come recuperare l’egi

La tecnica di recupero attuabile da moli e scogliere è la cosiddetta Japan Style.

Lanceremo l’egi e lo lasceremo scendere fino a raggiungere quasi il fondo.

A questo punto effettueremo un paio di forti jerkate, impresse dal basso verso l’alto, a cui seguirà una pausa lunghissima e poi l'inizio del recupero.

Altre jerkate, pausa e recupero.

Si procede così, ancora ed ancora, con ulteriori lanci.

Evitate movimenti troppo lenti perchè l'egi potrebbe impigliarsi su ostacoli sommersi nel fondale.

Meglio mantenerlo animato e alzato dal fondo.

Una volta sentito il peso della preda, tra uno stop e un recupero, ferreremo senza esagerare.

Seguirà un cauto recupero, che terminerà con il salpaggio del calamaro quasi sotto i nostri piedi.

Fate attenzione agli schizzi d'acqua o alle improvvise ripartenze.

EGING DA RIVA... PARTE 2... TECNICA DI RECUPERO PER LA SEPPIA

Luci UV e condizioni migliori

In tanti illuminano le esche con normali luci frontali o, al peggio, con quella del cellulare.

Lasciate perdere, anzi comprate una luce frontale con raggi UV.

Noterete che in pochi secondi dalla propagazione dei raggi, gli egi assumeranno quella fluorescenza così affascinante, che desterà non poca curiosità sott'acqua.

C'è qualche pescatore che pone uno starlight incastrato nel tubicino trasparente, al livello del nodo di sangue.

Non so se si tratti di una leggenda metropolitana ma sembra che la fonte luminosa dello starlight aumenti la pescosità.

Cercate di andare a pesca durante i cambi di luce: alba e tramonto rappresentano il momento clou per i cefalopodi.

Ho riscontrato maggiore attività un'ora prima del tramonto/alba fino a un'ora dopo, meglio se con condizioni di alta marea e mare calmo, pressoché piatto.

Le maree sono importanti per chi frequenta le imboccature dei porti, pertanto andranno scelti i momenti di picco di alta marea, che coinciderà con un minor gioco di correnti dolci e salate.

Spot, fondali e strumenti elettronici

Esploriamo le migliori tecniche per la pesca al calamaro, con particolare attenzione all’uso di ecoscandagli e GPS.

Impareremo come trovare i calamari e ottimizzare le nostre attrezzature per ottenere i migliori risultati.

Dall’importanza della scelta del giusto artificiale alla gestione delle correnti, condividiamo consigli pratici e strategie collaudate da esperti pescatori.

Scopriremo come i calamari si muovono e come adattare le nostre tecniche di pesca in base alle loro abitudini.

Discuteremo l’uso di sondaggi e tracciamento GPS, enfatizzando la necessità di segnare i punti di pesca efficaci e monitorare i cambiamenti stagionali nelle zone di pesca.

Inoltre, parleremo delle diverse zone di pesca, dai fondali fangosi e sabbiosi fino alle secche, e di come evitare la perdita di artificiali nelle zone rocciose.

Artificiali alternativi e novità

In questo video, presenteremo anche novità nel campo degli artificiali da pesca, tra cui il nuovo Rapala e l’innovativo Trigone di AP Lure, due attrezzature essenziali per migliorare la tua esperienza di pesca.

Analizzeremo le loro caratteristiche uniche e come possono essere utilizzati per attrarre i calamari anche in acque poco profonde.

Creati da Davide Serafini e Nicola della Mataki, una nuova versione di oppai con diversi aspetti interessanti, in cinque varianti di colori.

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