La devitalizzazione è uno dei trattamenti odontoiatrici più comuni e, allo stesso tempo, uno di quelli che generano più dubbi e timori nei pazienti.
Capire in cosa consiste la devitalizzazione, quanto dura, cosa si prova durante e cosa succede dopo permette di affrontarla con maggiore serenità.
La devitalizzazione, detta anche terapia canalare, è un trattamento necessario quando la polpa del dente - il tessuto molle interno che contiene nervi e vasi sanguigni - è infiammata o infetta in modo irreversibile.
L’obiettivo della devitalizzazione è rimuovere la polpa danneggiata, disinfettare accuratamente i canali radicolari e sigillarli, preservando così la struttura del dente ed evitando l’estrazione.
Il trattamento si articola in diverse fasi. Dopo l’anestesia locale, il dentista accede alla camera pulpare, rimuove il tessuto infetto, deterge e sagoma i canali radicolari e li riempie con un materiale biocompatibile che impedisce la proliferazione batterica.
Il dente viene poi chiuso con un’otturazione provvisoria o definitiva e, in molti casi, successivamente protetto con una corona.

La devitalizzazione non “uccide” il dente nel senso funzionale del termine: il dente resta in bocca, continua a svolgere il suo ruolo masticatorio e può durare molti anni se correttamente trattato e mantenuto.
Assolutamente no. Questo è un mito da sfatare. Anche se la polpa interna viene rimossa, il dente rimane saldamente ancorato all’osso tramite il legamento parodontale, che è un tessuto vivo.
Un dente devitalizzato, infatti, è più fragile di un dente “vivo” e rischia di fratturarsi sotto la pressione della masticazione.
Perno e corona (capsula): la scelta più sicura e protettiva, soprattutto per i molari.
Una delle domande più frequenti riguarda la durata della devitalizzazione. Non esiste una risposta unica, perché i tempi dipendono da diversi fattori: il tipo di dente, il numero di canali, la presenza di infezione e la complessità anatomica.
In media, una seduta di devitalizzazione può durare tra i 45 e i 90 minuti.
I denti anteriori, che solitamente hanno un solo canale, richiedono meno tempo rispetto ai molari, che possono avere tre o quattro canali radicolari.
Anche la presenza di un’infezione avanzata può allungare i tempi, perché è necessario disinfettare con maggiore attenzione e, in alcuni casi, utilizzare medicazioni intermedie.
La devitalizzazione può essere eseguita in una o più sedute, a seconda del quadro clinico.
Nei casi più semplici, senza infezione estesa, è possibile completare il trattamento in un’unica seduta.
Quando invece è presente un’infezione importante, un ascesso o una sintomatologia dolorosa marcata, il dentista può scegliere di suddividere il trattamento in due o più appuntamenti.
In questi casi, tra una seduta e l’altra viene inserito un medicamento temporaneo all’interno del dente per favorire la guarigione dei tessuti.
Pasta provvisoria e medicazione temporanea: a cosa servono
Spesso l’intervento richiede due appuntamenti.
La devitalizzazione è una procedura sicura.
La devitalizzazione è una procedura che richiede almeno due sedute.
Nella prima il dentista rimuove le parti infette della radice, e le rimpiazza con un’otturazione speciale e provvisoria, che è atta a disinfettare la polpa dentale uccidendo i batteri.
Questo processo eliminerà l’infiammazione, ma richiede un po’ di tempo di guarigione, durante il quale la cura non può proseguire.
Dopo un paio di giorni in una seconda seduta il dentista controllerà che tutto sia in ordine, e se la risposta è positiva, l’otturazione provvisoria viene cambiata con un’otturazione definitiva.
La terapia canalare del dente mono o pluriradicolato è ad oggi suddivisa in quattro fasi: si parla infatti di alesaggio, disinfezione, otturazione del canale radicolare e ricostruzione post-endodontica dell’elemento dentario.
Per evitare la reinfezione del canale radicolare durante e dopo il trattamento e per migliorare di conseguenza la prognosi dell’elemento, è fondamentale eseguire una corretta otturazione provvisoria.
È importante ricordare infatti che tra due appuntamenti consecutivi di una terapia canalare, in caso per esempio di una medicazione intracanalare o successivamente all’otturazione del canale radicolare, quando non è possibile eseguire una ricostruzione definitiva, è essenziale eseguire una buona otturazione provvisoria.
