Gli asparagi sono una delle categorie simbolo della primavera: prodotto stagionale, distintivo, con un posizionamento di prezzo elevato e una forte componente di acquisto programmato.
A differenza di altre verdure di servizio, non sono una referenza “di passaggio” nello scaffale, ma un prodotto che il consumatore cerca in una finestra precisa dell’anno, spesso legato a ricette, preparazioni domestiche e occasioni di consumo abbastanza definite.
Proprio per questo, la gestione a punto vendita diventa centrale. La categoria non vive tanto sulla profondità estrema dell’assortimento, quanto sulla capacità di rendere chiara la differenza tra tipologie, confezioni, qualità percepita e fascia di prezzo.
In altre parole, il tema non è semplicemente avere più asparagi, ma far capire al cliente perché una referenza costa più di un’altra.
Quanto costano gli asparagi al chilo
Il prezzo conferma il posizionamento alto della categoria. Nel 2026 il prezzo medio complessivo si colloca attorno agli 11 euro al chilo, con differenze marcate tra le diverse tipologie.
| Tipologia | Prezzo medio | Fascia o valore rilevato |
|---|---|---|
| Asparagi verdi | Attorno ai 9 euro al chilo | Minimo vicino ai 6 euro; massimo poco più di 12 euro nel 2026 |
| “Verdi punte” | Oltre 16 euro al chilo | Massimo di circa 20 euro al chilo |
| Asparagi bianchi | Poco sotto i 10 euro al chilo | Minimo vicino agli 8 euro; massimo attorno ai 12 euro |
| Media complessiva | Attorno agli 11 euro al chilo | Differenze marcate tra le diverse tipologie |
Asparagi verdi
Gli asparagi verdi restano la base della categoria, con un prezzo medio attorno ai 9 euro al chilo sia nel 2025 sia nel 2026.
Il valore massimo, nel confronto annuale, si riduce: da circa 14 euro al chilo nel 2025 a poco più di 12 euro nel 2026, mentre il minimo resta vicino ai 6 euro.
È quindi una tipologia relativamente stabile, pur dentro una fascia di prezzo non banale.
Punte di asparago verde
Molto diverso il quadro dei “verdi punte”, che rappresentano la fascia più premium.
Qui il prezzo medio supera i 16 euro al chilo e il valore massimo nel 2026 arriva a circa 20 euro al chilo, associato a una referenza bio a marchio del fornitore.
È il segmento che più di tutti esprime valore, forte anche di un contenuto in servizio decisamente più alto rispetto al prodotto tale quale.

Asparagi bianchi
Gli asparagi bianchi restano limitati come numerica, ma mostrano una maggiore oscillazione nel 2026.
Il prezzo medio si posiziona poco sotto i 10 euro al chilo, con un massimo attorno ai 12 euro e un minimo vicino agli 8.
La nicchia c’è, ma non sembra ancora tradursi in una segmentazione più profonda.
Asparago di Zambana: un prodotto locale dal prezzo elevato
Per il tradizionale piatto di asparagi di Zambana che a Pasqua regna sulle tavole delle famiglie rotaliane, quest’anno saranno in molti a dovervi rinunciare per la scarsità del pregiato ortaggio e per il suo prezzo che, nei ristoranti, ha raggiunto quello di una paillard di vitello.
Colpa del maltempo che ha già causato la perdita di un quarto della produzione dell’asparago bianco di Zambana e colpa di quanti, nei negozi, spacciano gli asparagi che arrivano del Veneto come prodotto raccolto nelle spargine di Zambana.
E colpa, se vogliamo, anche degli stessi asparagocoltori ai quali l’idea di riunirsi sotto lo stesso marchio non va del tutto a fagiuolo.
Marchi e certificazioni
I marchi restano sempre due: De.Co. (l’asparago certificato dalla denominazione comunale) e As.t.a. la cooperativa degli asparagocoltori trentini.
In più, i tanti coltivatori privati che preferiscono non associarsi all’uno o all’altro marchio, vendendo privatamente e quindi ad un prezzo inferiore rispetto ai due marchi riconosciuti.
