Calciatore patatine nome: i soprannomi, il cibo e le storie più curiose del calcio

La ricerca «calciatore patatine nome» può rimandare a più storie legate al rapporto tra calciatori, alimentazione, fast food e soprannomi. Nel calcio, infatti, il cibo compare talvolta nelle abitudini personali degli atleti, negli episodi curiosi raccontati dalla stampa e persino nei nomi di panini, maglie e personaggi sportivi.

Il tema si collega anche alla grande tradizione dei soprannomi calcistici: proprio come nell’epica classica all’eroe si affiancava un epiteto, anche i calciatori vengono spesso evocati attraverso nomi che ne ricordano l’aspetto, il carattere, lo stile di gioco, le origini o un episodio particolare.

Calciatori e patatine: le abitudini alimentari più curiose

Quando giocava al Manchester United, Piqué era solito divorarsi un vasetto di nutella o due sacchetti di patatine al giorno, mentre oggi l’unico vizio che gli è rimasto è un panino alla nutella dopo la partita.

Lo ha spiegato lui stesso in un’intervista a GQ, nella quale ha rivelato come l’eliminazione di bibite analcoliche zuccherate e di dolci abbiano stravolto le sue abitudini.

Allo United mangiava hamburger, patatine fritte e beveva birra durante la settimana, da quando è al Barcellona invece si è innamorato dell’insalata: ne mangia un vassoio al giorno, condendola con pomodori e olive.

Il caso di Piqué mostra la distanza tra le abitudini alimentari di un giovane calciatore e il regime più controllato adottato successivamente da un atleta professionista. Il suo racconto, tuttavia, non è isolato: diversi giocatori hanno associato alla propria carriera alimenti molto specifici, rituali prepartita o occasionali concessioni al fast food.

Hamburger e fast food nel mondo del calcio

La passione di Eden Hazard per il panino

È nota la passione per gli hamburger di un altro belga: nel 2011, contro la Turchia, Eden Hazard fu sostituito all’ora di gioco e lasciò lo stadio per andare a mangiare un panino con la famiglia.

Punito dall’allora ct Georges Leekens, che gli fece saltare le successive due partite.

«Penso che questo mi abbia reso una leggenda della nazionale», dichiarò il centrocampista del Real a RTBF.

Ai Mondiali di Russia, fu ‘sgamato’ dal fratello Thorgan, con tanto di storia su Instagram: «Il panino ed Eden.

Ousmane Dembélé e il junk food

Anche il francese Ousmane Dembélé, nella foto con il compagno di Nazionale Kylian Mbappé, non sembra resistere al cosiddetto «junk food», il cibo spazzatura.

Qualche mese fa è stato immortalato a mangiare in una paninoteca, arrivato sulla sua Mercedes da 200mila euro.

Il fast food nella storia di Cristiano Ronaldo

Oggi è lo sportivo più ricco del mondo. Ma ci fu un tempo in cui Cristiano Ronaldo era costretto a fare i salti mortali anche per mangiare.

«Mi ricordo di quei ragazzini davanti al nostro McDonald's quasi ogni notte della settimana», ha raccontato Paula Leça, all’epoca commessa di un fast food di Lisbona ai microfoni di Radio Renascença.

«Aspettavano vicino alla cassa, come se non volessero nulla. E quando c’erano troppi hamburger, il nostro manager ci dava il permesso di darglieli.

La fame ai tempi dello Sporting: un aneddoto così lontano dalla realtà dorata del campione di oggi che anche le persone più vicine a Paula avevano stentato a crederci.

«Solo mio marito lo sapeva», ricorda la commessa, perché all’epoca mi veniva a prendere a lavoro.

Storia confermata dallo stesso Ronaldo, nel corso di un’intervista concessa a ITV nel 2020, quando giocava nella Juventus: «C’era una signora che si chiamava Edna e altre due ragazze che ci davano sempre qualche hamburger.

Spero che raccontare questo aneddoto mi aiuti a ritrovarle.

Vorrei invitarle a cena a Torino o a Lisbona e ripagarle per quello che hanno fatto per me.