L’otturazione provvisoria in endodonzia svolge un ruolo importante nella protezione del dente tra le varie fasi del trattamento, tuttavia ha alcuni limiti che è importante considerare.
I restauri con materiali provvisori dopo il trattamento endodontico dovrebbero essere utilizzati solo in specifiche situazioni cliniche e comunque, quando utilizzati, mantenuti in sede per un periodo di tempo limitato poiché la loro efficacia nel prevenire le microinfiltrazioni marginali a partenza dal cavo orale è significativamente inferiore rispetto a quella dei materiali definitivi.
Per cui è importante dopo aver completato il trattamento endodontico effettuare il restauro definitivo del dente trattato endodonticamente entro poche settimane, il prima possibile per minimizzare i rischi e garantire il miglior risultato di successo della terapia a lungo termine.
Le otturazioni provvisorie possono non sigillare perfettamente come le otturazioni definitive, per questo è necessario uno spessore minimo di materiale di almeno 4 mm per garantire un efficace barriera che impedisca il distacco del materiale stesso dalle pareti camerali durante gli atti masticatori con conseguente perdita di sigillo e penetrazione di batteri e contaminanti, che potrebbero causare infezioni o ulteriori danni all’elemento dentale.
All’interno della camera pulpare, sotto il materiale da sigillo temporaneo è indicato il posizionamento di un materiale non attivo biologicamente, quindi sarebbe il caso di evitare pellets di cotone, poiché le loro fibre possono veicolare sostanze organiche dall’ambiente orale allo spazio endodontico.
I materiali a disposizione sono molteplici (solfato di calcio, vetro-ionomero, composito e cementi ZOE rinforzati), ma l’importante è saperli manipolare ed utilizzare al meglio.
Scegliere un materiale con il solfato di calcio, e lasciarlo in situ per più di 14 giorni è un grave errore.
Esistono diversi cementi per chiusura provvisoria.
Certamente, esistono cementi provvisori e, meglio quelli preparati direttamente dall'assistente di studio a base di eugenolo e di ossido di zinco, che non si crepano e non danno problemi di quelli da Lei lamentati.
Alcune medicazioni hanno odori e sapori pungenti, ma non è detto che funzionino peggio di quelle insapore e inodore.
È probabile che il cattivo sapore sia determinato dai materiali utilizzati per la devitalizzazione di cui magari piccole quantità possono fuoriuscire dalla otturazione provvisoria specialmente se questa non chiude ermeticamente il dente; difatti di solito i materiali utilizzati per le chiusure provvisorie non hanno di solito odore nè sapore.
Probabilmente quello che le è stato messo non sigilla bene ed esce il sapore della medicazione.
Quando il sapore amaro o la pasta granulosa non sono normali
Buongiorno, ieri purtroppo mi è stato devitalizzato un dente ed è stato richiuso con un cemento provvisorio.
La sera tutto quello che mangiavo sapeva di bruciato e stanotte mi sono svegliato per l'amaro che avevo in bocca.
Non parliamo del sapore del caffè stamattina.
La mia domanda è: è normale?
Purtroppo questo dentista lo posso sentire solo martedì prossimo, ma non posso non dormire per una settimana quindi stamattina sono andato da un altro davanti al mio ufficio chiedendo di sostituirmi il cemento provvisorio con un altro cemento provvisorio ma insapore e liscio, ma mi è stato detto che non esiste e che sarebbe uguale a quello che ho già.
Inoltre a vederlo è tutto crepato, come quando si stucca il muro con troppo stucco e secca facendo le crepe.
Cosa devo fare?
Non esiste davvero?
Cosa mi ha messo per tapparmi il buco durante tutti quei mesi?
Gentile Sig. Paolo, dire cosa ha messo il suo dentista per "tapparle" il buco dovrà chiederlo a lui personalmente; certamente, esistono cementi provvissori e, meglio quelli preparati direttamente dall'assistente di studio a base di eugenolo e di ossido di zinco, che non si crepano e non danno problemi di quelli da Lei lamentati.
Ritorni dal suo dentista e si faccia controllari ed eventualmente sostituire l'otturazione.
Esistono diversi tipi di cementi provvisori ed alcuni risultano sgradevoli al gusto per i pazienti.
Inoltre se ci mastica sopra dato che è un cemento provvisorio spesso ha la tendenza a rovinarsi negli strati più superficiali.