Ecco, allora, che tutta la campagna promozionale sull’asparago bianco di Zambana, sostenuta anche dal movimento Slow Food, e gli investimenti per valorizzare questo pregiato ortaggio vanno a farsi benedire.
Produzione e condizioni meteorologiche
Nei campi lungo l’Adige dove si coltiva l’asparago di Zambana si producono, mediamente, 80 quintali per ettaro.
La superficie complessiva è di venti ettari e, nelle buone stagioni, il raccolto può raggiungere anche 1.700 quintali.
Ebbene, per via di un mese di febbraio siccitoso e piuttosto caldo, al quale ha fatto seguito un marzo pazzerello con tanta pioggia e temperature sotto la media stagionale, è andato perso quasi il 30% della produzione.
«Ci voleva un po’ di sole per portare gli asparagi su tutte le tavole del pranzo di Pasqua - spiega Willy Moser, presidente del consorzio De.Co.
Prezzi alla vendita diretta
Da pochi giorni è aperto il punto vendita di Zambana, ma i pochi asparagi vanno a ruba poiché il prezzo sia rimasto invariato rispetto un anno fa:
«Malgrado la forte domanda che non riusciamo assolutamente a soddisfare - precisa Moser - abbiamo mantenuto i prezzi dell’anno scorso.
La prima scelta la vendiamo a 12 euro al chilo, mentre gli asparagi di seconda costano due euro in meno.
Al cliente garantiamo la freschezza dell’asparago che viene raccolto la mattina e messo subito in vendita».
Anche As.t.a. ha mantenuto i prezzi dello scorso anno: 12,50 euro al chilo è il costo più alto per la categoria Extra.
«Dopo l’inverno, la crescita dell’asparago all’inizio è più lenta - spiega Daniele Faccenda, presidente di As.t.a. e le nostre sonde, in questi giorni, registrano una temperatura del terreno di nove gradi».
| Prodotto o categoria | Prezzo |
|---|---|
| Asparago di Zambana di prima scelta | 12 euro al chilo |
| Asparago di Zambana di seconda scelta | Due euro in meno rispetto alla prima scelta |
| Categoria Extra di As.t.a. | 12,50 euro al chilo |
Prezzi degli asparagi al ristorante
La domanda viene spontanea: perché, nei ristoranti, il prezzo è aumentato dall’anno scorso?
I ristoratori rispondono che se il cliente non vuole scendere al di sotto dei 18 euro per un piatto di asparagi di Zambana, guarnito con affettati, salsa bolzanina e misticanza, deve accontentarsi di un risotto cucinato con asparagi di altre regioni o, addirittura, provenienti da altri Stati, soprattutto Spagna e Portogallo.
La differenza, però, si sente, eccome.
L’asparago di Zambana è tra le eccellenze dei prodotti tipici trentini e il loro prezzo al ristorante è aumentato anche per via della scarsità del prodotto.
E aggiungono che nei ristoranti, a seguito degli aumenti dei costi energetici, tutti i piatti sono saliti di prezzo e non solo gli asparagi.
| Canale | Prezzo o riferimento |
|---|---|
| Vendita diretta, prima scelta | 12 euro al chilo |
| Vendita diretta, seconda scelta | Due euro in meno rispetto alla prima scelta |
| Categoria Extra As.t.a. | 12,50 euro al chilo |
| Ristorante | Non al di sotto di 18 euro per un piatto di asparagi di Zambana |
Stagionalità e periodo migliore
Tra l’altro va tenuto conto che quest’anno Pasqua cade a fine marzo e il periodo ottimale per gustare l’asparago di Zambana in tutta la sua fragranza è dopo la prima decade di aprile.
Infatti, la grande Festa dell’asparago, che coinvolge ogni anno tutte le associazioni di Terre d’Adige e richiama oltre 25mila persone, si tiene sempre tra il 25 aprile e il primo maggio.

Assortimento degli asparagi nei punti vendita
È quanto emerge dalla rilevazione condotta ad aprile 2026 sulla piazza di Reggio Emilia, su un campione di sei punti vendita: Ipercoop, Conad Superstore, Esselunga, Eurospar, Lidl ed Eurospin.
Il quadro restituisce una categoria sostanzialmente stabile nella numerica complessiva, ma con movimenti interessanti tra insegne, spazio espositivo, confezionamento e posizionamento di prezzo.