David Beckham e l’hamburger

Anche Sir David Beckham, più da «fish & chips», in realtà, non resiste allo sfizio di un hamburger, ogni tanto.

Solo hamburger vegani per lo Spice Boy.

Una gita al fast food per la Danimarca del 1992

Una gita al fast food tra ultima dei gironi e la semifinale per compattare l’ambiente e coronare l’incredibile impresa di vincere un Europeo da ripescata contro ogni pronostico.

Panini con il nome dei calciatori

Il legame tra calcio e cibo non riguarda soltanto le abitudini degli atleti. In alcuni casi, il nome di un campione è stato utilizzato per battezzare un panino o una preparazione ispirata alla sua immagine pubblica.

Lo Zlatan Burger

Qui entriamo nella «categoria» dei panini battezzati con il nome di alcuni campioni.

Ai tempi del PSG, un ristorante parigino dedicò una creazione a Ibra, lo «Zlatan Burger», 30 euro a ordinazione e dalla curiosa sfida ai più temerari: un panino con 600 grammi di carne, pancetta e quattro tipi di formaggio.

L’Anelka Burger

«Anelka Burger».

Un Guardiola con senape piccante

«Per me un Guardiola con senape piccante».

Una salsiccia per Crouch

Una salsiccia per Crouch.

L’idea è stata della rinomata produzione «Heys Family Butchers», particolarmente vicina al Burnley, tanto da dedicare diverse salsicce ai protagonisti più amati dal club.

«You’ll Never Pork Alone».

Maglie e calcio ispirati al fast food

Dai panini per i giocatori alle maglie in stile «fast food».

Tra le più originali quella del piccolo club dilettantistico inglese del Bedale AFC che nel 2018 indossò delle divise a tema «hot dog» con numeri in formato-salsicce.

Quella volta la maglia riprendeva il tipico piatto inglese «sausage & mash», salsiccia, purè e piselli.

Maglia ketchup & maionese.

Le diete particolari dei calciatori

Ederson e il couscous con le uova

Tra i pali della nostra formazione troviamo Ederson, portiere del Manchester City, che giusto qualche settimana fa ha svelato il segreto nascosto dietro la forza e la precisione con cui è famoso calciare il pallone: il brasiliano ha infatti ammesso di adorare il couscous con le uova.

Un piatto semplice che gli preparava sempre sua mamma e che è ormai diventata un’abitudine alla quale proprio non riesce a rinunciare.

Hector Bellerin e la scelta vegana

Un giocatore sempre molto sensibile a temi culturali e sociali è invece Hector Bellerin.

Pensate che il terzino dell’Arsenal ha cominciato a seguire una dieta vegana perché aveva sentito dire che alcuni atleti, dopo averla provata, performavano meglio e guarivano prima dagli infortuni.

Dopo una serie di ricerche e diverse settimane di prova, ha deciso che avrebbe voluto essere vegano per il resto della sua vita.

Glen Johnson e le barrette di caffeina

Come fa uno come Glen Johnson ad aver accumulato 459 presenze tra i professionisti?

Era forte certo, ma come mai squadre del calibro di West Ham, Chelsea e Liverpool non riuscivano proprio a farne a meno?

Beh, la risposta potrebbe essere nel suo strano rituale prepartita: alla quotidiana alimentazione, infatti, il terzino inglese aggiungeva delle barrette di caffeina qualche minuto prima di scendere in campo.

Il risultato?

Dava il massimo sulla fascia sì, ma non riusciva più a dormire la notte.

Masahiko Inoha e i gelati

Masahiko Inoha è invece diventato famoso più per la sua dieta che per le sue abilità calcistiche.

Il difensore giapponese aveva una strana dipendenza dai gelati: ne mangiava almeno 3 al giorno, due solitamente prima degli allenamenti o della partita e uno subito dopo aver fatto la doccia negli spogliatoi.

Paul Scholes, fagioli e toast

Per ammissione stessa di uno dei suoi migliori amici, il fatto che Paul Scholes sia diventato un giocatore professionista, si deve solo ed esclusivamente alla dieta.