Deve solo aver pazienza.
Gentile sig. Paolo, probabilmente il sigillo provvisorio non è così sigillante, la situazione probabilmente migliorerà nella seduta successiva.
Gentile sig. Paolo, in uno studio odontoiatrico non esistono materiali che non possono essere utilizzati in bocca.
Quindi abbia pazienza e abbia fiducia del suo dentista.
Un pò di saporaccio può capitare.
Il fastidio si riduce progressivamente e diventa avvertibile solo masticando in modo diretto sul dente.
Se invece si sbriciola, si distacca o lascia percepire un sapore diverso in bocca, contatta lo studio in tempi brevi: il canale sigillato non deve tornare in contatto con la saliva, perché una nuova contaminazione batterica può compromettere il lavoro svolto.
Dopo la devitalizzazione: dolore, gonfiore, sensibilità
Fatta in anestesia locale, la procedura non dovrebbe causare alcun dolore.
Dopo il trattamento la zona curata può risultare sensibile, ma non si deve sentire un vero dolore, solo una certa pressione.
Questa è la domanda più comune e la risposta è netta: no, l’intervento è indolore.
Grazie all’anestesia locale, non sentirai alcun dolore durante la procedura.
Durante il trattamento il paziente non avverte dolore, ma al massimo una sensazione di pressione o di vibrazione degli strumenti.
Paradossalmente, spesso è proprio il dolore intenso che porta alla devitalizzazione a essere molto più fastidioso del trattamento stesso.
Una volta rimossa la polpa infiammata, il dolore acuto tende a scomparire rapidamente.
Nei giorni successivi può comparire un fastidio lieve o moderato, soprattutto alla masticazione, legato all’infiammazione dei tessuti intorno alla radice.
Questo disagio è generalmente temporaneo e controllabile con antidolorifici comuni.
Nella fase successiva il dente risulta indolenzito alla pressione e alla masticazione, con un dolore che si controlla senza difficoltà con i farmaci prescritti.
Un decorso regolare è caratterizzato da un fastidio che diminuisce giorno dopo giorno.
Dopo la procedura può risultare un certo gonfiore.
Questo è molto più grande di ciò che i pazienti generalmente prevedono.
Se l'area di devitalizzazione si gonfia fino a 3 o 4 volte la sua dimensione normale, ciò non è nè insolito nè un problema.
Nei primi giorni può capitare di percepirlo più alto del profilo naturale del dente: se il fastidio alla chiusura è evidente e non si attenua, va corretto con una lieve regolazione, non tollerato.
Quanto ci mette a guarire un dente devitalizzato
La devitalizzazione si conclude in studio, ma il dente ha bisogno di alcuni giorni per tornare del tutto tranquillo.
L’anestesia mantiene l’effetto per una o tre ore, a seconda del farmaco e della zona.
Labbro, lingua e guancia possono restare insensibili: è il momento in cui è più facile mordersi senza accorgersene, quindi attendi il recupero completo della sensibilità prima di mangiare.
La devitalizzazione elimina il tessuto contenuto all’interno del dente, mentre le strutture che lo circondano (il legamento parodontale, cioè il tessuto elastico che collega la radice all’osso, e l’osso stesso) restano perfettamente innervate.
Sono queste a segnalare la pressione durante la masticazione, ed è la loro infiammazione temporanea a generare il fastidio post-operatorio.
La guarigione dopo una devitalizzazione non è immediata, ma avviene gradualmente.
Nella maggior parte dei casi, i fastidi scompaiono entro pochi giorni, mentre la completa stabilizzazione dei tessuti intorno alla radice può richiedere alcune settimane.
Se era presente un’infezione profonda o un granuloma, i tempi di guarigione possono essere più lunghi.
In questi casi, il dentista monitora la situazione con controlli clinici e radiografici per verificare che l’osso stia guarendo correttamente.
È importante sapere che l’assenza di dolore non significa necessariamente che la guarigione sia completata: per questo motivo i controlli dal dentista sono fondamentali.
Cosa non fare dopo aver devitalizzato un dente
Dopo una devitalizzazione è importante seguire alcune precauzioni, soprattutto nei primi giorni, per evitare complicazioni.
È consigliabile evitare di masticare cibi duri o appiccicosi sul dente trattato, soprattutto se è presente un’otturazione provvisoria.