Numero complessivo di referenze
Il primo dato è la stabilità.
Nel confronto tra 2025 e 2026 il numero complessivo di referenze resta invariato: 20 referenze totali, pari a una media di 3,3 per punto vendita.
Dietro questa apparente continuità, però, si muovono dinamiche diverse tra le insegne.
| Insegna | Andamento delle referenze | Referenze nel 2026 |
|---|---|---|
| Coop | Passa da 4 a 6 referenze | 6 |
| Conad | Riduce la numerica da 5 a 4 referenze | 4 |
| Esselunga | Resta stabile | 4 |
| Eurospar | Proposta essenziale | 2 |
| Eurospin | Proposta essenziale | 2 |
| Lidl | Scende da 3 a 2 | 2 |
Coop rafforza nettamente l’assortimento, passando da 4 a 6 referenze, e si conferma il punto vendita con la proposta più ampia.
Conad, al contrario, riduce la numerica da 5 a 4 referenze, mentre Esselunga resta stabile a quota 4.
Più essenziale la proposta di Eurospar ed Eurospin, ferme a 2 referenze, così come Lidl, che nel 2026 scende da 3 a 2.
Tipologie presenti
A livello di tipologia, il verde continua a rappresentare il cuore della categoria: le referenze di asparagi verdi restano 15 sia nel 2025 sia nel 2026.
Anche le punte di asparago verde rinominate “verdi punte” mantengono una presenza costante, con 3 referenze, mentre gli asparagi bianchi restano marginali, fermi a 2 referenze.
| Tipologia | Referenze | Andamento |
|---|---|---|
| Asparagi verdi | 15 | Stabili nel 2025 e nel 2026 |
| “Verdi punte” | 3 | Presenza costante |
| Asparagi bianchi | 2 | Stabili e marginali |
La categoria, quindi, non cambia pelle: il verde domina, le punte presidiano una fascia più alta e di servizio e il bianco resta una nicchia al di fuori del Veneto.
La leva promozionale è presente, ma non sembra ridefinire gli equilibri complessivi.
Spazio espositivo e strategie delle insegne
Se la numerica non cambia, lo spazio medio per referenza racconta meglio le differenze di strategia.
La media complessiva resta sostanzialmente stabile a 0,30 metri quadrati per referenza, ma i singoli retailer si muovono in direzioni opposte.
| Insegna | Spazio medio per referenza | Variazione |
|---|---|---|
| Conad | Da circa 0,33 a 0,42 metri quadrati | Aumento |
| Lidl | Da 0,24 a 0,48 metri quadrati | Aumento più evidente |
| Coop | Da 0,21 a 0,16 metri quadrati | Riduzione |
| Eurospar | Da 0,30 a 0,18 metri quadrati | Riduzione |
| Eurospin | Da 0,42 a 0,36 metri quadrati | Riduzione |
| Esselunga | Attorno a 0,33 | Stabile |
Conad aumenta lo spazio medio da circa 0,33 a 0,42 metri quadrati, pur riducendo il numero di referenze.
Lidl mostra il movimento più evidente: da 0,24 a 0,48 metri quadrati per referenza.
In questo caso la scelta sembra essere quella di semplificare l’assortimento, dando al contempo maggiore visibilità a ciascuna referenza.
Coop, invece, segue la traiettoria opposta: amplia la numerica, ma riduce lo spazio medio per referenza, da 0,21 a 0,16 metri quadrati.
Eurospar arretra da 0,30 a 0,18, Eurospin scende da 0,42 a 0,36, mentre Esselunga resta stabile attorno a 0,33.
Il dato suggerisce una categoria gestita con logiche differenti.
Alcune insegne puntano su una proposta più concentrata e leggibile, altre su una maggiore articolazione dell’offerta, ma con spazi più frammentati.
Confezioni: prevalgono i mazzi
Sul fronte delle modalità di vendita, la categoria conferma una forte prevalenza della soluzione più semplice: mazzo avvolto in carta a peso egalizzato.