Nel 2012 infatti, Gary Neville dichiarava che «Scholes era costantemente fuori forma, aveva l’asma ed era lento nei movimenti. Sulla carta non avrebbe mai potuto giocare a calcio».

E invece l’impossibile è accaduto.

Il centrocampista inglese ha smesso di bere birra nel weekend, si è messo a regime con un’alimentazione da atleta ed è diventato uno dei mediani più forti della sua generazione, senza però rinunciare a qualche abitudine tipicamente inglese: fagioli e toast prima di ogni partita.

Un rituale che lo ha accompagnato per tutta la carriera.

James Milner e l’alimentazione equilibrata

Come fa James Milner ad essere così in forma nonostante i quasi 34 anni d’età?

Tutto merito dell’esercizio fisico e di una dieta equilibrata.

Il centrocampista inglese si è detto maniacale nel seguire un’alimentazione che gli permetta di dare il massimo in campo e durante gli allenamenti.

La scorsa estate ha rivelato al magazine FourFourTwo che non può fare a meno delle proteine e cerca di mangiarne sia prima che dopo la partita.

Petti di pollo o pesce con pasta e riso o patate: sono questi gli alimenti che non mancano mai nel suo piatto.

Massimo Donati e la cucina scozzese

Massimo Donati ha trascorso gran parte della sua carriera in Scozia, a tal punto da essersene innamorato sotto tutti i punti di vista.

Il calcio, sì, ma anche e soprattutto il cibo.

Quasi ogni giorno infatti sul piatto gli scozzesi si ritrovavano lasagne, uova, fagioli e carne immersa in una strana salsa.

Jamie Vardy e abitudini fuori dagli schemi

Jamie Vardy, l’idolo che con il suo modo di fare e le sue abitudini ha plasmato un’intera generazione.

Non proprio quello che ci si aspetta da un attaccante di Premier League, ma i risultati finora gli hanno dato ragione.

Sergio Aguero e il cambio di alimentazione

Su consiglio del connazionale Martin Demichelis, nel 2015 Sergio Aguero è volato in Italia, precisamente a Sacile, nel Friuli Venezia Giulia, insieme all’amico Lionel Messi per dare una svolta alla sua alimentazione.

«Ho tolto pasta, zucchero e carne rossa, implementando la mia dieta con frutta di stagione e vegetali vari», ha dichiarato El Kun.

Gli è servito?

Certo: da quando ha cambiato la sua dieta ha dimezzato gli infortuni e migliorato le proprie prestazioni.

Non a caso è appena diventato il miglior marcatore della storia della Premier League.

Alexis Sanchez e la dieta rigorosa

Chiudiamo con Alexis Sanchez, arrivato in Europa ancora mingherlino e diventato, con il passare degli anni, un modello da imitare per forma fisica e costanza negli allenamenti.

Il cileno ha una dieta rigidissima: pollo, barbabietola da zucchero e patate dolci.

A ripetizione.

Ogni giorno.

Senza concedersi uno stop nemmeno durante le festività: per diventare uno dei migliori della sua generazione, l’attaccante sudamericano ha completamente cambiato il suo metodo di allenamento, abbinandolo a una dieta alquanto particolare.

Il Forest Green Rovers, il club vegano

Immaginate un mondo parallelo dove le squadre di calcio sono composte solamente da giocatori che rispettano le linee guida imposte dalla società.

Nel mondo reale esistono un paio di squadre che rispondono a queste caratteristiche: una è il Forest Green Rovers, società inglese divenuta famosa in tutto il mondo per essere il primo club vegano della storia.

I giocatori vengono cibati con alimenti vegani, così come i tifosi il giorno delle partite, e lo stadio si illumina sfruttando l’energia rinnovabile: tutto secondo i principi imposti dal proprietario.

Senza dilungarci troppo, però, abbiamo provato ad immaginare che tipo di squadre potrebbero abitare questo mondo parallelo, dando loro anche il nome.