Forzare la masticazione potrebbe causare fratture o infiltrazioni.
Nei primi due giorni sono indicati alimenti morbidi che richiedano poca masticazione: minestre e passati tiepidi, uova, pesce, formaggi freschi, purè, pasta ben cotta, yogurt, frutta matura o frullata.
Le bevande sono preferibili a temperatura ambiente.
È consigliabile uno spazzolino a setole morbide e una pressione contenuta nei primi giorni.
Il filo interdentale va usato con attenzione, facendolo scorrere lungo la superficie del dente ed estraendolo lateralmente anziché con uno scatto verso l’alto, per non sollecitare il materiale provvisorio.
Bisogna inoltre evitare di trascurare l’igiene orale.
Spazzolare i denti e utilizzare il filo interdentale è fondamentale per prevenire nuove infezioni, ma va fatto con delicatezza nella zona trattata.
Un altro errore comune è rimandare la ricostruzione definitiva.
Lasciare un dente devitalizzato senza una protezione adeguata per troppo tempo aumenta il rischio di rotture e di fallimento del trattamento.
Infine, è importante non sottovalutare segnali come dolore persistente, gonfiore o sensibilità che non diminuisce nel tempo.
In questi casi è necessario contattare il dentista per un controllo.
Quando serve contattare subito il dentista
Purtroppo se pulsa vuol dire che ha una pulpite acuta, che è una classica urgenza non differibile; in pratica deve correre da un dentista, ovviamente se il suo è in ferie andrà da un altro.
se riesce tolga la medicazione, poi attacchi una terapia antibiotica.
Non tutti i denti sono trattati allo stesso modo, nel suo caso probabilmente occorre quella medicazione.
Se come dice, è stato devitalizzato è strano che faccia male. Evidentemente la devitalizzazione non va bene.
Difficile darle soluzioni diverse quando anche un secondo collega l'ha vista solitamente in effetti se ben sigillante l'otturazione, particolari sapori non ci dovrebbero essere delle medicazioni.
Non posso che consigliarLe di sentire un terzo collega in quanto Lei non può fare nulla e comunque di afferire ad un collega più presente-disponibile se l'attuale lo trova solo il martedì.
Ovviamente può essere solo un consiglio per praticità ma se chi la segue le ispira la fiducia necessaria non lo tenga in considerazione.
| Aspetto | Indicazione dal materiale |
|---|---|
| Durata media di una seduta | tra i 45 e i 90 minuti |
| Sedute necessarie | una o più sedute |
| Effetto dell’anestesia | una o tre ore |
| Spessore minimo della provvisoria | almeno 4 mm |
| Tempo di reinfezione riportato | tra i 3 e i 56 giorni |
| Tempo di penetrazione batterica senza restauro provvisorio | circa 25 giorni o circa 28 giorni |
| Tempo di esposizione da evitare | almeno tre mesi |
| Indicazione sul solfato di calcio | non più di 14 giorni |
La devitalizzazione ha un’altissima percentuale di successo.
Anche in questa situazione, non tutto è perduto.
La soluzione è il ritrattamento endodontico: si riapre il dente, si disinfettano di nuovo i canali e si esegue una nuova sigillatura.
La ricostruzione del dente ha negli anni acquisito moltissima importanza avendo dimostrato alcuni autori che il restauro coronale ha un ruolo fondamentale nell’evitare che i microorganismi presenti nel cavo orale possano ricolonizzare lo spazio endodontico o che i fluidi orali o il materiale organico possano in qualche modo supportare i microorganismi che non sono stati rimossi completamente.
Numerosi studi hanno evidenziato che esistono differenti microorganismi provenienti dal cavo orale, quali per esempio Prevotella intermedia, Porphyromonas gingivalis, Streptococcus viridans, Staphylococcus sp. e Enterococcus faecalis, che possono essere responsabili del fallimento endodontico.
Marchall e Massler furono i primi, nel 1961, ad ipotizzare una possibile correlazione fra l’infiltrazione coronale e l’insuccesso endodontico nel loro studio su denti estratti trattati endodonticamente.
Nonostante l’approccio “single visit” al trattamento endodontico abbia dimostrato molteplici vantaggi, la scelta di eseguire la terapia in più sedute è ancora molto frequente.
Proprio in questi casi, una sbagliata esecuzione del restauro provvisorio, può ridurre notevolmente la percentuale di successo dell’endodonzia.
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