Signor Bresaola e imprenditore: due storie diverse nello stesso nome

Il nome Bresaola compare in contesti completamente diversi: da una parte indica Giulio Bresaola, imprenditore e nuovo presidente dell’Associazione degli imprenditori di Villafranca; dall’altra è il cognome del protagonista del racconto umoristico “Il rapporto con i pesci del signor Bresaola”, scritto da Andrea Pezzotti e premiato nel 2019.

Giulio Bresaola, il nuovo presidente degli imprenditori di Villafranca

Cambio della guardia all’associazione degli imprenditori di Villafranca.

L’assemblea dei soci ha eletto il nuovo presidente: è Giulio Bresaola, 74 anni, fondatore della Alitrans.

Al suo fianco, rimangono i due vice Stefania Zuccolotto e Denis Faccioli.

Bresaola, sposato con Luisa, già sindaco di Villafranca dal 1975 al 1977, per 14 anni presidente dell’Associazione veronese degli autotrasportatori e spedizionieri e per 12 di Confetra Nord Est, la confederazione di associazioni della filiera logistica del Triveneto, Brescia e Bolzano, Bresciaola è il fondatore della Alitrans.

Ruolo o incaricoInformazione
Nuovo incaricoPresidente dell’associazione degli imprenditori di Villafranca
Età74 anni
Impresa fondataAlitrans
Incarico amministrativoSindaco di Villafranca dal 1975 al 1977
Presidenza associativa14 anni presidente dell’Associazione veronese degli autotrasportatori e spedizionieri
Confetra Nord Est12 anni
VicepresidentiStefania Zuccolotto e Denis Faccioli

Esperienza, territorio e tessuto imprenditoriale

«La scelta è andata su Bresaola», spiega Zuccolotto, «per la fiducia nei confronti di una persona di esperienza, con un’alta conoscenza del territorio e del tessuto amministrativo e imprenditoriale del comprensorio.

È una figura conosciuta e riconosciuta, crede molto nel mondo dell’associazione in generale, dall’aspetto tecnico a quello filantropico, come presidente del Rotary Villafranca.

Prossima tappa, per Aiv, sarà la nomina del direttore.

La sua esperienza comprende quindi il mondo dell’impresa, la pubblica amministrazione, l’autotrasporto, la spedizione e la rappresentanza della filiera logistica.

Giulio Bresaola imprenditore Villafranca

La bresaola come prodotto alimentare

La bresaola può essere un prodotto di eccellenza assoluta?

Chi è un po’ informato, sa che ormai da diverso tempo è difficile considerare tale un prodotto che, una volta, era una ricercata tipicità della Valtellina.

Ma, anche per via della grandissima richiesta - che non sarebbe possibile soddisfare, soprattutto da parte dei produttori industriali, usando solo carni italiane - è da parecchi anni che il disciplinare del Consorzio della Bresaola della Valtellina permette, ad esempio, l’importazione di carni bovine da tutto il mondo.

Buona parte di queste carni arrivano dal Sudamerica e in particolare sono carni di zebù, un bovino di origini asiatiche e africane.

Inoltre l’uso di nitriti e nitrati, di additivi e conservanti, è praticamente una regola per la maggior parte dei salumi, ma in particolare per la bresaola è piuttosto elevato, anche per la pratica ormai consolidata di usare tagli di carne precedentemente congelati per produrla.

Sono considerazioni introduttive che portano a concludere che, fino a poco tempo fa, non esistesse sul mercato una proposta di eccellenza tra le bresaole.

Il progetto Gio’ Porro e il “Metodo Zero”

Fino a poco tempo fa, in quanto è molto recente il lancio della linea di bresaole Gio’ Porro, un progetto affascinante, ambizioso, decisamente raffinato sia in senso tecnologico e scientifico, sia in senso puramente gourmet.

Giovanni Porro, ideatore e fondatore di origini brianzole, è un uomo di grande esperienza nel settore: si è laureato in Veterinaria all’Università degli Studi di Milano e si è da subito appassionato allo studio scientifico dei processi produttivi della salumeria italiana.

Grazie anche a queste competenze, oltre che assecondando una storia familiare (il bisnonno Luigi era imprenditore, proprietario terriero, allevatore, maestro salumiere), Gio’ Porro ha iniziato qualche anno fa a studiare un sistema produttivo che permettesse di realizzare dei salumi, e delle bresaole in particolare, a “Metodo Zero”.

Un sistema ora brevettato, studiato anche con la collaborazione della già citata Stazione Sperimentale di Parma: era infatti fondamentale validare questo approccio alla produzione, per garantire che fosse sicuro al 100% per l’alimentazione umana.

E lo è.

Sicurezza e organizzazione dello stabilimento

«Chi entrasse nel nostro stabilimento - racconta Andrea Porro, che guida l’azienda insieme al padre Gio’ e alla socia, valtellinese doc, Elena Pedrana - potrebbe pensare di trovarsi in un’azienda farmaceutica, più che in un salumificio.