Forest Green Rovers stadio vegano

Il calcio come fenomeno di costume

Se il calcio, come fenomeno di costume, è una forma d’epica popolare contemporanea, gli eroi sono ovviamente loro: i calciatori, le icone del calcio giocato, trasmesso e raccontato.

Proprio come l’eroe dell’epica classica, al cui nome ufficiale sogliono affiancarsi, nei testi che ne tramandano le gesta, epiteti di varia origine, anche quelli del pallone sono spesso evocati nelle radio- e telecronache, così come negli articoli giornalistici, attraverso i loro soprannomi, che affiancano o talora sostituiscono i cognomi ufficiali.

Perché i calciatori hanno un soprannome

Il caso più clamoroso, ben noto a qualsiasi appassionato, è quello dei giocatori brasiliani, abitualmente conosciuti attraverso degli pseudonimi: Pelé, Zico, Careca, Ronaldo, Ronaldinho, Wagner Love.

Il fenomeno va ben oltre il caso dei brasiliani e tocca, talora, vette creative notevoli.

La creazione dei soprannomi sfrutta materiali linguistici di provenienza diversa e si basa spesso su caratteristiche fisiche, abilità sportive, professioni svolte prima del calcio, personaggi famosi, animali, luoghi, dialetti, lingue straniere o giochi di parole.

Soprannomi ispirati a mestieri e professioni

Non tutti i calciatori professionisti hanno dedicato la loro intera vita al pallone.

Alcuni, prima di diventare professionisti, hanno svolto altre attività, che sono diventate il loro marchio distintivo.

È il caso del Fornaretto Amedeo Amadei, il quale, in gioventù, frequentò il forno di famiglia come apprendista, e di Moreno Torricelli, detto Geppetto, che alternò per anni la militanza nelle serie minori alla pratica della carpenteria.

Fino a qualche anno fa era assai raro che un calciatore professionista conseguisse, per lo meno prima del ritiro, un diploma di livello universitario.

Più che naturale che le eccezioni abbiano sollecitato il conio di soprannomi ad hoc, come quello dell’Avvocato Mario Ielpo, «Ielpo, l’avvocato che volava», e del Farmacista Alessandro Scanziani.

In altri casi, l’origine del soprannome «professionale» è invece una metafora atta a evocare un certo stile di gioco: quelli del Professore Gunnar Gren, del Poeta del gol Claudio Sala o del Soldatino Angelo Di Livio.

«Soldatino» nel senso più nobile della parola, ligio al dovere, sempre pronto a farsi in quattro pur di onorare la maglia che indossa.

Titoli nobiliari e soprannomi sportivi

Sono titoli di merito sportivo, che denotano una nobiltà calcistica più che di sangue, quelli di Principe, Giuseppe Giannini, Ottavo Re di Roma, Paulo Roberto Falcao, e Le Roi, Michel Platini.

Sono stati addirittura tre, finora, i Barone: Guglielmo Gabetto, Nils Liedholm e Franco Causio.

Ma la storia della serie A ricorda anche l’Imperatore Adriano Leite Ribeiro, imperatore più per il nome, Adriano, che per le prodezze, che pure non mancarono.

Velocità, mezzi di trasporto e marchi commerciali

Velocità, rapidità, agilità e dinamismo, doti fondamentali per uno sportivo professionista, sono evocate da soprannomi ispirati ai mezzi di trasporto: Volkswagen, Karl-Heinz Schnellinger, Kawasaki, Francesco Rocca, Deltaplano, Walter Zenga, e La Littorina della Brianza, Angelo Colombo.

Diverso è il caso dell’Aeroplanino Vincenzo Montella, così chiamato per la sua abitudine di esultare mimando con le braccia un aereo.

«Montella non ha avuto pietà. Però Montella, cresciuto nell’Empoli e ancora idolo dei duemila tifosi toscani venuti a Genova, non ha esultato, non ha fatto decollare il tradizionale aeroplanino».

Volkswagen e Kawasaki si inseriscono bene anche nella classe dei soprannomi tratti da marchionimi, nomi commerciali, dei più svariati prodotti.