Nel 2026 questa modalità cresce ulteriormente, passando da 14 a 16 referenze sulle 20 complessive.
| Confezione | Referenze nel 2025 | Referenze nel 2026 |
|---|---|---|
| Mazzo avvolto in carta a peso egalizzato | 14 | 16 |
| Vassoio in cartone | 4 | 3 |
| Vaschetta in plastica o flowpack | 2 | 1 |
Il vassoio in cartone si riduce leggermente, da 4 a 3 referenze, mentre la vaschetta in plastica o flowpack scende da 2 a una sola referenza, presente nel 2026 soltanto in Coop.
A conti fatti non c’è nessuno elemento di novità significativo, anzi, il tradizionale confezionamento a “mazzi” continua a essere preponderante.

Brand, prodotto biologico e differenziazione
Anche l’analisi per tipologia di brand conferma una segmentazione ancora debole, complice l’assenza di marchi ben identificabili.
Nel 2026 le referenze senza un marchio chiaramente identificabile restano prevalenti: 13 su 20.
Il dato è in lieve miglioramento rispetto al 2025, quando erano 15, ma il peso del “non dichiarato” resta dominante.
| Tipologia di brand | Situazione rilevata |
|---|---|
| Referenze senza marchio chiaramente identificabile | 13 su 20 nel 2026 |
| Referenze senza marchio chiaramente identificabile | 15 nel 2025 |
| Mdd e Mdd bio | Presenti in alcune insegne |
| Biologico a marchio del fornitore | Presente in alcune insegne |
La presenza della Mdd e della Mdd bio compare in alcune insegne, così come il biologico a marchio del fornitore, ma senza costruire una vera architettura di offerta.
Coop introduce una referenza bio del fornitore, Esselunga e Conad mostrano una maggiore articolazione tra Mdd, Mdd bio e prodotto non brandizzato, mentre nei discount la proposta resta più essenziale e in larga parte priva di una chiara identificazione di marca.
Il risultato è una categoria che comunica poco oltre la tipologia di prodotto.
Verde, punte, bianco: la segmentazione c’è, ma resta basica.
Meno evidente, invece, la differenziazione per origine, calibro, utilizzo in cucina, certificazioni, marca o promessa qualitativa.
Acquistare asparagi con consegna o ritiro in negozio
Dove vengono effettuate le consegne
Le consegne saranno effettuate nelle zone con i seguenti cap:
Milano
20131, 20141, 20151, 20161, 20132, 20142, 20152, 20162, 20122, 20123, 20133, 20143, 20153, 20124, 20134, 20144, 20154, 20125, 20135, 20145, 20155, 20126, 20136, 20146, 20156, 20127, 20137, 20147, 20157, 20128, 20138, 20148, 20158, 20129, 20139, 20149, 20159, 20121.
Comuni e zone servite
- Paderno Dugnano: 20030
- Cusano Milanino: 20095
- Cinisello Balsamo: 20092
- Cormano: 20032
- Novate Milanese: 20026
- Bresso: 20091
- Sesto San Giovanni: 20099
- Lorenteggio Giambellino: 20146
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La selezione dell'area di consegna (tramite inserimento cap) dovrà essere da voi effettuata in fase di evasione ordine.
Perché il prezzo può cambiare
Il prezzo degli asparagi al chilo dipende innanzitutto dalla tipologia: gli asparagi verdi rappresentano la base della categoria, le “verdi punte” occupano la fascia più premium e gli asparagi bianchi costituiscono una nicchia con numerica più limitata.
Anche la confezione incide sulla percezione del prodotto. Il segmento delle punte esprime un contenuto in servizio decisamente più alto rispetto al prodotto tale quale.
Per i prodotti locali, inoltre, origine, certificazione, freschezza e disponibilità possono incidere sul valore riconosciuto dal cliente.
Nel caso dell’asparago di Zambana, la scarsità del prodotto ha contribuito all’aumento del prezzo al ristorante, mentre i prezzi della vendita diretta sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente.
Questa differenza dipende dal canale: il prezzo al chilo del prodotto venduto direttamente non coincide con il prezzo di un piatto preparato e servito al ristorante.
La categoria ha stagionalità, riconoscibilità e appeal; quello che manca, in parte, è una maggiore capacità di trasformare queste caratteristiche in una proposta più leggibile e distintiva a scaffale.