Ad esempio i nostri addetti sono sempre completamente protetti, da capo a piedi, da abiti sterili, così come accade appunto nelle ditte farmaceutiche».

Per garantire la sicurezza alimentare della produzione è stato perfezionato un sistema interamente robotizzato per gestire i processi e l’approvvigionamento.

Ecco tutta la verità sulla bresaola della Valtellina IGP

Selezione delle carni e linee di prodotto

Ma per Gio’ Porro non si tratta solamente di produrre bresaole con il “Metodo Zero”, garantendo quindi quella salubrità assoluta che i consumatori ricercano quando scelgono di mangiare questo salume.

L’idea imprenditoriale che i Porro portano avanti ha come elemento essenziale anche la selezione di una materia prima d’eccellenza.

Per questo vengono utilizzate carni bovine delle migliori razze mondiali, quali Kobe, Wagyu e Black Angus, e anche italiane.

La Rosè

La Rosè: ottenuta da sola punta d’anca di pregiate razze europee e italiane, è la bresaola più magra, e quindi ideale per un regime alimentare controllato.

La Angus

La Angus: prodotta da sola punta d’anca di bovini di razza Black Angus, lavorata esclusivamente fresca, viene stagionata e affinata a lungo, ottenendo così un gusto maturo, pieno e profumato.

Linea o materia primaCaratteristiche
La RosèOttenuta da sola punta d’anca di pregiate razze europee e italiane
La RosèLa bresaola più magra, ideale per un regime alimentare controllato
La AngusProdotta da sola punta d’anca di bovini di razza Black Angus
La AngusLavorata esclusivamente fresca, stagionata e affinata a lungo
Razze selezionateKobe, Wagyu, Black Angus e razze italiane

La bresaola di Wagyu nella cucina d’autore

Il più ambizioso dei tre è stato forse Matteo Baronetto (Del Cambio a Torino), che ha stupito i partecipanti alla presentazione con un piatto davvero affascinante.

Dovendo inventarsi una ricetta partendo dalla bresaola di Wagyu, lo chef ha immaginato e poi realizzato un Ramen Italian Style, in cui poter poi intingere le fette del grande prodotto di Gio’ Porro.

Grande classe e ottima valorizzazione di un prodotto di qualità indiscutibile.

“Il rapporto con i pesci del signor Bresaola”

Il titolo “Il rapporto con i pesci del signor Bresaola” appartiene anche a un racconto di Andrea Pezzotti, vincitore del Premio Speciale della Giuria “Istituto Bonafini Lab” - Edizione 2019.

In questa storia il signor Bresaola non è un imprenditore né un produttore di salumi, ma un personaggio appassionato di pesca e di piccoli animali da allevamento.

Il signor Bresaola stava facendo il suo giro mattutino intorno alla sua casa e, controllando il suo allevamento di vermi e camole, si accorse che mancava Jerry, il suo verme da compagnia: DISGRAZIA!!!

Il signor Bresaola si era ritirato in casa per tranquillizzarsi, sorseggiando una tazza di tè al gelsomino, il suo preferito.

Più tardi, vestito di nero per il lutto, si diresse in città per fare la spesa e comprare il concime per il suo allevamento.

La pesca senza sacrificare vermi e camole

Il signor Bresaola era un pescatore accanito, ma non voleva sacrificare i suoi amati vermi e le sue amate camole, così, andava sempre a comprare esche finte perché sennò chi mai avrebbe potuto rimpiazzare insostituibili capostipiti come Jeremy o Mortis?

Li lasciava perciò sempre riposare nelle loro scatole di legno forate ai lati.

Presa la canna da pesca, andò al fiume, caricò l’esca sull’amo e… via che si pesca!!!

Subito, quando l’amo toccò l’acqua, quei pesci che, negli anni in cui il signor Bresaola si trasferì lì, avevano sviluppato un istinto sopraffino, se ne andarono all’istante dall’altra parte del laghetto.

Allora, dato che l’acqua era cristallina, il pescatore notava quei movimenti e rilanciava l’amo rincorrendo i pesci, ma il ciclo rischiava di continuare così per tutto il giorno.

Il tentativo con il retino

A metà pesca, il signor Bresaola, stremato e spazientito, si buttò nel laghetto con il retino; riuscì a catturare un pesce che, però, gli scappò dalla mano proprio mentre stava esultando.

Non si arrese per così poco e continuò nella sua tragica pesca con il retino: ogni volta che ne pescava uno, subito gli sfuggiva perché non riusciva a tenere in mano nessun pesce.

Pensò “di questo passo svuoterò il laghetto”, quindi si fermò per non correre il rischio.

La soluzione a base di Pringles

Il giorno seguente provò con un’esca ad area e scelse le Pringles, le mise nel frullatore frantumandole e polverizzandole.

Questo metodo sorprendentemente funzionò.

Presi dall’euforia, i pesci non si accorgevano dell’amo e abboccavano.

Bresaola fece la scorta di cibo per tutto l’anno.

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