Si va dalle sigarette di Nuccio Gauloise, Carlo Parola, all’Aspirina, Faustino Asprilla.

Le batterie Duracell testimoniano le inesauribili risorse atletiche di Francisco Govinho Lima.

«Sembra che stia dappertutto, non a caso si è guadagnato l’appellativo di Duracell».

Cicciobello sembrerebbe alludere al fisico non proprio scultoreo di Stefano Desideri.

L’origine di Billy, soprannome del difensore milanista Alessandro Costacurta, è legata alla sua passione per la pallacanestro: fra gli anni ’70 e ’80, i succhi di frutta Billy sponsorizzavano infatti la squadra oggi denominata Olimpia Milano.

Politici, sportivi, artisti e personaggi storici

Politici, sportivi, artisti, così come anche altri personaggi passati alla storia hanno ispirato alcune tra le più fortunate creazioni.

  • Attila, Mark Hateley, per la somiglianza fonica del cognome;
  • Carlo Martello, Carlo Ancelotti, perché stavolta è il nome di battesimo ad aver sollecitato l’associazione;
  • Gheddafi, Claudio Gentile, nato a Tripoli;
  • Tyson, Angelo Peruzzi, portiere dal fisico possente;
  • Mozart, Andreas Möller, elegante centrocampista offensivo tedesco.

Nella lista appare perfino un fuorilegge: Ciapina, dal nome del criminale Ugo Ciappina, al secolo Paolo Ferrario, «rapinatore» d’area di rigore.

Ma il più celebre fra i personaggi celebri è certamente Balilla, soprannome del ragazzo che, nel 1746, innescò la rivolta popolare genovese contro l’esercito austro-piemontese.

La giovane età e la spiccata personalità, un paio di secoli scarsi dopo, valsero a Giuseppe Meazza il medesimo soprannome, datogli dal compagno di squadra Leopoldo Conti.

Campioni di ieri e campioni di oggi

È più che naturale, per i sostenitori di questo o quel giovane calciatore, cercare nel suo bagaglio tecnico e atletico i segni del campione o talora, con un moto di spirito, quelli del «bidone».

Di qui ad assegnargli il soprannome, magari con qualche variante, di una vecchia gloria, quale buon auspicio, il passo è breve.

«Soprannominato “il cigno di Grosseto”, dov’è nato il 6 gennaio 1965, Marco Branca è un attaccante dalle movenze eleganti, tanto da essere spesso paragonato a Van Basten», ovvero Il cigno di Utrecht.

Così Mauro Tassotti, difensore italiano attivo fra gli anni ’80 e ’90, era soprannominato Djalma Santos, nome del difensore della nazionale brasiliana di trent’anni prima.

Non di rado il nome del campione è accompagnato da un aggettivo o da un complemento che ne evoca le origini, talora con intenti esplicitamente ironici.

  • O’ Rey di Crocefieschi, Roberto Pruzzo, dove O’ Rey, «il re», era il soprannome del grande Pelé;
  • il Cruijff della Brianza, Roberto Antonelli;
  • il Romario del Salento, Fabrizio Miccoli;
  • il Keegan della Brianza, Ugo Tosetto.

I soprannomi-macedonia

Più interessanti, dal punto di vista della creatività verbale, sono quelli che possiamo chiamare «soprannomi-macedonia», in cui i cognomi dei due calciatori, quello evocato e il destinatario del conio, sono giustapposti.

Callonis[s]set è il soprannome con cui al centravanti inglese Luther Blisset i tifosi del Milan attribuirono, ironicamente, i difetti di Egidio Calloni, vecchia gloria rossonera non famosa per la sua freddezza sotto porta.

Marazola è il soprannome con cui i sostenitori del Napoli battezzarono il giovane sardo Gianfranco Zola, in cui videro l’erede designato di Diego Armando Maradona.

In entrambi i casi, a decenni di distanza, si può affermare che la storia ha dato ragione alle tifoserie.

Personaggi fantastici, fumetti e cultura popolare

Le fonti, anche in questo caso, sono varie e diversificate.

Vi troviamo mitologia, cultura popolare, letteratura, cinema, fumetti, cartoni animati e altro ancora.

  • Pierino la peste, Piero Prati;
  • Maciste, Bruno Bolchi;
  • Till Eulenspiegel, Angelo Domenghini;
  • Long John, Giorgio Chinaglia, con il soprannome modellato su Little John, sodale di Robin Hood;
  • Batman, Francesco Antonioli;
  • l’Uomo Ragno, Walter Zenga;
  • Diabolik, Marco Landucci;
  • Garellik, variante riferita a Claudio Garella;
  • Bubu, Alberigo Evani, l’inseparabile amico dell’orso Yogi.

Parti del corpo e caratteristiche fisiche

Anche le parti del corpo, dalla testa ai piedi, così come le caratteristiche fisiche, sono state largamente sfruttate.

  • il Baffo del Pireo, Níkos Anastópoulos;
  • il Divin Codino, Roberto Baggio;
  • il Piede sinistro di Dio, Mario Corso;
  • Piedone, Pedro Waldemar Manfredini;
  • Nanu, «nano», Giuseppe Galderisi;
  • Gigante buono, John William Charles;
  • Pennellone, «persona alta», Andrea Silenzi.

Luoghi e toponimi nei soprannomi

Abbiamo già ricordato soprannomi contenenti un complemento che indica l’origine del calciatore, uno stato, una regione o una località.

I toponimi, tuttavia, possono essere usati anche in maniera più insolita e originale.

Lo slovacco Marek Hamšík, a lungo centrocampista e capitano del Napoli, fu omaggiato dalla tifoseria azzurra con il soprannome Marechiaro.

La sequenza fonica «contiene» il nome di battesimo del giocatore e richiama una delle zone della città partenopea più note.

«Il premier aveva promesso ai napoletani, prima delle amministrative poi perse, che non avrebbe acquistato “Marechiaro”, uno dei simboli della squadra di Mazzarri».

L’Uomo di Tokyo, Alberigo Evani, invece, evoca una prestazione memorabile che ebbe come teatro la capitale giapponese.

Si trattò della finale di Coppa Intercontinentale del 1989, contro l’Atlético Nacional de Medellin, incontro che Bubu Evani decise con un preciso calcio di punizione nei tempi supplementari.

Animali, piante, minerali e fenomeni naturali

Una lista di soprannomi è ispirata al mondo della natura, alle specie animali e vegetali, ai minerali, ai fenomeni atmosferici e cosmici.

  • Picchio, Giancarlo De Sisti;
  • il Condor, Massimo Agostini;
  • il Cigno di Utrecht, Marco Van Basten;
  • il Toro di Sora, Pasquale Luiso;
  • Tulipano nero, Ruud Gullit;
  • Carburo, William Negri;
  • la Valanga del Verbano, Egidio Calloni;
  • Puliciclone, Paolo Pulici;
  • Kataklinsmann, Jürgen Klinsmann.

Dialetti e lingue straniere

La creazione dei soprannomi, come si è visto, sfrutta materiali linguistici di provenienza diversa.

Anche i dialetti, soprattutto quelli settentrionali, hanno dato un importante contributo, soprattutto nel passato.

  • Cù bass, «culo basso», Fabio Capello;
  • Gamba de seler, «gamba/o di sedano», Camillo Achilli;
  • El Piscinin, «il piccolo», Franco Baresi.

Meno utilizzate, ma comunque presenti, sono le lingue straniere.

Ricordiamo, per esempio, il giapponese di lo Shogun, Hidetoshi Nakata, e lo spagnolo, o piuttosto, almeno nel primo caso, «itagnolo», di il Bimbo de oro, Francesco Totti, e Pablito, Paolo Rossi.

L’exploit di Paolo Rossi ai mondiali di Spagna del 1982 valse a trasformare -ito in un suffisso specializzato a costruire soprannomi di attaccanti.

Tra gli esempi si ricordano Baianito, al secolo Francesco Baiano, e il più recente Pepito, che non ha portato la dovuta fortuna a Giuseppe Rossi, talentuosa punta tormentata da frequenti infortuni.

Giornalisti, allenatori e personaggi pubblici

Al conio di alcuni tra i più celebri e fortunati soprannomi hanno contribuito, oltre a persone dell’entourage dei giocatori, anche personaggi pubblici, legati o meno, per professione, al mondo del calcio.

Gianni Brera e la creatività del giornalismo sportivo

Un posto di rilievo spetta, innanzi tutto, a Gianni Brera, 1919-1992, indimenticato giornalista sportivo e scrittore dalla straordinaria creatività verbale.

Solo per citare alcuni esempi, fu lui a battezzare Pedata Fulvio Bernardini, «Lo chiamo non senza affetto il dr. Pedata».

Fu lui a coniare anche Abatino Gianni Rivera, «Qualcuno esagera nell’esaltare lo stile di Rivera: presto dovrò chiamarlo Abatino».

Più avanti, a proposito di una brillante prestazione di Rivera durante i mondiali del 1966, scrisse: «Rivera gioca benissimo e viene scherzosamente promosso abate».

Brera è inoltre associato a Rombo di Tuono Gigi Riva, «In 30’, Rombo di tuono sistema tutto», e a Bonimba Roberto Boninsegna, «Riva e Bonimba lo avrebbero accoppato ed io pure».

Altri autori di soprannomi celebri

Oltre a Brera, meritano di essere ricordati il Giovanni Arpino di Nuccio Gauloise, già ricordato, il Gualtiero Zanetti di Penna Bianca, Roberto Bettega, con riferimento ai capelli precocemente brizzolati dell’attaccante, e il Gianni Agnelli di Pinturicchio.

Penna Bianca fu riassegnato, una ventina d’anni dopo e per gli stessi motivi, a Fabrizio Ravanelli.

Gianni Agnelli chiamò Pinturicchio Alessandro Del Piero dopo aver paragonato Roberto Baggio a Raffaello.

Il soprannome Pupi di Javier Zanetti

Diverso il caso di Javier Zanetti, che ai tempi del Banfield ereditò il nomignolo Pupi dal fratello maggiore Sergio.

«Da bambino nessuno mi aveva mai chiamato così.

A decidere di battezzarmi Pupi fu un allenatore del Banfield.

E al Banfield c’erano già troppi giocatori di nome Javier, se l’allenatore chiamava “Javi” ci giravamo in quattro o cinque.

Ma questo mister casualmente aveva allenato mio fratello Sergio in un’altra squadra, il Deportivo Español, così decise di darmi lo stesso soprannome che avevano dato a lui: Pupi».

La Gialappa’s Band e i soprannomi umoristici

Durante gli anni ’90, il trio comico radiotelevisivo Gialappa’s Band, attivo soprattutto sulle reti Mediaset, impazzò con la fortunata trasmissione Mai dire gol, da cui furono tratte diverse trasmissioni satellite.

Nel corso della trasmissione furono lanciati svariati tormentoni legati al calcio.

Fra questi, si ricordano alcuni soprannomi umoristici, non di rado ripresi anche dalla stampa sportiva «seria», rimasti nella memoria dei telespettatori di allora.

  • Saponetta, Valerio Fiori, portiere dalla presa incerta;
  • la Pantegana bionda, Jürgen Klinsmann, centravanti tedesco dalla tecnica individuale non eccelsa;
  • Er Principe der Tufello, Giuseppe Giannini, elegante regista dal marcato accento romanesco;
  • Fontolino, Davide Fontolan.

Il Tufello, per chi non lo sapesse, è una borgata romana.

«Il culturista contro la pantegana bionda, qui qualcuno dev’essersi confuso».

Se qualcuno rimase piccato, Davide Fontolan mostrò invece di apprezzare la trovata che il trio gli dedicò.

«Non per nulla “Fontolino”, il soprannome affibbiatogli dalla mitica Gialappa’s Band, gli era subito piaciuto e l’aveva fatto suo al punto da presentarsi in tal modo quando al telefono chiama gli amici».

Antonín Panenka e il rigore a cucchiaio

Antonín Panenka. Un nome che ogni calciatore conosce, sia che giochi a Praga, Manchester o Barcellona.

Non è solo il leggendario centrocampista cecoslovacco, ma l’artefice di un momento indimenticabile: un calcio di rigore a cucchiaio nella finale degli Europei del 1976.

Antonín Panenka nacque nel 1948 a Praga.

Da bambino iniziò a tirar calci al pallone nel Bohemians Praha, dove gradualmente crebbe fino a diventare un centrocampista con grande tecnica e un’eccellente panoramica del gioco.

Ha difeso i colori del club dei canguri, che il Bohemians ha nel suo emblema, per oltre 15 anni diventandone l’icona.

Oltre al Bohemians, giocò anche per il Rapid Wien in Austria, con il quale vinse il titolo due volte, e anche per il VSE St. Pölten.

Con la maglia nazionale giocò 59 partite segnando 17 gol.

Il momento più alto fu senza dubbio il campionato in Jugoslavia nel 1976.

Fu proprio lì, infatti, che ai rigori contro la Germania Ovest segnò il rigore decisivo in un modo che il mondo non aveva mai visto prima, con un leggiadro colpo a cucchiaio in mezzo alla porta.

Questo momento è passato alla storia e, da allora, lo stile «alla Panenka» di tirare il calcio di rigore si è ripetuto su tutti i prati del mondo.

Panenka non era un giocatore che sorprendesse con velocità o potenza.

La sua arma era la calma nei momenti cruciali e una tecnica perfetta di gestione del pallone.

Il suo contributo al calcio cecoslovacco e mondiale è stato riconosciuto nel 2021, quando è diventato membro della UEFA Hall of Fame.

Czechoslovakia v West Germany: 1976 UEFA European Championship final highlights

Il luogo di Panenka e il Bohemians

Segui la storia di Panenka fino al quartiere praghese di Vršovice, dove si trova lo stadio Ďolíček, sede del Bohemians Prague 1905.

Panenka vive in un piccolo villaggio vicino a Benešov, nella Boemia centrale, dove si gode la pace e la natura.

La gente del posto lo incontra spesso durante le passeggiate o nel pub locale per una birra.

E se andrai, puoi anche visitare il non lontano castello di Konopiště, la cui storia è legata all’erede al trono austro-ungarico, Francesco Ferdinando d’Este, il cui assassinio fu la causa dello scoppio della prima guerra mondiale.

Come approfondire i soprannomi dei calciatori

Chi fosse interessato all’argomento può approfondirlo con la lettura di Francesco Bianco, Les surnoms des footballeurs en Italie, in Els noms en la vida quotidiana. Actes del XXIV Congrés Internacional d’ICOS sobre Ciències Onomàstiques, Generalitat de Catalunya, Barcelona 2014, a cura di J. Tort i Donada e M. Montagut i Montagut, pp. 687-696.

La raccolta di soprannomi di calciatori italiani più completa è quella di Lucio Malannino, Li chiamano così. I soprannomi del calcio in Italia, Tiziano Cornegliani Editore, Peschiera Borromeo 2003.

Sull’argomento si veda anche Aldo Rami, Pipino il Breve. Piccolo dizionario dei soprannomi, Newton Compton, Roma 2006.

Una buona introduzione all’onomastica italiana è offerta da Carla Marcato, Nomi di persona, nomi di luogo. Introduzione all’onomastica italiana, Il Mulino, Bologna 2009.

Della stessa autrice si veda anche la voce Soprannomi nell’Enciclopedia dell’italiano, a cura di R. Simone, 2 voll., Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010-2011, 2º vol., pp. 1385-1387.

Riferimenti bibliografici

  • Brera, Gianni (1998), Storia critica del calcio italiano, Baldini Castoldi Dalai, Milano.
  • Zanetti, Javier (2018), Vincere, ma non solo, Mondadori, Milano.

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